Covid-19 – Quattro chiacchiere con Christoph Blocher

Set 17 • L'opinione, Prima Pagina • 81 Views • Commenti disabilitati su Covid-19 – Quattro chiacchiere con Christoph Blocher

Nel numero del 3 settembre scorso, Il Paese ha pubblicato l’editoriale nel quale il suo direttore ha cercato di spiegare la posizione dell’UDC nei confronti della vaccinazione, rispettivamente della sua eventuale obbligatorietà. Data l’immagine che i media tendono volutamente a diffondere di un’UDC contraria tout court al vaccino, abbiamo pensato di parlarne con un esponente del partito ben più prestigioso di noi.

 

I.P.: Dr. Blocher, la diffusione del coronavirus sembra essere rallentata dalla campagna di vaccinazione in atto. Tuttavia, quest’ultima è controversa a livello di popolazione. Si è scatenata una vera e propria guerra di religione fra «pro-vax» e «anti-vax» che confonde le idee della gente e che rende sospetto chiunque non sia completamente bianco o completamente nero. Lei come valuta questa situazione?

C.B.: È comprensibile che ci siano opinioni diverse sulla vaccinazione. Ci sono sempre stati oppositori di principio alla vaccinazione – non si può convincerli. La maggior parte di coloro che non sono ancora stati vaccinati è riluttante perché vede la pressione dello Stato come un’ingerenza nella propria libertà.

Personalmente, penso che tutti dovrebbero essere vaccinati nel proprio interesse, in modo che abbiano meno probabilità di essere infettati e siano più protetti.

I.P.: la posizione dell’UDC è chiaramente a favore della libertà individuale ed è quindi contraria all’obbligo di vaccinarsi. Il che è facilmente strumentalizzato dai media per insinuare che il partito sia contrario alla vaccinazione tout court. Si può essere a favore del vaccino e nello stesso tempo contrari all’obbligatorietà di vaccinarsi?

C.B.: Sono contrario per principio alla vaccinazione obbligatoria. Ma ci sono persone che devono essere vaccinate, testate o guarite perché hanno una posizione professionale particolare – per esempio, nelle case di riposo e di cura. Qui deve essere richiesto, altrimenti non si può lavorare in queste professioni.

Naturalmente, si può essere d’accordo con le vaccinazioni e allo stesso tempo essere contro l’obbligatorietà della vaccinazione.

I.P.: se sì, come spiegarlo chiaramente ai nostri elettori senza essere tacciati di ambiguità?

C.B.: Bisogna spiegare e convincere, ma senza pressioni e senza esprimere disprezzo per l’altra opinione.

I.P.: sappiamo che parecchie personalità del partito – fra cui Marco Chiesa e Roger Köppel che lo hanno dichiarato apertamente – si sono fatte vaccinare. Se ci possiamo permettere, Lei l’ha fatto?

C.B.: Mi sono già fatto vaccinare a febbraio di quest’anno e l’ho anche annunciato pubblicamente. Il mio medico di famiglia me l’ha raccomandato, e poi l’ho fatto – per interesse personale.

I.P.: cosa pensa del Green Pass? È davvero una forma inaccettabile di privazione della nostra libertà, come lo sarebbe un’imposizione tout court della vaccinazione?

C.B.: Non ho un Green Pass ma ho un certificato di vaccinazione. Nella vita quotidiana è una semplificazione.

I.P.: Grazie Dr. Blocher della sua sempre cortese disponibilità.

C.B.: Auguro ogni bene a tutti voi e al Canton Ticino.

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