Ottimo nuovo allestimento dell’«Adriana Lecouvreur» di Cilea

Apr 28 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 158 Views • Commenti disabilitati su Ottimo nuovo allestimento dell’«Adriana Lecouvreur» di Cilea

L’«Adriana Lecouvreur»” di Cilea è un melodramma di alto valore che possiede caratteristiche particolari e quindi occupa un posto affatto speciale nella storia del teatro d’opera. Avvolge la protagonista, una illustre attrice attiva in Francia nella prima metà del diciottesimo secolo, in un clima rarefatto e delicato che, nonostante una fortissima passione amorosa e la rivalità con una donna dell’aristocrazia, la porta quasi al di fuori della realtà. Cilea si avvale non soltanto di una eccellente vena melodica ma anche di un uso raffinatissimo dell’orchestra, che per un verso scava con mano leggera ma penetrante in ogni angolo della psicologia di Adriana e per l’altro si impegna a sottolineare in modo minuzioso tutti gli avvenimenti della vicenda, compresi quelli meno significativi. L’opera ebbe un successo straordinario alla prima rappresentazione, nel 1902, ed entrò agevolmente nel repertorio ma oggi, purtroppo, le sue apparizioni nei cartelloni si sono fatte rare. Per questo merita ammirazione il Teatro Regio di Parma, che ne ha presentato un nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Comunale di Modena e il Teatro Municipale di Piacenza; questa nota si riferisce alla «prima» di Parma (24 marzo).

Francesco Ivan Ciampa, al quale è stata affidata la direzione musicale, ha dato vita con grande perizia e piena dedizione alle particolarità dell’opera. Tempi lenti, pause generali lunghe, volumi moderati e dinamiche smussate hanno contribuito a creare il giusto clima, anche allontanandosi dalle interpretazioni tradizionali. Prendo come esempio quel bellissimo spunto che appare improvvisamente negli archi e nei legni dopo che il Principe e l’Abate si sono compiaciuti in sciocche galanterie nei confronti delle attrici. È una rapida scala ascendente seguita da frammenti in discesa. Viene prescritto il «fortissimo” e lo spartito reca la dicitura “con anima”. Solitamente è messo in evidenza dai direttori per dare una scossa di vivacità e sorpresa al discorso musicale. Nell’edizione dell’opera ascoltata a Parma il “fortissimo» è diventato un «forte», la melodia è stata privata del carattere brillante e quello che doveva essere un guizzo di energia si è risolto in una affettuosa carezza. Bellissimo anche così. A riprova del fatto che vie interpretative molto diverse possono addurre a risultati ugualmente validi. L’intelligenza e la sensibilità del Ciampa si sono poi manifestate nelle innumerevoli sottigliezze strumentali, distillate sempre con la massima accuratezza. Sia caldamente elogiata a questo punto l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini.

Benchè l’«Adriana Lecouvreur» si distingua soprattutto per sobrietà e finezza, alcune scene cariche di drammaticità non mancano e fanno sentire il loro peso. Normalmente vengono sottolineate da brevi interventi strumentali e in essi l’orchestra ha sempre messo in mostra compattezza e autorità. Su un punto tuttavia espongo qualche riserva. Il secondo atto si apre con la scena in cui la Principessa dà espressione alla sua passione amorosa per Maurizio e alle sue brame voluttuose. Lo fa utilizzando tra l’altro un tema di grande semplicità e forza, corrucciato, minaccioso e intensamente caratterizzante, già udito nell’atto precedente e destinato a tornare molte volte in seguito, opportunamente variato, come un vero e proprio motivo conduttore. Seguono contrasti con Maurizio e alla fine anche con Adriana. Per tale ardente parte dell’opera sarebbero stati necessari molto trasporto e passionalità. Qui però lo spettacolo visto a Parma non mi ha dato piena soddisfazione. Sonia Ganassi, interprete della Principessa e quindi del personaggio chiave in questa sequenza, è una mezzosoprano con alle spalle una importante carriera ed è tuttora in grado di effettuare forti e timbrate emissioni acute, ma dispone di un volume scarso nell’ottava bassa. Dal canto suo la regia avrebbe dovuto fare di più per conferire risalto alle contese tra i personaggi a particolarmente alle ostilità tra le due donne rivali.

Maria Teresa Leva è stata una buona Adriana: ha voce forte e vibrante, che però riesce ad assottigliarsi in maliosi «pianissimo» e ad eseguire deliziose sfumature. Ha recitato con sicurezza la scena dalla «Fedra». Potenza e squillo non mancano al tenore Riccardo Massi, facendone un uomo seducente, innamorato senza dubbio di Adriana ma forse non indifferente al fascino della Principessa, dalla quale si reca probabilmente non solo per motivi politici, come vorrebbe far credere. Ottimo Claudio Sgura nei panni di Michonnet. A posto Adriano Gramigni e Saverio Pugliese come Principe rispettivamente Abate.

Le scene di Emanuele Sinisi hanno insistito sul bianco e nero, sia per il suggestivo siparietto rappresentante un intreccio di tendaggi, sia per gli elementi scenici, abbastanza adeguati, nonostante l’inutile trasferimento di epoca, immancabile luogo comune degli allestimenti moderni. Buona la regia di Italo Nunziata, a parte la riserva suddetta. Parole positive merita la coreografia di Danilo Rubeca, assai interessante nella varietà delle sue geometrie.

Teatro molto affollato, applausi intensi.

Carlo Rezzonico

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