All’ombra del minareto

Dic 13 • L'opinione, Prima Pagina • 655 Views • Commenti disabilitati su All’ombra del minareto

Con questo numero, riprendiamo una rubrica pubblicata qualche anno fa durante la campagna di voto sul divieto dei minareti in Svizzera.

 

Anna Lauwaert, LocoAnna Lauwaert, che ha approfondito il tema Islam nei suoi molteplici risvolti, ci ha fornito un copioso materiale che divulgheremo a puntate.

 

“Ogni equivoco, ogni malinteso suscita la morte; solo il linguaggio chiaro, la parola semplice, può salvare da questa morte” – Camus – l’homme révolté 1951

 

A proposito dell’Islam, nel limite delle mie conoscenze al giorno d’oggi.

Premessa

Fin da piccola l’Oriente e in seguito l’Islam m’interessano.

Mio padre mi leggeva belle storie: Ali Babà, Sindbad, le Mille e una notte, e anche quelle dell’Antico testamento.

Nel 1956, in Congo, ho incontrato dei veri musulmani: i Senegalesi che commerciavano in ebano e avorio. Erano alti, belli, vestiti con toghe colorate e, siccome non bevevano alcool, avevano la reputazione di essere “gente seria”, diversa dai “nostri” Congolesi che erano dei “bonvivants”.

Negli anni 1960, ho scoperto la letteratura orientalista con Omar Khayyam, Saadi e altri Hafiz pubblicati nella meravigliosa edizione Piazza e più tardi da Seghers.

Fine anni 1970, ho curato immigrati maghrebini nell’ospedale di un quartiere popolare a Bruxelles. Era gente carina. Mi portavano un ricordino dal loro pellegrinaggio alla Mecca. Ho anche curato l’attaché culturale dell’ambasciata del Marocco, che era come il personaggio dell’ottimo film “L’union sacrée” che Alexandre Arcady  realizzò nel 1989.

Però, in quelli anni successe qualcosa di inquietante. Mia cugina era insegnante. Una sera arrivò da noi sconvolta e ci spiegò che aveva punito un ragazzino che le aveva risposto “Oggi sei tu che comandi, tra poco saremo noi a comandare”… Un bimbo di 10 anni non inventa questo, ma ripete ciò che sente in casa.

Per diversi anni, sono stata assorbita dalla mia passione per la montagna e nel 1980 la mia immigrazione in Svizzera.

Nel 1990 sono stata ospite della spedizione di Mountain Wilderness, “Free K2” al K2 in Pakistan ed è cosi che è iniziata la mia vera odissea con l’Islam.

Nel 1991 ho percorso il trekking Biafo-Hispar da sola con 2 portatori ismailiti e 3 sciiti. Ho soggiornato presso una famiglia sunnita e una ismaelita. Col mio accompagnatore abbiamo girovagato per un mese da Karachi fino al Passo Kungerab lungo la mitica Karakorum High Way (vedi il mio libro “Des raisins trop verts” https://atelier-ca-della-fiola.blogspot.com/p/des-raisins-trop-verts.html ).

Nel 1992 ho ospitato quel ragazzo a casa mia, a Berzona, durante 3 mesi, per permettergli di seguire la formazione di capo-gita offerta dal CAS.

Poi, sono andata come volontaria a Calcutta in un orfanotrofio di Dominique Lapierre (autore di “La città della gioia”) dove mi sono schierata dalla parte dei poveri, cioè i musulmani. Ogni volta che mi sono trovata in difficoltà è a loro che mi sono rivolta (vedi il mio libro “Les oiseaux noirs de Calcutta” https://atelier-ca-della-fiola.blogspot.com/p/en-inde-les-oiseaux-noirs-de-calcutta.html).

Tornata a casa sono stata molto malata per diversi anni. È stata  la fine dei miei viaggi, delle mie montagne e delle mie illusioni.

Ho dovuto cambiare vita e interessi ed è cosi che ho iniziato a guardarmi attorno e a chiedermi “Ma che cosa ci sta succedendo?”

Se non fossi stata in Pakistan, non avrei notato la differenza tra i musulmani incontrati in Pakistan e quelli incontrati a Bruxelles, non avrei intuito, né cercato di capire ciò che ci sta succedendo.

Piccola cronologia

Avvertimento: questa non è una lezione di storia, è uno schizzo schematico.

5000 anni fa, delle tribù nomadi iniziarono a scrivere le loro tribolazioni col loro Onnipotente. Noi chiamiamo “Antico testamento” la raccolta di questi libri.

L’ebraismo non è stato creato da un fondatore, è la lenta evoluzione della relazione di un popolo col suo creatore.

Domanda: come mai la storia del popolo ebreo che viveva nel Medio Oriente ha preso così tanta importanza nella nostra Europa che è completamente diversa?

5000 fa, cioè 3000 anni prima della nostra era cristiana, l’Europa non era un deserto bensì godeva di una civiltà fiorente. Grosso modo: Altamira, Lascaux, Stonehenge, Monte Bego ne testimoniano (vedi Franco Binda “Archeologia rupestre nella Svizzera italiana”, ma anche “Luoghi energetici in Ticino” di Claudio Andretta perché numerosi edifici “speciali” come sorgenti, fontane, cappelle, chiese, castelli, ecc. sono costruiti su luoghi “energetici” già conosciuti nella preistoria.).

2000 anni fa il Medio Oriente è colonizzato dai Romani. In un periodo di gravi instabilità appare un personaggio ribelle che contesta l’establishment ebreo (lo chiameremo Gesù). Egli verrà condannato alla crocefissione. Una cinquantina di anni dopo la sua morte, i discendenti dei suoi seguaci scrivono non la sua biografia, bensì dei “testi pedagogici” (che noi chiamiamo vangeli) per insegnare la nuova filosofia che diventerà il cristianesimo.

Cioè il cristianesimo non è stato creato da un fondatore, ma è la lenta evoluzione di un pensiero che verrà sviluppato progressivamente da teologi e Concili.

Il battesimo di Clodoveo nel 496 segna l’insediamento del cristianesimo nelle nostre regioni.

Il papa Gregorio scrisse ad Agostino di Canterbury (534 – 604) che era in missione per evangelizzare gli Inglesi di “non distruggere gli idoli, né i templi ma di orientarli verso il culto del vero Dio” (vedi “Mythologie chrétienne” di Philippe Walter).

Cosi la cristianizzazione avvolse i culti esistenti e il solstizio d’inverno con la rinascita del sole diventò Natale con la nascita di Gesù che è la Luce del mondo.

L’equinozio di primavera diventò Pasqua con la risurrezione di Gesù, ecc.

Nel 571 nacque Maometto che diventò il profeta dei musulmani e fu il fondatore dell’Islam…

Continua nel prossimo numero

 

 

 

 

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