L’oasi felice UE

Feb 11 • L'opinione, Prima Pagina • 481 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 29 gennaio 2023. Il 29 gennaio 1886, Karl Benz ottiene il brevetto per il suo triciclo con motore a scoppio «Patente Motorwagen». L’innovativo uso congiunto di carburatore, raffreddamento ad acqua, accensione elettrica, sistema di sterzatura e telaio tubolare, ne fa la prima automobile della storia.

Tariffe del Gas verso un calo del 40%

«Non voglio dire cose che poi non si verificheranno, ma contiamo che da inizio febbraio, i costi del gas possano scendere di circa il 40%, anche in bolletta».  Il ministro all’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso di un convegno organizzato dalla Lega a Milano, ha confermato che la recente discesa dei prezzi del gas sotto i 60 euro/megawattora (minimi da dicembre 2021) si rifletterà anche sui prezzi. Nella prossima riunione, secondo quanto si apprende, l’Arera dovrebbe confermare un taglio del 40% ai prezzi del gas dal 3 febbraio per gli utenti del mercato tutelato. Il titolare del dicastero di Via XX Settembre ha inoltre ribadito che il governo è al lavoro su «un meccanismo per il quale si paghi a un prezzo che ho definito politico i consumi in linea con i precedenti e con prezzi che seguono il mercato le eccedenze, per premiare i virtuosi e chi risparmia nei consumi». In sostanza, si dovrebbero applicare tariffe minime ancorate «ai valori del 2020 e precedenti» su almeno 3/4 dei consumi. L’altro 25% si pagherà a tariffa piena. Con questo meccanismo si dovrebbe sopperire alla scadenza di fine marzo degli aiuti sulle bollette previsti dalla legge di Bilancio. «Ci stiamo lavorando e speriamo di arrivare in tempo per marzo, mi sembra che le cose vadano un po’ meglio», ha proseguito Giorgetti. Omissis.

( Il Giornale Gennaio 2023 Gian Maria De Francesco)

La corsa contro il tempo di Kiev; Mosca prepara nuovi attacchi entro il 24 febbraio

L’Ucraina attende con il fiato sospeso l’arrivo dei nuovi armamenti promessi dal blocco occidentale. Stati Uniti e Germania hanno dato il via libera per inviare a Kiev i Leopard e gli Abrams, ovvero i carri armati richiesti da Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha ringraziato gli alleati ma ha chiesto anche i jet F-16, temendo una sempre più imminente offensiva russa capace di stravolgere l’esito della guerra. Il tempo scorre e non sembra essere un alleato di Zelensky, visto che i tank dovrebbero essere pronti tra qualche mese: due o tre per i Leopard, ancora di più per gli Abrams. Nel frattempo Oleksii Danilov, segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa dell’Ucraina, ha dichiarato a Radio Svoboda che la Russia starebbe preparando una nuova ondata di attacchi in vista del prossimo 24 febbraio, anniversario annuale dello scoppio della guerra. Danilov ha quindi aggiunto che l’obiettivo russo è quello di ampliare i confini degli oblast orientali di Donetsk e Luhansk. Secondo il consigliere ucraino, dunque, i prossimi mesi saranno molto difficili per l’Ucraina «poiché la Russia intensificherà le offensive» e «l’Ucraina attende le tanto necessarie consegne di armi recentemente promesse dagli alleati occidentali». Per Kiev, è partita una complicata corsa contro il tempo, tra la paura di subire nuove offensive a un anno dallo scoppio delle ostilità e il rischio di ricevere tank e nuovi armamenti quando sarà ormai troppo tardi. Omissis. In ogni caso, l’eventualità di una possibile escalation da parte di Mosca resta tale ed è da prendere seriamente in considerazione. Fino a oggi il comportamento della Russia è stato imprevedibile. In altre parole, Mosca ha dato poco peso a date e anniversari, tanto più a quelli ipotizzati dall’opinione pubblica occidentale. Lo scorso maggio, ad esempio, si era diffusa l’ipotesi secondo cui il Cremlino avrebbe potuto terminare la missione in Ucraina in concomitanza con il 9 maggio, il Giorno della Vittoria. Al contrario, da Londra si riteneva che la Russia avesse bisogno di una mobilitazione di massa del suo popolo e che, quindi, in occasione della giornata del ricordo della vittoria russa sul nazismo, il Cremlino avrebbe potuto dichiarare una guerra totale a Kiev. In precedenza, nelle prime settimane del conflitto, si ipotizzava che Vladimir Putin volesse conquistare l’Ucraina per poi, nel giro di qualche mese, fagocitare le Repubbliche Baltiche, la Polonia e una gran parte dell’Europa. Anche in quel caso non sarebbe accaduto niente di quanto preventivato. Tornando al prossimo 24 febbraio, Danilov è tuttavia certo della minaccia: «I russi si stanno preparando per la massima attivazione, tenendo conto del fatto che si tratta di persone dell’URSS, e credono che entro l’anniversario dovrebbero avere dei risultati. Non è un segreto che si stiano preparando per una nuova ondata in vista del 24 febbraio. C’è da capire su quali fronti vorranno colpire».

( Insider Over gennaio 2023 Federico Giuliani)

La Francia riarma, Macron investe 400 miliardi in armi. Basteranno?

In questi giorni all’Eliseo, ma anche ai Ministeri della Difesa e delle Finanze, vi è molto fermento (e qualche segreto imbarazzo…). Nonostante il clima festivo, le riunioni si intrecciano e si sovrappongono senza requie. Entro gennaio il presidente Emmanuel Macron dovrà presentare la nuova «Loi de programmation militare» (LPM), ovvero il piano d’investimenti 2024-2030 per le forze armate transalpine, e sottoporlo a marzo al Parlamento. Un puzzle complicato. I nuovi scenari bellici a Est hanno bruscamente interrotto la lunga, sonnacchiosa (e assai sparagnina) routine governativa — un susseguirsi costante di tagli al budget della Difesa con disastrose conseguenze sui mezzi e i sistemi d’arma convenzionali— che tanto aveva fatto brontolare i generali col kepì. Un caso su tutti. Nel luglio 2017, l’allora capo di stato maggiore, il generale Pierre de Villiers, si dimise clamorosamente in aperta polemica con l’appena nominato Macron per protestare contro l’ennesimo colpo basso. Il neo presidente, dimentico delle tante promesse fatte in campagna elettorale, sforbiciò di colpo 850 milioni di euro al già risicato bilancio delle forze armate, causando uno scontro durissimo con l’istituzione militare. Torniamo all’oggi. Il conflitto ucraino, sommato alle difficoltà crescenti nell’ex Africa francese e alla penuria estrema degli arsenali — ormai quasi completamente svuotati dopo anni di lesina e dai troppo generosi aiuti a Kiev — impone ormai un radicale cambio di paradigma politico e strategico e soprattutto tanti, tantissimi quattrini. Se la Francia vuole restare una potenza militare credibile sono necessari almeno 400 miliardi di euro spalmati su sette anni: cento miliardi e rotti in più della precedente LPM 2019-2025. Un investimento pesantissimo ma già insidiato dall’inflazione, dai costi dell’energia oltre che dalla corsa mondiale agli armamenti. Dunque si prospetta un percorso disseminato d’imprevisti e infinite variabili che costringerà i legislatori a scelte difficili. Come si legge nella «Revue national stratégique», il documento preparatorio alla LPM presentato da Macron a Tolone lo scorso 8 novembre, la Francia investirà non solo nelle nuove tecnologie (difesa cibernetica e sicurezza spaziale) ma cercherà di forgiare nuovamente un dispositivo capace di condurre operazioni convenzionali ad alta intensità privilegiando artiglieria e carri armati — drasticamente ridotti nell’ultimo trentennio — e si doterà, alla luce delle lezioni ucraine, di droni d’ultima generazione. Uno sforzo industriale importante che necessita però di munizionamento adeguato e ingenti stock di pezzi di ricambio e, dato non secondario, anzi — di personale più giovane e meglio addestrato. Sul terreno servono soldati giovani e motivati. Da qui, anche in vista dei Giochi olimpici dell’estate 2024, il bisogno di rimpolpare, raddoppiando i 40 mila effettivi oggi disponibili, i ranghi della Riserva dell’Esercito (CESR) composta da ex militari e destinati per lo più alla sorveglianza del territorio nazionale nell’operazione «Sentinelle» e compiti similari. A fare le spese della nuova LPM saranno i programmi ritenuti meno urgenti posticipando (o cancellando) la consegna di nuove fregate e sommergibili, di altri jet Rafale e di veicoli blindati leggeri. Ma la vittima più illustre rischia d’essere la tanto attesa nuova portaerei. Gli analisti considerano ormai defunto il progetto PANG — la portaerei di nuova generazione a propulsione nucleare, che doveva sostituire nel prossimo decennio l’ormai acciaccata «Charles de Gaulle» in linea dal 1994 e sempre più spesso ormeggiata in cantiere per continui lavori di manutenzione. Per la vecchia signora dei mari la pensione è sempre più lontana.

(Marco Valle 2023)

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