Il Ghiro ha ragione

Nov 15 • L'opinione, Prima Pagina • 247 Views • Commenti disabilitati su Il Ghiro ha ragione

Anna Lauwaert, Loco

Vorrei commentare l’intervista del signor Ghiringhelli pubblicata su Ticinolive.

Per quanto concerne politici e partiti non sono abbastanza informata per poter esprimermi.

Invece sull’Islam posso dire che il signor Ghiringhelli ha ragione: questo tema è più importante di tutti gli altri perché si tratta di una questione globale di civiltà.

L’Islam non è “una religione” nel senso che noi diamo a questa parola, anzi, l’Islam è un modo di vivere, una teocrazia nella quale la legge è data dal loro Allah, completamente il contrario della nostra democrazia nella quale è il popolo che vota le leggi. Sono due sistemi contrari e incompatibili.

Non ci vogliono guerre spettacolari per imporci l’Islam: basta  50% + 1 nei municipi, società,  organizzazioni,  ecc.

Troppi occidentali considerano ancora che si tratta di un folclore esotico. Invece no! Per i musulmani è una cosa seria con la quel non si scherza. È un sistema collettivo, integrale, senza mezzi termini: o si è musulmano al 100% o non si è musulmano.  Si può essere cattolico non praticante, invece nell’Islam ciò non esiste.

Il tema Islam & migrazione non è sentito perché in Svizzera/Ticino non è visibile come in Francia o Belgio. Parlarne dà fastidio e fa paura. Tutte le persone che se ne occupano incontrano le stesse reazioni di rifiuto anche da parte di parenti e amici. Ho perso diversi amici e regolarmente mi viene chiesto “rimuovi il mio indirizzo dalla tua mailing list” e addirittura “non hai il diritto di farmi paura”.

L’accesso alla stampa è difficile perché il tema è scomodo e diventa facilmente polemico se non aggressivo. Inoltre, le lettere ai giornali sono limitate a +- 1800 battiture spazi compresi, il che è insufficiente per esprimere idee con la dovuta chiarezza e diplomazia. Meno i lettori sono informati, meno s’interessano  e meno viene dato spazio al tema.

Invece in Francia la stampa alternativa è numerosa. Purtroppo, noto che i Ticinesi non si danno la pena di leggere articoli scritti in francese.  Certi siti, come Les Observateurs di Ginevra, ripropongono articoli parsi in altri giornali e articoli scritti appositamente per loro.  Altri siti francesi, come Riposte Laïque, pubblicano ogni giorno una decina di articoli scritti dai lettori.

Il signor Ghiringhelli cita tappe importanti per la nostra scoperta dell’Islam, come Sami Aldeeb, Sylvain Besson e, soprattutto, Alain Wagner che ci spiega come i paesi europei si siano venduti ai paesi arabo-musulmani per del petrolio.

È anche basilare l’articolo pubblicato nel 2005 dal Wall Street Journal*, che ritraccia la storia della propagazione dell’Islam in Europa, via i Fratelli musulmani e a partire della moschea di Monaco di Baviera per ex nazisti e che ha le ramificazioni fino a Lugano, citando i nomi di noti cittadini.

Vorrei aggiungere un importante tassello: vanno citati gli scienziati: linguisti, archeologi, storici, eccetera che studiano e spiegano che cosa è l’Islam. Tra loro il più importante  è senz’altro l’ingegnere Jean-Jacques Walter** che ha messo il Corano sul computer e l’ha analizzato secondo la teoria dei codici (stile/vocabolario di un testo o di una musica permettono di identificarne l’autore).  Le conclusioni sono che il Corano non è ciò che credono i musulmani: non è scritto da un Allah e caduto dal cielo sulla terra, ma è stato scritto da una cinquantina di autori diversi sull’arco di 200 anni e in quel testo Maometto viene appena citato.

Questo significa, con la nostra mentalità cartesiana, che i musulmani credono in una illusione. È ineluttabile che più i nuovi venuti studieranno le nostre discipline, più penseranno invece di credere, il che fa dire al professore Sami Aldeeb che tra 50 anni l’Islam non esisterà più. Le moschee si vuoteranno come le chiese si sono vuotate dopo il Concilio Vaticano II.

Vorrei rimproverare ai politici di agire troppo secondo ideologie e disciplina di partito invece di interpellare le persone informate come, ad esempio, il professor Sami Aldeeb.

La mancanza di conoscenza dell’Islam porta a malintesi. Tutt’a un tratto, si scopre che tale persona è un “terrorista” allorché quella persona non fa altro che mettere in pratica le prescrizioni della sua fede.

Siamo centinaia a dire, scrivere, spiegare, ma non c’è niente da fare: non si vuole conoscere l’Islam com’è. Invece, si vuole fantasticare l’Islam romantico degli orientalisti di due secoli fa. Il che non è solo ipocrisia, ma è anche insulto ai musulmani.

In conclusione: se i cittadini, politici compresi, si dessero la pena di leggere o almeno ascoltare quelli che sono più informati, non saremmo al punto di oggi, nefasto tanto per i musulmani quanto per noi. Di conseguenza, vanno eletti politici che sono coscienti dell’importanza globale della questione e determinati a portarci soluzioni concrete.

 

*https://www.checkpoint-online.ch/CheckPoint/Histoire/His0021-MosqueeIslamisteMunich.html

**https://www.youtube.com/watch?v=PfjzhjDiSOM

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