Truffa del vino: siamo alle decisioni finali!

Lug 22 • Dal Cantone, Prima Pagina • 601 Views • Commenti disabilitati su Truffa del vino: siamo alle decisioni finali!

Dal 2016 al 2018 la Guardia di Finanza e i Carabinieri di Canelli (Piemonte) arrestarono circa una ventina di persone coinvolte in una truffa e contraffazione di merci. «La truffa del vino» arrivò pure nel nostro cantone a seguito di una segnalazione in magistratura di una persona attiva nel ramo. L’inchiesta vide coinvolte cinque persone che dallo scorso 23 al 26 giugno sono state processate dalla Corte delle Assise criminali.

La truffa consisteva nello spacciare del vino comune come prodotto di alta qualità. Si vinificava del Barbera aggiungendo degli aromi, glicerina, tannini e altri prodotti adatti per imitare i prodotti originali. La base era nell’Astigiano e nell’arco di due anni, dal 2016 al 2018 avrebbero falsificato oltre 50’000 bottiglie. Le persone coinvolte avevano dei ruoli ben definiti: vi era chi produceva il nettare «falso», chi era incaricato di contraffare la bevanda e chi la vendeva in Italia, Svizzera e Germania. Gli inquirenti avevano sequestrato oltre 15’000 bottiglie di cui alcune migliaia nel nostro cantone. In Italia erano stati sequestrati alcuni cliché per la stampa delle etichette, più di 10’500 etichette singole oltre a 8’400 contrassegni statali per le denominazioni Doc e Docg, nonché 165’000 capsule per la chiusura per bottiglie con marchi o loghi di aziende vitivinicole e anche 200 chili di sostanze vietate in enologia, quali aromi, sciroppi e coloranti che servivano per camuffare i prodotti. Vini che si facevano passare per cantine storiche e pregiate, come Gaja, Antinori, Ornellaia, ecc.  Questi prodotti erano stati venduti pure a catene commerciali del nostro territorio.

In Ticino, i cinque imputati erano accusati di truffa e contraffazione di merci quali principali ipotesi di reato e anche di altri reati minori. I cinque Ticinesi, in un primo tempo, si erano definiti vittime in quanto non sapevano che quello che stavano trattando fosse in realtà un vino comune.

Il presidente della Corte delle Criminali Amos Pagnamenta ha deciso che le trentamila bottiglie sequestrate vengano stoccate, re-imbottigliate e messe all’asta con bottiglie generiche che ne permettano la relativa vendita, per non smaltire decine di litri di vino comunque buono. Questa sentenza ha acceso un dibattito, riteniamo corretto, nel settore vitivinicolo.

L’associazione di categoria Interprofessionale del Vino e della Vite (Ivvt) che contesta parte della motivazione date dal presidente della Corte delle Criminali.

La Ivvt interviene anche in difesa del consumatore e per una questione di equità. Solitamente le partite di merci contraffatte: borse, capi d’abbigliamento, orologi, ecc. vengono distrutti. Perché ora si decide di non seguire questa prassi? In Svizzera annualmente si sprecano 2,8 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, ma non inviare al macero 30’000 bottiglie di vino contraffatto per motivi morali è poco sostenibile.

Questo prodotto non possiede certificati di origini veritieri. Il medesimo dovrebbe essere inserito nella categoria 3 con la denominazione di Vino da Tavola di Origine Europea.

Con un valore di franchi 2,95 senza indicazione di annata e senza alcun nome di fantasia. Oltre che stappare le bottiglie per distruggere il tappo che riporta sempre il nome di chi lo produce.

Il mercato locale vive già un momento di difficoltà e aggiungere altre 30’000 bottiglie creerà un danno non indifferente al medesimo e a chi lavora onestamente.

L’associazione Ivvt ha scritto, oltre che al dipartimento di Norman Gobbi, a diversi altri attori del settore coinvolti. La stessa richiama l’attenzione sul fatto che, se ci fosse stata sofisticazione, questo prodotto non potrebbe essere immesso sul mercato.

Si attende la decisione del cantone, augurandosi che sia diversa da quella della Corte delle criminali.

Per onore di cronaca indichiamo pure che la Corte delle assise criminali di Lugano ha condannato quattro dei cinque imputati della cosiddetta «truffa del vino». Le pene sono tuttavia state ridimensionate rispetto alle richieste della pubblica accusa. La pena più severa è stata decisa per la «mente» del raggiro, un 68enne che è stato condannato a 3 anni (di cui 6 mesi da espiare).

Per gli altri tre le pene vanno dai 16 mesi a 2 anni e mezzo di detenzione sospesi o sospesi parzialmente. Nessuno comunque andrà in prigione. Il più giovane degli imputati è invece stato assolto perché il suo ruolo nella vicenda non è stato determinante al punto da configurare un reato.

FRG

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