Benessere e malessere sociale: riformare il “Welfare state” ticinese

Gen 23 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 420 Views • Commenti disabilitati su Benessere e malessere sociale: riformare il “Welfare state” ticinese

Echi dal Gran Consiglio

Sergio Morisoli
Capogruppo UDC in Gran Consiglio

Una mozione del nostro deputato Sergio Morisoli

È necessario esprimere qualche giudizio e indirizzo sul tema della socialità e dello Stato sociale in Ticino. E per questo è necessario un approccio nuovo all’analisi del fenomeno; un approccio pluridisciplinare e trasversale, nonché longitudinale nel tempo. Non tanto sulle cifre finanziarie ma per provocare quel dibattito, finora assente, che il tema merita.

Lo scopo di questa Mozione è quello che il Governo decida e crei un gruppo di verifica (non solo di funzionari) con il compito di mettere in luce l’efficacia (il raggiungimento degli obiettivi) e l’efficienza (l’impiego di mezzi e risorse) delle varie Leggi e regolamenti dipartimentali che coprono il campo della socialità.

Sappiamo tutti che il cosiddetto “stato sociale o welfare state” è in crisi un po’ ovunque. Essenzialmente per tre ragioni:

  • col passare del tempo non copre più le necessità e non aiuta più le categorie di persone per le quale era nato nei decenni del dopo guerra;
  • col passare del tempo diventa molto costoso e tendenzialmente non più finanziabile senza creare ingiustizie tra chi paga e chi riceve;
  • col passare del tempo il sano principio della solidarietà trasversale dal basso si è snaturato diventando un unico principio statalista imposto dall’alto: quello della socialità.

A non aver dubbio, considerate le proiezioni demografiche (meno figli e più anziani), nonché l’aumento costante di complesse e nuove casistiche di malessere sociale; è il momento per rivedere anche alle nostre latitudini le politiche e gli interventi di welfare.

Il problema merita tutta l’attenzione anche dal punto dell’orientamento politico; perché dopo decenni di gestione dipartimentale, diciamo così, di stampo socialdemocratico, e nonostante da 8 anni la regia politica abbia cambiato di colore, non intravvediamo ancora alcun cambiamento di approccio atto a modificare l’esistente impostazione e meno ancora atto ad affrontare le enormi sfide future di questo settore.

Noi invece, pur non essendo forza governativa, da diversi anni ci stiamo confrontando con la realtà e studiando il da farsi.

Dal 2011 raccogliamo dati statistici ufficiali per cercare di capire la situazione sociale in Ticino. Vogliamo mettere in luce le dinamiche che caratterizzano il vivere di quelle persone che sono bisognose, marginali ed “escluse” dal ciclo produttivo in senso stretto; e che però sono dipendenti dall’intervento dello Stato. Ma non solo il vivere degli “esclusi” dal sistema economico e sociale, ma anche i sempre dimenticati, i cosiddetti “reclusi” del sistema economico. Cioè i cittadini le cittadine del ceto medio che dipendono totalmente dal buon funzionamento e/o dal mal funzionamento del sistema economico, senza avere voce in capitolo per influenzarlo; cioè quelli che non hanno vie di fuga: sanno che non saliranno più tra i ricchi (gli “inclusi” del sistema) e hanno paura di finire tra gli “esclusi”.

Dal 2011 stiamo seguendo questi fenomeni attraverso la creazione di un apposito indice denominato: “morisoliWELFAREindex”, che contribuire attivamente e in prima linea al lavoro in questo campo.

Lo scorso mese di dicembre, nell’ambito del dibattito sul Preventivo 2020, avevamo già fatto rimarcare questa necessità e proposto una prima misura di intervento: porre una data di scadenza alle leggi con carattere sociale, vincolandone il rinnovo alla presentazione, dopo 12 anni, di un rapporto sugli effetti di tali Leggi. Si tratta dell’iniziativa parlamentare del 10 dicembre 2019 presentata nella forma elaborata da Sergio Morisoli per il Gruppo UDC per la modifica dell’art. 63 della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato: “Leggi a carattere sociale con data di scadenza”.

Con la presente mozione, a complemento operativo della suddetta Iniziativa elaborata e per un orizzonte di indagine più ampio, formuliamo l’invito al Governo a voler lanciare un lavoro analitico e esplorativo, in modo strutturato e sistematico, sul tema del “welfare state” (benessere e malessere sociale). Gli chiediamo di valutare e attuare le seguenti proposte:

  1. decidere e creare un gruppo di verifica pluridisciplinare (non solo di funzionari) con il compito di mettere in luce l’efficacia (il raggiungimento degli obiettivi) e l’efficienza (l’impiego di mezzi e risorse) delle varie Leggi e regolamenti Dipartimentali che coprono il campo della socialità.
  2. approfondire alcuni principi per attuare una riforma del “welfare state” ticinese:
  • Sensibilità: un numero statistico = un volto, un nome e un cognome, una persona
  • Sfoltimento delle leggi e delle ridondanze inter leggi
  • Leggi sociali con data di scadenza
  • Rifissare obiettivi settoriali e per materia in modo reali e misurabili
  • Benchmark e best practices continuo tra discipline e tra Cantoni
  • Controllo dell’output invece che dell’input (del risultato anziché del processo)
  • Selettività e gerarchizzazione negli interventi
  • Riequilibrare diritti e doveri dei beneficiari
  • Riequilibrio libertà e responsabilità dei beneficiari
  • Ridefinire target e criteri dei beneficiari
  • Riallocazione dei budget settoriali
  • Implementare la sussidiarietà
  • Premiare gli interventi virtuosi
  • Più inclusione e meno ridistribuzione

 

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