Le scelte controverse tra direzione e base del partito

Mag 31 • L'editoriale, Prima Pagina • 34 Views • Commenti disabilitati su Le scelte controverse tra direzione e base del partito

Eros N. Mellini

Recentemente, mi sembra che i vertici dell’UDC effettuino scelte che appaiono in contrasto con il volere popolare. Nel recente caso della 13esima AVS, sia la Direzione che il Comitato del partito erano riusciti a convincere l’Assemblea dei delegati che, a maggioranza, aveva accettato di raccomandare al popolo il NO nell’urna. Decisione poi (fortunatamente) sconfessata dal popolo, e quindi anche da gran parte della base del partito.

Adesso, sull’imminente votazione sulla legge per l’approvvigionamento energetico, siamo andati un po’ meglio, nel senso che la sconfessione è già avvenuta per opera dell’Assemblea dei delegati nazionali, organo cui spetta l’ultima parola in materia di raccomandazioni di voto.

Infatti, sia la Direttiva che il Comitato nazionale si erano espressi a grande maggioranza a favore della nuova legge e, sia i favorevoli che i contrari, si erano espressi con grande fervore nel dibattito all’interno dei due gremi. I primi l’avevano spuntata, per poi essere smentiti, come detto, dall’organo supremo del partito. Non mi è ben chiaro se a far spingere per il SÌ sia stato il fatto che il dossier è in mano al capo del Dipartimento federale dell’ambiente, l’UDC Albert Rösti cui nessuno di noi vorrebbe fare uno sgarbo – mentre la tredicesima AVS era di pertinenza del Dipartimento federale delle finanze della PLR Karin Keller-Sutter, e quindi meno coinvolgente per il partito – resta il fatto che la posizione di Direttiva e Comitato è stata, a giusta ragione, bacchettata dalla base.

Una situazione grottesca

Per l’UDC si tratta di una situazione quantomeno bizzarra, se non altro per coloro che si erano battuti a favore della nuova legge. Gli stessi alti esponenti del partito che con toni roboanti avevano difeso il messaggio di Albert Rösti, si trovano ora a dover, per così dire, «ritrattare» buttandosi con maggiore o minore entusiasmo (disinvoltura) nella campagna per il NO. Siamo un partito democratico e, di conseguenza, la decisione della maggioranza va accettata e sostenuta. Anche se ciò possa apparire un po’ ambiguo.

Fra Legislativo ed Esecutivo: una differenza non sempre compresa

Se quello che può apparire come un deprecabile cambio di bandiera da parte di Rösti – che, quando non era ancora consigliere federale usava ben altri toni – è giustificato dal nuovo ruolo che l’obbliga al compromesso e ad attitudini più sfumate, lo stesso non si può dire delle posizioni impopolari, e per questo sbagliate, assunte dai vertici di un partito che non disdegna gli atteggiamenti barricaderi quando si tratta di difendere gli interessi dei cittadini.

La prima è una metamorfosi inevitabile in un sistema proporzionale come il nostro. A tutti i livelli: federale, cantonale e comunale. A livello di Legislativo è facile picchiare i pugni sul tavolo, assumere atteggiamenti intransigenti e, alla fine, gioire o leccarsi le ferite a seconda di come è andata la votazione, tanto poi toccherà all’Esecutivo trovare una soluzione pratica per l’attuazione di quanto deciso. Ed è proprio qui che lo stesso atteggiamento intransigente non può essere adottato nell’Esecutivo – e generalmente il neo eletto consigliere federale, consigliere di Stato o municipale se ne accorge in fretta – pena la paralisi governativa. Io dò qualcosa a te e tu dai qualcosa a me. Io annacquo un po’ i miei princìpi nell’elaborazione di un messaggio, e tu fai lo stesso nel tuo settore… e conviviamo, magari non troppo felici e soddisfatti, ma portiamo avanti in qualche modo i nostri rispettivi discorsi. Per la gente comune, è una tesi non molto comprensibile. Per essa, ci sono il bianco e il nero, se vince l’uno si fa così, se vince l’altro si fa cosà. Nessuno spazio per le sfumature di grigio o, addirittura, per la considerazione di altri colori. Ma con questo sistema le possibilità sono due: o la totale paralisi governativa se di volta in volta si formano maggioranze per bocciare le proposte altrui, o una sorta di dittatura se la maggioranza necessaria è sempre la stessa. Propenderei ovviamente per la seconda ipotesi, se detta maggioranza permanente fosse sempre d’accordo con l’UDC, ma purtroppo così non è.

Il compromesso: un’attitudine apparentemente pagante

Il compromesso è una caratteristica del nostro sistema democratico proporzionale. Alcuni dicono, forse a ragione, che è da sempre la chiave vincente che ha garantito e garantisce la stabilità politica della Svizzera. Sarà, ma certo a volte è un rospo duro da ingoiare. E i legislativi, perlomeno, dovrebbero farne uso «cum grano salis», il filo che separa il compromesso dalla prostituzione è molto sottile. Per gli esecutivi un po’ più tolleranza ma, anche qui, non una «casa di tolleranza».

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