Quando sbaglia la Giustizia

Lug 8 • L'opinione, Prima Pagina • 218 Views • Commenti disabilitati su Quando sbaglia la Giustizia

Dr. Alessandro von Wyttenbach
Presidente onorario UDC Ticino

Il 16.06 il programma «Falò» della RSI ha trasmesso un’interessante inchiesta su alcuni esempi di gravi disfunzioni della PP del nostro Cantone. Il primo caso è quello di un imputato che ha scontato ben otto mesi di carcerazione preventiva nel carcere della Farera – notoriamente irrispettoso degli elementari diritti umani – con assoluzione in prima istanza poi confermata in appello con le scuse della corte. Ma non basta. Il PP – presumibilmente per tentare di giustificare il suo operato – ha tentato inutilmente di rivolgersi al Tribunale di Losanna con un maldestro ricorso. Un secondo caso citato è quello di un’accusa di malversazioni con un imputato che ha dovuto aspettare ben otto anni la sentenza di assoluzione. Il terzo caso è quello della denuncia mendace della moglie contro il marito Paolo Wicht per truffa, malversazione e appropriazione indebita. Per quasi tre anni l’inchiesta del PP responsabile (dimissionario) finì in un cassetto e solo un PP successore capace, entro poco tempo concluse l’inchiesta con tre decreti di abbandono. Oltre al trauma della carcerazione, le conseguenze morali ed economiche per l’imputato sono gravi. Durante l’inchiesta, l’accusatrice gli ha potuto negare qualsiasi accesso ai beni della società famigliare in comunità coniugale. Ma non finisce qui: l’imputato non ha nemmeno avuto la possibilità di restituire ai creditori gli apporti di capitale esterno immessi nella società famigliare dei coniugi. Risultato: a causa di un pretestuoso reclamo dell’accusatrice contro i decreti di abbandono giacente da sei mesi presso la CRP, a  quattro anni dall’ arresto questi non sono ancora cresciuti i giudicato. Si tratta certo solo di casi singoli, ma talmente gravi da minare profondamente la fiducia dei cittadini nella Magistratura ticinese. I due casi con ingiustificata eccessiva carcerazione cautelativa fanno riflettere. Ogni grave misura coercitiva è legittima solo se solidamente suffragata da una ricerca che la giustifichino. Otto mesi per un imputato con sentenze di assoluzione confermata in appello, sono scandalosi. Ciò vale anche per i tre mesi inflitti a Paolo Wicht con un’inchiesta conclusa dopo tre anni con tre decreti di abbandono. Sembrerebbe che per alcuni PP non valga il principio della presunta innocenza dell’imputato fino alla dimostrazione della colpevolezza. Egli è presunto a priori colpevole e passibile di misure coercitive facili. In sostanza, in certi casi non sembra essere il  PP a dover chiarire i fatti, ma la difesa a dover dimostrare  al PP durante l’inchiesta  l’infondatezza delle accuse. L’intervista con il PG sui casi esposti nell’inchiesta trasmessa non ha tranquillizzato né tantomeno ha migliorato l’immagine dell’autorità d’inchiesta. Il PG ha certo deplorato i fatti, senza però un minimo segnale di partecipazione e scuse per la sofferenza delle incarcerazioni ingiustificate di cittadini innocenti. Egli si è invece dilungato nell’esporre il problema della carenza di PP e le difficoltà create dalla rapida rotazione dei PP, senza peraltro chiedersi criticamente quali possano essere le possibili cause dietro al fenomeno. Ha correttamente citato la piena autonomia dell’operato dei PP prevista dalla legge, che però non può essere un lasciapassare per inefficienze, incapacità e mancanza di rispetto per i cittadini sotto inchiesta. Un PP che ordina otto mesi di carcere preventivo di un cittadino e dopo la sentenza di completa assoluzione confermata in appello interpone un inutile ricorso al Tribunale Federale, è certo un clamoroso esempio di inefficienza. Che Paolo Wicht debba attendere oltre tre anni per i decreti di abbandono dalle gravi accuse della moglie, come pure tutti gli altri imputati che devono attendere anni per ottenere una sentenza, sono episodi intollerabili in un civile stato diritto.

L’ inchiesta trasmessa dalla RTSI è stata quantomai opportuna in quanto ha puntato il dito sull’urgenza di una riforma della LOG sulla nomina dei Magistrati e ricordato ai parlamentari della competente commissione parlamentare – incapaci di scegliere con urgenza un candidato PP per colmare una lacuna – che sono stati eletti per servire i cittadini e non gli interessi dei propri  partiti. Nel rispetto della separazione dei poteri, essi non devono scegliere i Magistrati secondo logiche politiche, ma unicamente badando alle loro competenze professionali.

 

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