Schönberg, Schreker e Mendelssohn per OSI al LAC

Nov 26 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 64 Views • Commenti disabilitati su Schönberg, Schreker e Mendelssohn per OSI al LAC

Spazio musicale

«Verklärte Nacht» di Schönberg, che ha aperto il concerto OSI al LAC dell’11 novembre, è stata ispirata da una poesia di Richard Dehmel, giudicata generalmente mediocre. Tuttavia il Dehmel, nonostante lo scarso valore del suo lavoro e la poca stima di cui godeva, scrisse a Schönberg, dopo aver ascoltato per la prima volta la musica, queste intelligenti osservazioni: «Mi ero prefissato di seguire i motivi del mio testo nella sua composizione; tuttavia me ne dimenticai presto tanto venni affascinato dalla composizione.» Le parole del poeta si fanno apprezzare per la modestia, ma non solo. Colgono infatti un aspetto essenziale della concezione di Schönberg: non vero poema sinfonico, con minuta descrizione di fatti, ma musica intenta a ricreare la suggestione di una notte rischiarata dalla luna e a esprimere i sentimenti di una donna e del suo compagno, la prima timorosa perché gli deve confessare di essere incinta da un altro uomo, il secondo comprensivo e generoso, che perdona subito e assicura il suo amore per il bambino come se fosse proprio; poi la abbraccia.

Il direttore Robert Trevino ha effettuato una lettura straordinariamente appassionata della composizione. Possiede un temperamento  forte e deciso, che si manifesta anche nei gesti energici e carichi di stimoli per gli strumentisti. Hanno trovato perfetta espressione la paura e l’ansietà della donna come pure la rassicurante bontà del compagno e, infine, la ritrovata serenità, dove la musica, nelle ultime battute in «adagio», si estingue a poco a poco in un clima di spiritualità. Il Trevino ha ricevuto un’ottima collaborazione da parte dell’Orchestra della Svizzera italiana, sempre attenta e precisa nell’attuare le sue intenzioni interpretative. Attacchi scattanti, fraseggi tesi e incisivi nonché notevole qualità dei suoni (tra l’altro i violini, nei momenti più infocati, si sono fatti ammirare con sonorità di splendida lucentezza) hanno dato contributi fondamentali all’alto livello dell’esecuzione. Naturalmente molti applausi.

La «Kammersymphonie» di Franz Schreker, secondo numero in programma, è un lavoro eterogeneo. Si presenta come un insieme di frammenti, almeno questa è la mia impressione, alla rinfusa. Molto lavoro svolgono i fiati, che portano colore. Le melodie non vanno  oltre semplici accenni. Talvolta la musica viene animata da forti impeti, che tuttavia danno risultati inferiori alle aspirazioni del compositore. Nel complesso, la composizione non offre grandi valori e soffre di una certa monotonia. L’esecuzione ascoltata l’11 novembre ha messo in forte rilievo gli aspetti che portano la musica al di fuori del campo cameristico. Già l’organico è stato più numeroso dei ventitré strumenti solisti richiesti. Poi il direttore ha dato alquanto risalto ai passaggi che, almeno nelle intenzioni del compositore, dovrebbero distinguersi per forza e intensità, entrando nel campo della vera e propria musica sinfonica. Con ciò, certe carenze del lavoro dello Schreker, ad esempio la povertà dell’invenzione melodica, sono apparse in modo più evidente. In ogni caso il pubblico ha gradito questa parte del programma, applaudendo generosamente.

Ha concluso la serata la quinta sinfonia di Mendelssohn, un lavoro non facile da eseguire, non tanto per ragioni tecniche, quanto per il problema di trovare una linea interpretativa che venga a capo dei suoi molteplici e spesso contradditori aspetti. Molto lodevole è stata l’esecuzione del Trevino e dell’orchestra.

«La bohème» a Como

È partita in modo alquanto garibaldino «La bohème» andata in scena il 6 novembre al Teatro Sociale di Como, con molto slancio giovanile ma, d’altra parte, una scarsa attenzione alle finezze e alle preziosità della partitura. Quando però sono giunti i momenti di intenso lirismo l’esecuzione ha preso quota, facendo presa immediata sul pubblico. Sia fatta lode al direttore Giovanni Di Stefano: scelta opportuna dei tempi, mai troppo veloci e sempre tali da concedere alla musica il giusto respiro, grandi ondate melodiche che hanno messo a nudo il trasporto amoroso dei personaggi, proprietà di accenti e, nell’ultimo quadro, anche prestazioni orchestrali assai accurate hanno fatto emergere nel migliore dei modi i pregi del capolavoro pucciniano. Naturalmente, essenziale è stato il contributo di una compagnia di canto valida, omogenea e preparata a dovere. Della soprano Sarah Tisba (Mimì) sono piaciuti i mezzi limpidi, morbidi e caldi su tutta l’estensione come pure il modo di «portare» le frasi melodiche e la dolcezza dell’espressione. Il tenore Valerio Borgioni (Rodolfo) si è distinto con una voce di buona qualità, incisiva, capace di svettare senza problemi sugli acuti (folgorante il suo do4” in «Che gelida manina», eseguita «in tono»). Un’ottima impressione ha fatto il baritono Luca Galli (Marcello) per la robustezza e la qualità delle emissioni. Assai bene ha figurato la soprano Greta Doveri (Musetta), sia per la spensieratezza e la procacità nella scena al Café Momus, sia per la toccante pietà assistendo Mimì nell’ultimo quadro. A posto tutti gli altri.

La regia di Renata Scotto, pur dovendo muoversi nell’ambito di scene molto sparute, è stata all’altezza di tutte le situazioni, però con mano leggera e discreta, lasciando la musica sempre in primo piano e quindi permettendo di goderla in massimo grado. Piacerebbe che tutte le regie operistiche si ispirino a tali principi.

Successo molto caloroso. Nel pubblico e negli artisti era evidente la felicità di trovarsi finalmente in un teatro affollato in ogni ordine di posti. Per Renata Scotto, gli applausi hanno premiato il suo ottimo lavoro registico. Inoltre, hanno sicuramente manifestato  simpatia e ricordo per la sua carriera gloriosa come cantante (fece tappa anche a Como, in un indimenticabile «Elisir d’amore» accanto a Giuseppe Di Stefano). Commovente è stato il suo abbraccio alla Tisba, incontro di due Mimì, una del passato, l’altra del presente.

 

Carlo Rezzonico

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