Legittima difesa e tariffe notarili: due iniziative del Guastafeste sotto tiro

Nov 15 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 211 Views • Commenti disabilitati su Legittima difesa e tariffe notarili: due iniziative del Guastafeste sotto tiro

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

Il deputato del PS Nicola Corti cerca di screditare il Guastafeste, attaccando due  iniziative che a suo dire  “fregano”  i cittadini per l’assenza di veri risultati

Il prossimo 9 febbraio in Ticino si voterà sull’iniziativa intitolata “Le vittime di aggressione non devono pagare i costi di una legittima difesa” la quale, in sostanza, chiede che in caso di assoluzione per un reato commesso in stato di legittima difesa, lo Stato – responsabile della sicurezza sul territorio – rimborsi tutti i costi del difensore di fiducia dell’imputato. Attualmente, infatti, in casi del genere lo Stato si assume interamente solo i costi dei difensori d’ufficio,  e solo parzialmente quelli per il difensore di fiducia.  A mo’ di esempio basti ricordare il caso di quel commerciante di Brissago che alcuni anni fa, nel corso di una rapina, aveva freddato uno dei suoi due aggressori e che, nonostante fosse poi stato scagionato per legittima difesa, aveva dovuto sborsare di tasca propria ben 9’000 franchi per il suo avvocato.

Contrordine compagni: la violenza per una difesa legittima è giustificata!

Prendendo la parola in Gran Consiglio a nome del gruppo PS, il deputato e avvocato Nicola Corti (già procuratore pubblico), aveva nel settembre scorso motivato la bocciatura dell’iniziativa affermando, fra l’altro, che la stessa “tutela delle vittime che reagiscono commettendo a loro volta un reato”. Beh, non so come interpretate voi questa frase ma io,  come  avevo  scritto  sul  Corriere del Ticino lo scorso  25 settembre, l’avevo interpretata come un rifiuto di stampo ideologico verso qualsiasi forma di violenza, anche se commessa per difendere se stessi o terzi da un’aggressione.

Ringrazio quindi Nicola Corti che, nella sua risposta (pubblicata sul Corriere del 18 ottobre), ha fatto un triplo salto mortale con avvitamento per correggere l’infelice e ambigua frase pronunciata in Gran Consiglio : “per i socialisti, ma non solo – ha precisato – a non essere mai giustificata è la violenza fine a se stessa”.  Un’affermazione del tutto condivisibile, tant’è vero che l’iniziativa propone il rimborso integrale dei costi per l’avvocato di fiducia solo e unicamente per chi viene pienamente assolto dall’autorità penale per essersi difeso in modo  legittimo contro un aggressore, e non certo per chi ha ecceduto nella propria difesa facendo ricorso a una violenza gratuita e fine a se stessa! Chiarito questo punto, anche i cittadini-socialisti avranno dunque un motivo in meno per votare contro l’iniziativa…

La battaglia sulle tariffe notarili fu una vittoria di Pirro?

Forse a corto di argomenti più validi contro l’iniziativa, il buon Corti ha scritto che anche se la stessa fosse accolta dal Popolo “il cittadino rimarrebbe fregato dall’assenza di veri risultati” e, a titolo d’esempio, ha citato –  del tutto impropriamente – l’iniziativa sull’abolizione dei minimi tariffali dei notai, che avevo lanciato nell’ottobre del 1999 e che era stata plebiscitata dal Popolo, il quale l’aveva approvata nel 2002 con il 73% (!) di voti favorevoli. A detta del Corti, quella fu una vittoria di Pirro perché i costi degli atti notarili, che in massima parte dipendono dalle tasse di iscrizione a registri, sono rimasti “pressoché immutati”.

Sarà bene ricordare al deputato socialista che l’allora consigliera di Stato del PS Patrizia Pesenti e il compianto ex-presidente del PS Dario Robbiani avevano firmato l’iniziativa, ma forse in certi ambienti socialisti vi è un po’ di invidia al riguardo, perché il piccolo movimento del Guastafeste era riuscito laddove il PS, con alcune proposte avanzate in Gran Consiglio contro la potente “casta” dei notai, aveva sempre fallito. Perfino il compianto ex-presidente del PLR nonché avvocato e notaio Pier Felice Barchi , in un editoriale pubblicato su La Regione del 20 aprile 2001, aveva difeso l’iniziativa con queste parole : “quando l’iniziativa che si propone di liberalizzare la tariffa notarile approderà in Gran Consiglio, mi auguro che almeno un notaio vorrà attestare che il promotore Giorgio Ghiringhelli non ha torto. Il vigente impianto legale – vecchio di cent’anni – non consente al notaio di esporre onorari sotto tariffa. Sennonché una tariffa del tutto rigida non è più adeguata alla realtà socioeconomica degli anni 2000 (…)”.

Una storica vittoria contro i privilegi tariffari della “casta” dei notai

Corti non ha ancora capito che la mia iniziativa – intitolata  “Contro il monopolio delle tariffe degli avvocati-notai” – con tutta evidenza e dichiaratamente, non mirava a colpire le pur esose tasse di iscrizione a registro, incassate dai notai per conto dello Stato, bensì il secolare privilegio dei notai ticinesi che, nel cantone con il più basso reddito a livello nazionale, praticavano pro tasca loro le tariffe più elevate della Svizzera: tariffe oltretutto fisse (ora sono trattabili verso il basso)  e stabilite per legge da un Gran Consiglio che era infarcito di notai e avvocati in forte odore di collisione di interessi! Checché ne dica Corti, l’obiettivo prefissato venne raggiunto alla grande, e quella non fu certo una vittoria di Pirro ma una vittoria storica (perché aveva modificato un rigido impianto tariffario vecchio di cent’anni) iscritta a caratteri d’oro nella ben fornita bacheca dei trofei politici del Guastafeste, dove c’è già un altro spazio pronto a essere riempito il 9 febbraio…

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