No, cara UDC, questa volta hai toppato!

Apr 15 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 101 Views • Commenti disabilitati su No, cara UDC, questa volta hai toppato!

Eros N. Mellini

L’UDC si è sempre opposta all’adesione della Svizzera al trattato di Schengen. Gli scenari paventati dal partito al momento della votazione popolare – costi aumentati in modo esponenziale rispetto a quanto annunciato dal Consiglio federale in campagna di voto (a fronte degli annunciati 7 milioni ci sono state spese iniziali per 141 milioni, seguite da una spesa annua di 30 milioni di franchi), mancato controllo delle frontiere esterne dell’UE con conseguente travaso di criminalità in Svizzera a seguito dello smantellamento dei controlli ai confini interni – si sono puntualmente realizzati e nulla fa credere che Schengen sia oggi un atout per la sicurezza svizzera. Eppure, con una maggioranza di due a uno, l’assemblea dei delegati nazionali UDC dello scorso sabato 9 aprile, ha votato a favore della sua estensione. Il «Recepimento del regolamento UE relativo alla guardia di frontiera e costiera europea» che voteremo il prossimo 15 maggio non è infatti altro che un’estensione dell’«acquis di Schengen», in termini di sostegno finanziario e messa a disposizione di guardie di confine all’estero.

Di nuovo soldi a piene mani e risorse umane impiegabili meglio

Questa operazione comporterebbe un aumento (e chi ne avrebbe mai dubitato?) del contributo finanziario della Svizzera, che passerebbe dagli attuali 24 milioni a 61 milioni di franchi. Non enorme in cifre assolute, se pensiamo ai miliardi che già versiamo all’UE, ma comunque un aumento del 150%, assolutamente ingiustificato considerando l’insignificante vantaggio che ciò ci porterebbe. Inoltre, le attuali sei unità delle guardie di confine messe a disposizione, aumenterebbero gradualmente fino a raggiungere le 40 unità. Inutile sottolineare che tali risorse finanziarie e umane sarebbero meglio investite nel controllo delle nostre frontiere.

La criminalità che minaccia la Svizzera non proviene necessariamente dal di fuori dello spazio di Schengen

Per esempio, in Svizzera, e in particolare in Ticino, operano bande di Rumeni stanziate perlopiù in Italia che, dopo le loro incursioni criminali, se ne tornano tranquillamente nel Belpaese. Orbene, cosa interessa a noi di rafforzare i controlli alle frontiere esterne dell’UE con la Moldavia o l’Ucraina, quando i criminali che entrano liberamente in Svizzera provengono dalla Romania, che fa parte dell’UE e cui abbiamo scelleratamente concesso pure la libera circolazione? Lo stesso dicasi della Bulgaria, altro paese i cui confini sono «frontiere esterne dell’UE» da controllare in funzione dell’accordo di Schengen.

È evidente a miei occhi, ma anche a quelli di chiunque abbia un minimo di buonsenso, che l’unico controllo utile da parte Svizzera, sarebbe quello alle NOSTRE frontiere, ripristinabile purtroppo solo uscendo dai vincoli di Schengen.

Ragioni a sostegno piuttosto pretestuose

Una delle ragioni, tutto sommato ancora in parte condivisibile, è l’accesso al database criminale del Sistema d’informazioni di Schengen (SIS), che verrebbe a cadere qualora venissimo esclusi dall’accordo di Schengen. Ancora una volta, come è ormai abitudine, si dipinge il diavolo sul muro cercando di condizionare la già sin troppo impressionabile opinione pubblica, paventando scenari ben lungi dall’essere provati. Primo, la nostra esclusione da Schengen in caso di rifiuto di questo ulteriore salasso da parte dell’UE è tutt’altro che automatica. Innanzitutto, perché la Svizzera paga all’UE miliardi cui quest’ultima penserebbe due volte prima di rinunciarvi (occorrerebbe, è vero, che la nostra classe politica picchiasse un po’ i piedi per far valere le nostre ragioni, cosa che con l’attuale Berna federale è tutt’altro che scontata). In secondo luogo – vale oggi come nel 2005 al momento della votazione su Schengen – il SIS è sì utile, ma non indispensabile, dato che la Svizzera ha l’accesso al database dell’Interpol che, essendo esteso a tutto il pianeta, è verosimilmente anche più completo.

A eventuali attacchi, opponiamo la coerenza

Un altro motivo decisamente pretestuoso, a sostegno del SÌ, l’ho sentito non all’assemblea dei delegati ma alla riunione del Comitato del partito, tenutasi il giorno prima. Se non sosteniamo Frontex, si è detto, immaginatevi i titoli dei giornali domani: l’UDC, il partito che sventola la bandiera della sicurezza, è contrario al rafforzamento dei controlli alle frontiere!

Al di là del fatto che non mi risulta che il partito abbia mai dato eccessiva importanza alla posizione dei media che ci sono sempre stati ostili, cercare di mendicarne una benevolenza, peraltro tutta da dimostrare, rinunciando alla coerenza, mi sembra decisamente una politica miope e indegna del nostro partito. Già, perché la coerenza vorrebbe che – soprattutto, avendoci l’esperienza di questi anni dimostrato che avevamo ragione – mantenessimo semplicemente la nostra posizione di allora. La decisione di sabato scorso è un brutto colpo alla nostra credibilità, ben più pericoloso di eventuali ipotetici titoli dei giornali.

La nota più dolorosa

Ma la nota più dolorosa è costituita dal motivo che – in carenza di ragioni valide – è stato portato da alcuni dei pochi delegati intervenuti a favore di Frontex: dobbiamo votare NO, perché la sinistra e i verdi votano SÌ. È una politica da strapaese che non è più in voga neanche nel più minuscolo dei nostri villaggi, ma temo che abbia comunque influenzato il voto di qualche delegato.  Non sarebbe la prima volta che UDC e sinistra, con motivazioni del tutto diverse, votano concordi contro un tema. Nel 2018, per esempio, tale «alleanza contro natura» in Consiglio nazionale portò all’affossamento della legge sul CO2, e non mi sembra che in quell’occasione siamo stati tanto schizzinosi. Non condividiamo i motivi pseudo-umanitari della sinistra, ma se serve a respingere un accordo che riteniamo deleterio per la Svizzera, non necessariamente dobbiamo allearci con il diavolo, ma accettarne il seppure involontario appoggio, sì.

Diamo retta all’UDC ticinese

Perciò, come detto nel titolo, ritengo che il partito nazionale abbia toppato. E sostengo quindi la decisione del Comitato cantonale UDC che, lo scorso 5 aprile, ha raccomandato all’unanimità il NO a questo ulteriore atto di servilismo nei confronti dell’UE.

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