Stanno svendendo la Svizzera al prezzo di saldi

Feb 11 • L'opinione, Prima Pagina • 567 Views • Commenti disabilitati su Stanno svendendo la Svizzera al prezzo di saldi

La campagna saldi è stata lanciata grazie alle lungimiranti e le profonde cogitazioni dei rossoverdi e naturalmente dei paladini del progressismo più sfrenato e della strenua difesa dei diritti umani. In modo particolare, a favore dei furbi di tre cotte che in questo paese hanno trovato lo Shangri-la, sistemazione ideale e che di certo non li farà tornare da dove sono venuti: chi glielo fa fare? «Francia o Spagna, basta che se magna!»

E allora, così tanto per non farci mancare niente, riecco l’idea di seconda mano: lo Ius soli. L’aveva lanciata in Italia l’ex ministra per l’integrazione ed eurodeputata «italo-congolese» Cécile Kyenge. Gli Italiani, che di problemi con l’immigrazione incontrollata e abusiva (vedi gli sbarchi quotidiani), ne hanno fin sopra i capelli, non si sono fatti incantare, poiché se questo «diritto» venisse applicato, citiamo: «l’Italia non sarà più degli Italiani». (fdc)

Inutile dire che l’idea, sempre che la si possa considerare tale, ha sempre avuto e ha tuttora l’incondizionato sostegno della sinistra! Ciò non ci meraviglia, figuriamoci! E allora, anche da noi, eccoci a pappagallare. Accade quando un partito ha pochissime idee programmatiche, a parte le tiritere ambientaliste, ma un’abbondante presenza di erba rampicante nel cervello che impedisce la necessaria irrorazione sanguigna. Eccoti allora la grande novità: lo Ius soli. E questi talebani ambientalisti ambiscono a diventare il terzo partito della Svizzera? Allora stiamo freschi! Ora vediamo cosa potrebbe accadere, se questa geniale trovata dovesse essere approvata ed entrare in vigore.

Una coppia proveniente da un paese islamico viene accolta da noi con la solita generosità pelosa. Dopo circa un anno di permanenza all’insegna del tutto dovuto e tutto pagato, nasce un figlio. Passa un altro anno e ne nasce un altro. Lo Ius soli, intanto, permette di considerarli «cittadini Svizzeri» a tutti gli effetti. Il tempo passa, i due bimbi crescono, ma in famiglia non si parla la lingua del paese che ti ha accolto. Ai nostri ospiti, non interessano minimamente le nostre tradizioni, abitudini, la nostra storia, la cultura e il modo di comportarsi. Insomma, d’integrarsi non hanno alcuna intenzione. Il marito, islamico, non può lavorare a causa di «problemi psichici» dovuti alla guerra che si combatte nel suo paese d’origine. Impone alla moglie di comportarsi e vestirsi come esige il Corano, altrimenti sono guai. Inoltre, proibisce ai figli di socializzare e frequentare gli infedeli autoctoni, glorificando invece i valori dell’Islam e paradossalmente, del paese dal quale però se l’è data a gambe. Lo descrive molto più bello e migliore della Svizzera e naturalmente degli Svizzeri. Ma di schiodarsi da qui non se ne parla! Intanto i figli crescono e frequentano una moschea. L’imam inculca loro i precetti del Profeta, mettendoli in guardia dai pericoli della civiltà cristiana, che va combattuta con ogni mezzo: anche con la spada! Un giorno, ai due ragazzi oramai in età di reclutamento, in quanto «Svizzeri» viene recapitato l’ordine di marcia. Sono oramai soldati, ai quali è stata consegnata un’arma! Ma pur essendo «Svizzeri», di questo paese a loro non importa nulla. Indovinate cosa potrebbe accadere, se un giorno i «neo Svizzeri» provenienti dagli antipodi, decidessero di crearci problemi?

Siamo convinti che un «giro di vite» sia assolutamente necessario, dobbiamo svegliarci dal torpore indotto dal pensiero unico, prima che sia troppo tardi e sperando che non lo sia già! Quindi, non ci si venga a raccontare che in questo paese va tutto bene, oppure che va bene così, perché non siamo assolutamente d’accordo! Stessa cosa vale per la bislacca idea di «far votare gli stranieri»: Locarnesi: ci siete o ci fate?

Stiamo assistendo alla svendita della Svizzera, grazie alle numerose metastasi prodotte da note aree politiche e da tronfi personaggi disposti a vendersi per qualche tappeto rosso steso all’estero e pacche sulle spalle. Un ignobile asservimento a imposizioni e pressioni provenienti da poteri stranieri e corrotte organizzazioni sovrannazionali al soldo di «democratiche mazzette».

Profetico il discorso pronunciato da Blocher il 23 gennaio scorso all’Albisgüetli, dal quale traspare preoccupazione per il futuro di questo paese. Inquietudini che condividiamo, in quanto ci sono avvisaglie di tempi assai difficili, che fra non molto saremo costretti a dover affrontare. Sono a rischio, citando Christoph Blocher, «quei valori (indipendenza, Stato di diritto, democrazia, neutralità e diritti fondamentali) che hanno reso forte la Svizzera, e ora pericolosamente indeboliti dalle politiche del centro-sinistra. […] Una Svizzera di nove milioni di persone crea problemi gravissimi, un pericoloso stato d’emergenza in ogni ambito: scuole, ospedali, medici, personale infermieristico, traffico, abitazioni e cantoni che denunciano criticità dovute alla politica d’asilo fuori controllo che genera ingenti costi e criminalità». (fdc)

Il futuro della Svizzera, la nostra neutralità – già pericolosamente messa a rischio – e i nostri valori, sono in fase di rottamazione grazie alla «classe politica» che ci ritroviamo, sempre prona al volere dell’UE e degli USA. Si sta praticando un gioco pericoloso e letale, paragonabile alla roulette russa: sappiamo cosa potrebbe accadere dopo aver ruotato il tamburo e premuto il grilletto!

 

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