Storie di serpenti

Giu 10 • L'opinione, Prima Pagina • 462 Views • Commenti disabilitati su Storie di serpenti

Rolando Burkhard

La maggior parte delle persone ha il timor panico e prova una grande repulsione di fronte ai serpenti. È comprensibile: i serpenti, con la loro lingua biforcuta, sono considerati un simbolo del male fin dai tempi biblici e anche in questo paese sono considerati pericolosi per il loro morso potenzialmente velenoso. Ma ci si sbaglia di grosso. In questo articolo cercherò di riabilitare un po’ i serpenti. Vi racconto qui di seguito le mie storie ed esperienze molto personali con una specie di serpente molto speciale: il colubro di Esculapio. Rimarrete stupiti. Lasciatevi sorprendere!

Prima storia

I primi incontri con i serpenti li ho avuti a metà degli anni ’50 quando, da bambino in Ticino, accompagnavo mio nonno al lavoro nei vigneti. Portava sempre con sé un bastone, con il quale colpiva costantemente il terreno un passo davanti a sé sui sentieri del bosco ricoperti di vegetazione. «Per via dei serpenti!», diceva. Perché aveva una fifa blu dei serpenti. Era comprensibile. Era infatti emigrato in California nel 1910 per lavorare come cowboy in un ranch. Il suo lavoro si svolgeva per lo più di notte per controllare le mandrie e per deviare l’acqua dal fiume Colorado per irrigare i terreni del ranch. Il rischio maggiore in questo lavoro era rappresentato dai serpenti a sonagli aggressivi e altamente velenosi. Numerosi cavalli morivano a causa dei loro morsi mortali e anche molti dei suoi colleghi cowboy, morsi dai serpenti, avevano perso la vita. Anche dopo il suo ritorno dall’America in Ticino negli anni Venti, non perse mai la sua fobia per i serpenti. Sebbene in questo paese non ci fossero serpenti a sonagli e quasi nessun serpente velenoso (gli unici serpenti velenosi originari della Svizzera, la vipera Aspis e Berus, non si incontravano quasi mai qui – in quasi il 100% dei casi si trattava colubri innocui come la biscia dal collare, dialettalmente chiamato «scorzon»), egli li uccideva senza esitare tutti. Mi dispiaceva davvero per gli animali. Ma poi era mio ingrato compito portare a casa i serpenti uccisi per tagliarli a pezzetti con il «falcett» e darli da mangiare alle galline. A quel tempo le cose andavano così.

Seconda storia

Negli anni ’70 cominciai a lavorare i vigneti da solo. Ho incontrato sempre più raramente i serpenti, per non parlare di quelli velenosi (nei miei ormai più di 70 anni di vita, credo di aver visto solo due volte una vipera riconoscibile in zone abitate). Ma poi successe che, a causa della predazione degli uccelli, già allora le viti dovessero essere protette da reti che arrivavano quasi a terra. Quando una volta, la sera, stavo controllando le reti, vidi un serpente impigliato, che non riusciva a liberarsi, per quanto si dimenasse. Poiché nel frattempo avevo imparato qualcosa sui serpenti, vidi subito che si trattava di un colubro di Esculapio, un esemplare piuttosto giovane, lungo probabilmente circa 80 cm. Maggiori dettagli su questa specie di rettile sono riportati nel riquadro sottostante

Cosa fare? Tagliai la mia rete (costata circa 25 Fr.) per tirare fuori il serpente, perché le sue squame erano impigliate nelle maglie. Poi afferrai dietro la testa il serpente, che naturalmente si arrotolò subito intorno al mio avambraccio, e gli tolsi i brandelli di rete dalle squame. L’animale non mi poteva mordere ma, come è noto, in caso di stress, i serpenti secernono un forte e puzzolente odore attraverso l’ano. Portai poi l’animale a qualche centinaio di metri di distanza in un bosco, lo staccai dal braccio e mandai libero. Rientrai poi a casa a pulirmi il braccio puzzolente. E ci vollero giorni. Poche ore dopo tornai nel mio vigneto e… orrore! Proprio accanto alla prima rete, trovai di nuovo un serpente impigliato in una altra. A un esame più attento, mi resi conto che si trattava esattamente dello stesso colubro di Esculapio. Cosa fare? Ebbene, tagliai la mia rete (un’altra spesa di 25 franchi) e lo liberai, proprio come la prima volta. Ma cosa fare ora? Tornare di nuovo nel bosco? No. Misi l’animale spaventato in un sacco di iuta permeabile all’aria. Il mio braccio puzzava comunque già terribilmente.

Terza storia

Il giorno dopo presi una decisione: ovvero, di non abbandonare questo colubro di Esculapio, che era ovviamente attratto da me, ma di tenerlo. Lo stesso giorno lo portai in un piccolo sacco di iuta nel mio appartamento da studente a San Gallo. Lì organizzai un terrario più grande (circa 1,5 x 0,7 m, con una vaschetta d’acqua, con pietre rotonde della Maggia e alcune piante verdi) e vi misi il mio nuovo «animale domestico», che chiamai «Pi» (vi sfido a capire se un serpente è maschio o femmina). Per alcuni giorni rimase lì tranquillo. Poi arrivò il problema della sua alimentazione. All’inizio provai con dei piccoli pesci nell’acqua, ma il mio Pi non li mangiava. Iniziai allora con dei topolini (prima morti, poi vivi) e funzionò, Pi li mangiava, anche se la sua fame era limitata. Un topo era sufficiente per circa 2-3 settimane. Ma una volta dimenticai di chiudere la parte superiore del terrario. Quando guardai successivamente il terrario, Pi era scomparso! Trovai poi l’animale poco lontano, lo presi e lo rimisi nel terrario. Tuttavia, ancora una volta, dimenticai di mettere il coperchio e, la mattina dopo, Pi era scappato di nuovo. Non riuscivo a trovarlo da nessuna parte. Cosa fare? Non ne avevo paura, il serpente era ormai ben ambientato, non mordeva e non puzzava. La sera lo rividi perché, avendo bisogno di acqua, era tornato da solo nel suo terrario. Da quel momento, ne lasciai sempre aperta la parte superiore. Il mio Pi stava lì per la maggior parte del tempo, ma faceva le sue escursioni quotidiane nell’appartamento. A volte era nel vaso della mia pianta ornamentale, a volte nella libreria. Ora lo si poteva toccare senza problemi, non reagiva.

I colubri di Esculapio sono anche ottimi arrampicatori. Ricordo particolarmente bene un episodio: ero seduto alla scrivania a scrivere la mia tesi per l’università. Pi si arrampicò lungo la gamba del tavolo e improvvisamente mi guardò lavorare dal bordo. Dopo un po’ scomparve di nuovo.

Quando mi trasferii da San Gallo a Berna, non potevo portare con me il terrario. Così, a malincuore, decisi di riportare Pi in Ticino e di abbandonarlo nel bosco. Da allora non lo vidi mai più.

Quarta storia

In seguito, ho visto spesso altri colubri di Esculapio in Ticino. Una coppia di loro si era insediata nella nostra soffitta, mantenendo il nostro rustico assolutamente privo di topi e ghiri. I colubri di Esculapio, insieme alle volpi, sono probabilmente i migliori cacciatori di topi, molto meglio dei nostri gatti domestici viziati con il kit-e-kat. Questo perché entrano anche nelle gallerie sotterranee dei topi, mangiandovi intere nidiate. Nello stomaco di un colubro di Esculapio, ucciso da un turista sconsiderato, sono stati trovati ben 6 piccoli topi.

Mia moglie Mila, originaria delle Filippine, aveva paura dei serpenti proprio come mio nonno. Beh, quelli che si trovano nel suo paese sono per lo più velenosi e piuttosto pericolosi. Il suo primo incontro con un colubro di Esculapio fu quando ne vide un esemplare piuttosto grande (sicuramente lungo circa 1 metro e 40) nella nostra cantina, che si era spaparanzato sulle nostre bottiglie di Merlot da cui se ne andò solo lentamente e con esitazione. Panico puro! Dovetti tranquillizzare Mila spiegandole che un serpente del genere era assolutamente innocuo e una vera benedizione in cantina, una sorta di «guardia di sicurezza». Infatti, a quell’epoca non c’erano topi o ghiri che danneggiassero il cibo. Il secondo incontro avvenne in questo modo: eravamo in casa e, all’improvviso, sentimmo un rumore piuttosto forte proveniente dalla nostra tettoia in alluminio. Andammo subito a vedere e che cosa era successo? Beh, apparentemente, la nostra coppia di colubri di Esculapio della soffitta aveva fatto sesso un po’ troppo intensamente sul tetto di pietra (maschi e femmine si attorcigliano selvaggiamente l’uno sull’altro all’altro e si rotolano) ed era caduta dal tetto sulla tettoia di latta. Quando ci videro, si staccarono l’uno dall’altra e risalirono in verticale sul tetto lungo le edere perenni.

Anche Mila non aveva ormai più paura di questi serpenti.

Osservazioni conclusive

Il panico e la grande repulsione che la gente prova di fronte ai serpenti sono molto diffusi: la paura del loro veleno e il disgusto per il loro simbolismo biblico di doppiezza e malvagità. Il timore è in gran parte infondato alle nostre latitudini, perché i serpenti velenosi (vipere delle specie Berus e Aspis) si incontrano solo molto raramente e ad altitudini più elevate. Quasi sempre si vedono dei serpenti innocui. Tra questi c’è il colubro di Esculapio. Non solo è completamente innocuo, ma è anche esteticamente una delle specie di serpenti più belle del mondo. Il suo comportamento è maestoso e, inoltre è anche estremamente utile: come cacciatore di topi è fra i migliori del mondo. Non a caso, ha mantenuto un grande potere simbolico positivo, storicamente e anche ai giorni nostri; per questo è ancora oggi rappresentato sul noto bastone di Esculapio, figura simbolica dei nostri medici e farmacisti.

Essendo una specie a rischio di estinzione, come tutte le nostre specie di serpenti autoctoni, è una delle specie legalmente protette. Quindi, per favore: chiunque si imbatta in un serpente di questo tipo, lo lasci semplicemente in pace e non lo uccida. Per favore!

Questo articolo è dedicato al colubro di Esculapio – in memoria del mio (mia?) Pi.

 

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