Il recente successo dei partiti «di destra» (Prima parte)

Destra e sinistra sono una convenzione nata con la Rivoluzione francese. Negli Stati generali, i rivoluzionari e radicali presero posto a sinistra mentre i difensori del regime in atto a destra. Chi siede a sinistra è un progressista, o almeno dice di esserlo, chi sta a destra dovrebbe preferire i piccoli passi dell’evoluzione e difendere i valori del passato e le radici.
Dirò fra parentesi che oggigiorno sono evidenti parecchie confusioni nelle teste degli stessi protagonisti politici che stanno a destra o a sinistra: basta guardare a certi atteggiamenti e dichiarazioni. Detto questo, è innegabile che nuovi partiti o movimenti definiti di destra – e da molti considerati populisti – abbiano avuto negli anni recenti un notevole sviluppo e nel 2024, sia nelle elezioni europee che in quelle nei singoli Stati, abbiano realizzato notevoli successi. In Francia 11 milioni di francesi votano il Rassemblement National di Marine Le Pen, in Italia Giorgia Meloni è alla testa del governo (il suo partito detiene il 28% dei voti e con la coalizione di destra è arrivata al 44%). In Germania il governo formato da socialisti e verdi, con l’innaturale partecipazione dei liberali, viene ripetutamente sconfitto e per finire ha gettato la spugna. Nei sondaggi tutti assieme hanno un consenso inferiore al 20%. Nell’est del Paese stravince l’AfD, addirittura sospettata di simpatie naziste, con il 30% dei voti, ma si afferma pure il Partito della Wagenknecht, una rappresentante della sinistra estrema che condivide gli
atteggiamenti della destra in materia di immigrazione, che in alcuni Länder ha raccolto più del 15% dei voti. In Austria l’FPÖ, il partito populista, è il primo con il 29% dei voti. In Olanda il partito di Wilders è il più votato con il 24% dei voti, in Danimarca i democratici danesi considerati xenofobi, conquistano d’impeto 14 seggi, in Svezia l’estrema destra di Akason supera il 20%. In Spagna, per non permettere alla destra di andare al governo, il primo ministro socialista Sanchez accetta il ricatto dei catalani e dei baschi alfine di avere i loro voti per disporre di un’esigua e traballante maggioranza. Un discreto successo lo raggiunge VOX, una formazione politica con qualche nostalgia franchista.
Nascono due interrogativi. Il primo: qual è il collante, il motivo scatenante che ha dato origine a questi movimenti politici? Il secondo interrogativo è: sono, questi movimenti, assimilabili ai partiti conservatori, oggi in via di sparizione, o perlomeno potrebbero essere i loro successori in un quadro sociale oggi mutato? A proposito del collante che potrebbe essere un comun denominatore di queste formazioni, è chiaro che le sue componenti sono diverse. Ci sono nondimeno dei fondamenti comuni. Uno di questi è l’orientamento totalmente diverso e oppositivo nei confronti della sinistra politica. Verso di essa i partiti e i movimenti della «nuova destra» sono severi e compatti. Infatti, dalla concretezza di una socialdemocrazia impegnata coerentemente nella difesa degli interessi del mondo operaio (in parte scomparso) e delle classi più bisognose, si è passati a un sinistrismo estremo e di maniera che vuole – contrariamente alla socialdemocrazia di un tempo, appunto – cambiare il quadro istituzionale. La sinistra intellettuale (e qui ripeto un concetto già accennato nelle pagine precedenti) si batte oggi per una nuova concezione della famiglia, sostituendo tra l’altro madre e padre con genitrice e genitore, della sessualità confondendo talvolta libertà con libertinaggio, della genetica, per la monocultura mondiale e relativo meticciato, per la cancellazione delle nostre radici e con un’illimitata assunzione di colpevolezza per un passato da cancellare, il tutto sostenuto da una specie di dittatura culturale con il rifiuto di un vero e libero dibattito, ovvero con l’ostilità dell’intolleranza. Tali idee hanno oggi anche un seguito in vasti strati dell’opinione pubblica, avendo dapprima fatto presa nel mondo universitario degli Stati Uniti, influenzando poi, consciamente o inconsciamente il ceto me-
dio acculturato e urbano incapricciato in strane fantasie presunte progressiste e pseudo liberali.
Ovviamente sono stati estraniati, da questo coinvolgimento (favorito anche da un potere mediatico di parte) i ceti più modesti, che non sanno né vogliono sapere cosa voglia dire LGBTQ o l’espressione «Queer» e la cui ultima preoccupazione è quella, poniamo, per la creazione di gabinetti destinati ai «trans».
Le classi popolari, negli USA e poi anche in Europa, perplesse dinnanzi a linguaggi e pretese che non le concernono, si sono poi trovate in totale collisione con il radical-progressismo sul problema dell’immigrazione. Le masse popolari non condividono le politiche lassiste che aprono le porte a tutti e sostenendo chiunque arrivi con una generosità che ai bisognosi indigeni talvolta viene negata. Senza entrare nel dettaglio delle varie e svariate prese di posizione, non si può negare che il fenomeno diciamo eccessivamente aperturista in materia di immigrazione e gli argomenti e i movimenti che lo sostengono, stia preoccupando e anche irritando i ceti popolari.
A ciò si aggiungono gli inevitabili fenomeni collaterali nell’ambito della società, quale quello dell’aumentato tasso di criminalità legato alla realtà degli immigrati: si è cercato di negare questa realtà non pubblicando l’origine dei delinquenti con la scusa di non suscitare sentimenti di razzismo, che per contro, invece, viene alimentato proprio da questa censura, inducendo un sospetto di connivenza da parte delle autorità. Si tratta naturalmente di un problema vasto e complesso, che comunque è stato affrontato dalle autorità dei Paesi europei con una serie di errori (è lampante il caso della Francia), per esempio non chiedendo la necessità obbligatoria dell’integrazione a chi vuole venire a vivere in casa nostra. Ma parliamo con franchezza e aggiungiamo l’evidenza di alcuni fenomeni: in certi quartieri di città svedesi e della Germania le donne non hanno più il coraggio di circolare, né tantomeno di rientrare sole di notte; la delinquenza minorile è aumentata in modo preoccupante e in alcuni quartieri di città francesi detti «dortoirs», di fatto occupati da una maggioranza assoluta di stranieri e comunque immigrati, la polizia quando entra è in tenuta di sommossa; lo spaccio di droga in Europa è oggi in parte (o in larga parte, sostiene qualcuno) nelle mani dei nigeriani; e via di questo passo. È allora comprensibile la reazione spontanea della popolazione locale, indigena, in specie da parte di quei ceti chiamati dalla loro situazione economica e sociale a vivere a stretto contatto con una forte presenza di immigrati.
Continua nel prossimo numero
« Giuda nel Giardino dei Getsemani di Palazzo federale Echi dal Gran Consiglio »
