Le ragazze dello Stato islamico…adesso vogliono tornare a casa!

Ott 31 • L'opinione, Prima Pagina • 1453 Views • Commenti disabilitati su Le ragazze dello Stato islamico…adesso vogliono tornare a casa!

Da Boulevard Voltaire del 14 ottobre riprendiamo un articolo di stretta attualità a firma Robin de La Roche

Si chiamano Sabina e Samra. Hanno 15 e 17 anni. Il loro passaporto è austriaco. Sono partite a “fare la djihad” in Siria. il che, di fatto, s’è tradotto in un matrimonio e una gravidanza. E adesso, guess what? Vogliono tornare a casa. Non così in fretta!

Si conoscono, grazie alla testimonianza della piccola Assia in Francia, le tecniche di dissimulazione insegnate ai piccoli: non dire nulla ai genitori, avere due conti Facebook – uno innocente e l’altro di propaganda islamica – e, anche se le cose si aggravano, pretendere che “è finita, ho capito, è stato un errore, mi sono fatta manipolare” per poter poi agire più tardi clandestinamente.  

Queste informazioni sulla perversità estrema degli agenti infiltrati (che sono donne quando il bersaglio è una ragazzina) devono metterci in guardia da qualsiasi domanda di ritornare. È così che il problema si pone ora all’Austria, a seguito della domanda di Sabina e Samra di tornare all’ovile, con nel ventre il frutto della djihad.

Si è recentemente potuto sentire d’identiche domande da parte di djihadisti con il passaporto britannico. Delusi dal fatto che le azioni militari sul posto non siano dirette contro il regime siriano, bensì equivalgano piuttosto a delle guerre fra gang (a detta loro), dei giovani djihadisti hanno chiesto a Londra la possibilità di tornare sull’isola, preferibilmente senza passare dalla casella “prigione”.

Un po’ dappertutto in Occidente si levano voci per esigere che dai governi che proibiscano a questi djihadisti di tornare sul territorio di cui possiedono il passaporto. È evidentemente un rompicapo legale, al quale le autorità preferiscono rispondere con una teoria sul disindottrinamento.

La storia dell’Islam, da Maometto ai giorni nostri – e la storia delle religioni nel loro insieme – non parla a favore di un facile lavaggio del cervello che farebbe abbandonare la fede a giovani convertiti. E ciò che, soprattutto, temono gli esperti in lotta contro il terrorismo, è giustamente il ritorno. Con o senza ex-futuro-djihadista nel ventre, queste ragazze – come i ragazzi che le hanno accompagnate – devono essere guardate innanzitutto come altrettante minacce, delle bombe a scoppio ritardato che tentano di penetrare sui nostri territori. Bisogna ricordarsi della caduta di Costantinopoli.

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