Zibaldone (di tutto un po’)

Ott 31 • L'opinione, Prima Pagina • 1775 Views • Commenti disabilitati su Zibaldone (di tutto un po’)

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

Martin Landolt, presidente del partitucolo della consigliera federale detta “Giuda in gonnella”, pensa di farsi bello e guadagnare consensi attaccando il partito che l’ha gioiosamente “lasciato andare per la sua strada”, l’UDC-SVP. Dall’alto del suo scranno ha proclamato, letteralmente: “Fino a che punto una politica deve tingersi ancor più di marrone per far sì che tutti si rendano conto che puzza?” Una delicata e raffinata allusione a quella materia che solitamente è contraddistinta proprio dal colore chiamato in causa.

Christian Levrat ha definito il partito cui mi onoro di appartenere come “partito fascistoïde”. Un termine boomerang, vista la sua connotazione “cretinoïde”.

Un esimio municipale ticinese, che non merita neppure di essere nominato, si affaccia per la prima volta sul proscenio letterario cui segretamente ambiva per dirne quattro ad un paio di persone che gli stanno sulle … spalle, in modo sincero anche se non privo di un non so che di ruvido. Una condanna penale ne è conseguenza imprevista, da lui, non da noi.

Un presidente di partito ticinese difende a spada tratta l’esimio municipale ticinese, sollevando vasti consensi tra i suoi accoliti.

Il  portavoce e primo firmatario ticinese di un movimento di protesta che si prefigge di ridare al linguaggio politico la raffinatezza che non ha mai avuto sfodera il suo possente “Morgenstern” (clava chiodata, Google ne dà immagini sbagliate) in soccorso al municipale e al presidente ticinesi.

Da penultimo arriva, su questo portale, un intellettuale d’importazione, solitamente assennato e moderato, lo riconosco, a considerare che “uno slittamento di frizione”, unico e momentaneo, può ben essere perdonato o almeno tollerato.

E da ultimo arriva il sottoscritto, a far notare che tutto può essere perdonato e si deve perdonare, ma non a chi pretende di erigersi a immacolato censore degli altri.

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Adolf Ogi, simpatico ma incapace ex consigliere federale, oggetto di migliaia di barzellette della categoria “carabinieri” (come quella del carabiniere di Caltanisetta che fermava le automobili e ne assaggiava la benzina perché gli avevano dato l’ordine di bloccare tutte le macchine che andavano a Marsala) non ha creduto ai suoi occhi quando la “Sonntagszeitung” gli ha dato l’occasione di tornare, per un fuggevole attimo, sul proscenio politico nazionale. Lo ha fatto, da moscerino politico quale è sempre stato, una sconfitta dopo l’altra, memorabile quella per l’affidamento delle Olimpiadi invernali del 2006 al Vallese invece che a Torino, relegato per finire in un cantuccio della sala dei bottoni, lo ha fatto, dicevo, attaccando duramente Christoph Blocher (“una pazzìa”, “una catastrofe”), un gigante gigantesco nei suoi confronti. Come dire un moscerino che vuol abbattere il Cervino a colpi di ali.

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Ho letto a suo tempo le biografie dei Consiglieri federali dal 1848 al 1997, libro edito da Dadò, che me ha fatto omaggio, e lo ringrazio. Di quelli dal 1950 in poi ne ho conosciuti molti tramite la loro attività, e molti ne ho dimenticati. Dal 1980 in poi credo che potrei, con qualche sforzo, ricordarli tutti. Purtroppo, il partito nel quale mi riconosco, sempre sottorappresentato in Consiglio federale, è riuscito a “produrre” i 3 più incapaci consiglieri che io ricordo: primo, o ultimo, Samuel Schmid, in questo senso campione assoluto, arrogante e presuntuoso quanto antipatico e disastroso nel suo intento di rendere il nostro esercito “Natocompatibile” (in assurda e colpevole complicità con il comandante in capo Christophe Keckeis). Secondo, o penultimo, a ruota, proprio Adolf Ogi, beneficiario di una carica incredibile di umana simpatia, ma della consistenza politica di un cucchiaio di neve esposto da due ore al solleone d’agosto. Terzo, o terzultimo, ma in folto gruppo, a 37 secondi, Leon Schlumpf, padre della gentildonna che abbiamo adesso a Berna. La volata di questo gruppo è già stata vinta da Didier Burkhalter, ma molta gente ancora non lo sa.

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La Svizzera deve la sua salvezza, e direi anche la sua (ancora) esistenza, alla neutralità, intesa come un non mai mettere il becco nelle faccende altrui. Se prendi posizione per una qualsiasi parte, diventi automaticamente inviso ad un’altra. Una nozione semplice semplice, ma che non riesce a passare le spesse meningi (sono tre: dura madre, pia madre e aracnoide) di certi nostri governanti.

Sotto il patronato d’onore del CF Ueli Maurer alcune settimane fa si è svolta a Payerne la manifestazione aeronautica denominata “Air l4”; in pratica i festeggiamenti ufficiali del centenario di esistenza dell’aviazione militare elvetica. Alla stessa era stata invitata da tempo una pattuglia acrobatica russa (“Russian Knights”). Due settimane prima dell’evento, a conseguenza di quanto stava e sta accadendo in Ucraina, l’invito è stato disdetto senza tanti complimenti. Una cosa che mi aveva lasciato perplesso, da parte di un dipartimento diretto da Maurer.

Ho poi saputo, tramite amici che ho ancora nella segreteria nazionale UDC-SVP, che l’annullamento era stato voluto e per finire imposto dal Presidente della Confederazione, che da quando è stato eletto a un’effimera e vacua presidenza dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) si crede diventato personaggio di livello mondiale (era già capitato a Joseph Deiss quando fu delegato a presiedere per qualche ora l’Assemblea generale dell’ONU nel Palazzo di Vetro, e capita adesso anche a Matteo Renzi con la presidenza del Consiglio dell’UE) e ne combina di sue a danno della Svizzera. Informazione che ha trovato pronta conferma nella “Weltwoche” nr. 34.14. Burkhalter quindi, con gli altri 5 CF ben contenti, come sempre, di un’altra occasione per infliggere un ulteriore sgarbo, tramite la persona di Maurer, all’esecrato partito di Toni Brunner. Purtroppo però, anche a danno delle nostre relazioni con la Russia di Putin. Che non è tipo che si leghi le cose al dito per poi dimenticarle. E con danno grave alla neutralità che è la sola arma di cui disponiamo per assicurare la nostra sopravvivenza.

Credo proprio che dovrò cambiare le mie classifiche. Didier Burkhalter è ancora peggio di Samuel Schmid. Passerà alla storia come vincitore della volata di cui ho detto sopra.

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