Da Palazzo federale

Gen 11 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 456 Views • Commenti disabilitati su Da Palazzo federale

Atti parlamentari del nostro consigliere nazionale, Piero Marchesi

Mozione

Agire alla radice contro i richiedenti l’asilo violenti: espulsione invece di strutture speciali

Testo

Si chiede al Consiglio federale di adottare tutte le misure necessarie per:

1. Dare priorità all’allontanamento dalla Svizzera dei richiedenti l’asilo che si rendono responsabili di atti violenti o di gravi violazioni delle regole nei centri federali d’asilo, applicando in modo rigoroso le basi legali esistenti.

2. Rinunciare alla creazione e all’estensione di strutture speciali per richiedenti l’asilo violenti, in particolare laddove tali soluzioni comportino un aumento dei costi per la collettività.

3. Garantire che i costi legati alla sicurezza e alla gestione dei CFA, inclusi eventuali progetti pilota come quello previsto al centro Pasture di Balerna-Novazzano, non gravino ulteriormente sui contribuenti senza un chiaro miglioramento della sicurezza.

Motivazione

Il Consiglio federale ha annunciato che la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) intende avviare, a partire dall’estate 2026, un progetto pilota per la gestione dei richiedenti l’asilo definiti «turbolenti», ossia individui che con comportamenti violenti o gravemente inappropriati compromettono il funzionamento dei centri federali d’asilo (CFA). Il progetto prevede l’alloggio di queste persone in ambienti separati  e dotati di dispositivi di sicurezza ad hoc, anche presso il centro Pasture di Balerna-Novazzano.

Secondo la SEM, si tratterebbe di poche decine di individui, ma in grado di generare  problemi sproporzionati in termini di sicurezza, gestione e costi. Proprio per questo risulta incomprensibile l’approccio proposto: invece di agire alla radice del problema, procedendo all’allontanamento dalla Svizzera dei richiedenti l’asilo violenti o recidivi, si sceglie di creare strutture speciali, con un inevitabile aumento dei costi a carico  dei contribuenti.

Questa strategia rischia di trasmettere un segnale profondamente sbagliato: chi viola gravemente le regole e mette a rischio la sicurezza del personale, degli altri richiedenti e della popolazione non viene sanzionato in modo efficace, bensì mantenuto sul territorio svizzero in strutture dedicate e più costose. Inoltre, regioni già fortemente sotto pressione come il Ticino si vedono imporre ulteriori oneri e rischi, senza avere voce in capitolo.

Interpellanza

Controlli doganali, padroncini e nuove tecnologie: quali strumenti per il Ticino?

Testo

Alla luce di quanto esposto, si chiede al Consiglio federale:

1. Quanti controlli sui padroncini e sui veicoli commerciali esteri vengono effettuati annualmente in Ticino dall’UDSC, anche in collaborazione con le polizie cantonali?

2. Quante irregolarità sono state riscontrate negli ultimi anni, in termini assoluti e in percentuale rispetto ai controlli effettuati?

3. Quali sono i principali limiti operativi o giuridici che ostacolano un controllo più efficace di

queste attività?

4. A che punto è l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di controllo doganale, in particolare per i controlli commerciali e sui padroncini?

5. Quali misure concrete intende adottare il Consiglio federale per rafforzare la lotta alla concorrenza sleale transfrontaliera, a tutela delle imprese ticinesi?

Motivazione

In Ticino il tema dei controlli doganali e della sicurezza transfrontaliera è spesso al centro di un forte malcontento. È tuttavia corretto riconoscere l’importante lavoro svolto quotidianamente dall’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), nonostante risorse limitate. I risultati conseguiti negli ultimi tempi, in particolare nella regione di Mendrisio, dimostrano l’efficacia dell’azione dell’UDSC: sequestri significativi di stupefacenti, numerosi interventi su veicoli irregolari, ricerche di persone segnalate e il contrasto ad attività abusive.

Accanto a questo impegno, il Ticino continua però a vivere una situazione particolarmente delicata, soprattutto sul piano economico. Un problema strutturale riguarda i padroncini e gli operatori economici provenienti dall’Italia, che entrano quotidianamente sul nostro territorio per fornire prestazioni in condizioni difficilmente controllabili. Questa situazione penalizza le PMI e gli artigiani ticinesi, tenuti a rispettare regole e oneri stringenti, ma esposti a una concorrenza spesso sleale che, con gli strumenti attuali, risulta complesso contrastare in modo sistematico.

Considerato che i valichi di confine sono dotati di sistemi di videosorveglianza, appare legittimo interrogarsi sulle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie. Nell’era dell’intelligenza artificiale, una lettura automatizzata delle targhe dei veicoli commerciali e il loro incrocio con le autorizzazioni e gli annunci obbligatori dei padroncini, potrebbero permettere controlli più mirati ed efficaci, anche senza un aumento del personale.

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