L’oasi felice UE

Lug 8 • L'opinione, Prima Pagina • 226 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 25/06/2022. Il giorno 25/06/1993 Kim Campbell é la prima donna a essere eletta primo ministro canadese.

Ucraina verso l’UE? Ecco quali sono le «trappole»

Il Consiglio Europeo ha mandato un messaggio preciso agli Stati membri, ai nuovi candidati e a Mosca. Ma dietro le regole e i simboli, si nascondono insidie da non sottovalutare. E l’UE ha già dimostrato di essere fragile.

La mossa del Consiglio europeo è stata salutata come un momento storico. Per i leader UE, il riconoscimento dello status di candidato a Moldavia e Ucraina è un passaggio fondamentale, un simbolo di una riscossa dei valori europei nel momento in cui la guerra entra ormai nel quarto mese e le armi non sembrano destinate a tacere nel breve termine. La decisione di approvare lo status di candidato per queste due realtà così complesse – una sottoposta all’invasione di Mosca, l’altra a rischio e con una regione filorussa al suo interno – è certamente un segnale preciso che indica la direzione europeista intrapresa da tutti i 27 Stati membri. Un messaggio che per Kiev e Chisinau significa vedere riconosciuta una vicinanza di Bruxelles e dei singoli partner UE che appariva ancora priva di vincoli politici. Tuttavia, dietro le regole e le trattative che hanno permesso di approvare in tempi così rapidi lo status per i due paesi dell’Europa orientale, si nascondono trappole di non poco conto che non devono far confondere il simbolismo del gesto UE con il peso specifico di questa mossa nei delicati equilibri europei. Una premessa è d’obbligo. L’approvazione dello status di candidato è un primissimo passo di un processo lungo e necessariamente complesso. Omissis. Indizio di come il semaforo verde di ieri notte sia un primo passaggio molto aleatorio e dal valore più simbolico. Esempi in questo senso non mancano: basti pensare alla Turchia, alla Serbia o all’Albania, che da tempo sono riconosciute come candidati senza però avere ricevuto alcun placet per accelerare nell’ingresso in UE. Proprio a questo proposito, è interessante sottolineare come siano in molti, tra questi candidati, a guardare con sospetto al supporto ricevuto da Ucraina e Moldavia (oltre alla Georgia) per il processo di candidatura. I Balcani occidentali, che da tempo aspettano una svolta in positivo per l’accoglimento in Europa, non sembrano avere apprezzato la vicinanza dimostrata nei confronti di Kiev. E questo potrebbe provocare una serie di frizioni che, specie per quanto riguarda i paesi più irrequieti, potrebbe avere ripercussioni sui rapporti con l’UE. In questi casi, le trattative ricordano dei complessi mosaici in cui ogni tessera deve essere al proprio posto per fornire uno scenario nitido e corretto. Non a caso La Stampa ha parlato di «rivolta balcana».

(Il giornale .it giugno 2022 Lorenzo vita)

Lavrov in missione a Teheran: la Russia rafforza la cooperazione con L’Iran

Un viaggio importante, sia per stringere nuovi accordi di collaborazione sia, soprattutto, per affrontare lo spinosissimo nodo dell’accordo sul nucleare del 2015 (Jcpoa). Il primo ministro russo, Sergej Lavrov, è volato in Iran per incontrare il presidente iraniano, Ebrahim Raisi, e rafforzare ulteriormente la cooperazione tra Mosca e Teheran. I due Paesi, infatti, sono alle prese con sanzioni economiche occidentali particolarmente stringenti, e dunque puntano, in prima battuta, a implementare la collaborazione in ambito commerciale ed energetico. Anche perché entrambi possono contare su enormi riserve di petrolio e gas, ma la loro capacità di esportare la produzione è limitata. Il Ministero degli esteri russo ha pubblicato una parte del discorso di Lavrov durante l’incontro, in cui afferma che Mosca si stava adattando a quelle che lui definisce le politiche aggressive dell’Occidente. «In tutti i Paesi che subiscono l’influenza negativa della linea egoistica assunta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati – ha detto Lavrov – sorge l’oggettiva necessità di riconfigurare le relazioni economiche, così da non dover dipendere dai capricci dei nostri partner occidentali». Lavrov ha quindi chiesto che vengano eliminate tutte le sanzioni contro l’Iran e che venga ripristinato l’accordo sul nucleare del 2015, senza esenzioni e appendici. Ma non è finita qui, perché il ministro russo ha toccato anche altri temi, tra cui la situazione in Ucraina, Siria e Afghanistan, nonché il rafforzamento della cooperazione commerciale ed energetica tra Iran e Russia. Omissis.

(Insider over Federico Giuliani  giugno 2022)

Quante armi sono davvero arrivate in Ucraina e quante ne chiede Kiev

Dove sono le armi pesanti chieste dall’Ucraina? È la stessa domanda che, oltre ai vari membri del governo ucraino, si è fatta anche il Wall Street Journal. Nella fase più delicata della guerra, mentre infuria la battaglia per il controllo del Donbass che deciderà il futuro di Kiev, i conti non tornano. Gli Stati Uniti, che a parole hanno dimostrato di voler sostenere l’Ucraina fino alla «vittoria finale» – qualunque cosa significhi questo termine – hanno fin qui consegnato agli alleati ucraini soltanto quattro avanzati sistemi missilistici a lancio multiplo Himars, mentre altri quattro dovrebbero essere pronti all’invio. Il problema è che Volodymyr Zelensky e i suoi consiglieri sostengono che ne servirebbero almeno 60. Omissis Joe Biden ha annunciato un altro miliardo di dollari in assistenza alla sicurezza per l’Ucraina, altri probabilmente saranno sbloccati nei prossimi giorni. Washington ha effettivamente consegnato a Kiev munizioni e Himars, ma, a quanto pare, non in quantità sufficiente per smussare il vantaggio tra l’equipaggiamento a disposizione degli ucraini e quello utilizzato dai russi. Un consigliere militare del governo ucraino ha così fotografato la situazione al Guardian: «Se otteniamo 60 sistemi allora i russi perderanno ogni capacità di avanzare ovunque, saranno fermati di colpo. Se ne prendiamo 40 avanzeranno, anche se molto lentamente con pesanti perdite. Con 20 continueranno ad avanzare con perdite maggiori rispetto a ora». Omissis. In questo momento, Biden si trova letteralmente in mezzo a due fuochi. Proviamo, infatti, a rispondere alla seguente domanda: perché il tanto sbandierato sostegno militare statunitense all’Ucraina fa sempre più fatica a trasformarsi in un atto concreto? La ragione più probabile è che l’amministrazione democratica guidata da Biden sia preoccupata dal fatto che gli Ucraini possano utilizzare le armi non tanto per difendersi o respingere gli attacchi di Mosca, quanto per colpire il territorio russo, con annessa escalation globale dagli esiti imprevedibili. Se così fosse, significherebbe che Washington non si fida ciecamente dei suoi alleati ucraini, e sarebbe piuttosto grave visti gli armamenti, più o meno leggeri, fin qui recapitati a Kiev.

(insider over giugno 2022 Federico Giuliani)

 

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