Papaveri e papere

Feb 5 • L'opinione, Prima Pagina • 206 Views • Commenti disabilitati su Papaveri e papere

A proposito, possiamo sapere quanto ci costerà la nostra candidatura al Consiglio di sicurezza dell’ONU, a parte il rischio di scientemente rottamare la nostra neutralità? Ah già, “contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza nel mondo”.

Per ora, ci risulta, stiamo solo contribuendo a foraggiare a suon di milioni questo tempio della pace e della sicurezza! I franchetti svizzeri fanno sempre gola e siccome la nostra proverbiale generosità è nota anche agli antipodi, facciamoci riconoscere!

Sommaruga & Cassis, promotori di questa azzardata avventura – discorsi virtuali a parte – dovrebbero prima di tutto garantire la sicurezza interna della Svizzera, messa a rischio dall’accoglienza indiscriminata di gente ed etnie che con la nostra cultura nulla hanno a che fare, e che un domani assai prossimo, potrebbero crearci non pochi problemi. Ma per la boria, la smania di visibilità e protagonismo, questo e altro!

Ci sembra opportuno citare ciò che ebbe a dichiarare Jenö Staehelin, che è stato il nostro primo ambasciatore all’ONU: “…se la Svizzera dovesse ottenere un seggio al Consiglio di sicurezza, le pressioni da parte delle grandi potenze non tarderanno a manifestarsi e alle quali sarà difficile sottrarsi” (sic!)

Infatti, nel 2009, CF e Parlamento – su forti pressioni – hanno letteralmente issato bandiera bianca, rinunciando al segreto bancario! In futuro, se dovessimo ottenere il seggio al Consiglio di sicurezza dell’ONU, a che cosa saremo ancora chiamati a dover rinunciare? Sicuramente alla nostra indipendenza e neutralità, ma ciò non sembra inquietare i nostri due – si fa per dire – “statisti”.

Ribadiamo quanto già scritto tempo fa su Il Paese: non riusciamo a comprendere questa voglia matta di voler andare a cercarci grane in questo Consiglio, ritenendo già inutile quel mega organismo delle Nazioni unite, che “unite” propriamente non sono.

È palese che ognuno in quella organizzazione fa il proprio interesse, diciamo i “cavoli suoi”. Se poi dovessimo parlare della credibilità di quell’organismo, visto ciò che accade nel mondo, proprio non ci siamo! Abbiamo l’impressione, che l’ex presidenta della Confederazione e il ministro degli esteri, vogliano profilarsi a tutti i costi, come dire “après moi, le déluge!”. Per quanto concerne la nostra storia, ma chi se ne frega! Poveri noi, in che mani ci siamo cacciati!

Naturalmente, il Parlamento ha approvato l’inoltro della candidatura. Come meravigliarsi: con quel che passa il convento e con certi deputati “rigommati” che ci ritroviamo, non ci si deve stupire più di tanto. Insomma, abbiamo sempre a che fare con quelle forze che si definiscono “progressiste” e che nel Parlamento abbondano. Strano, ma noi abbiamo la netta impressione che ci si stia avviando inesorabilmente verso un progresso nel regresso; per quanto riguarda questo paese, poco ma  sicuro!

Pur di raggiungere lo scopo, ci si viene a raccontare che, citiamo: “Cerchiamo soluzioni consensuali sia nella nostra politica interna sia in quella estera. L’unica via per creare consenso è il dialogo”. Dal Vangelo secondo Sommaruga & Cassis.

Quale dialogo? Quello a senso unico e con i soliti interlocutori, quelli per intenderci, che ci vengono a dire che la Svizzera non esiste? Andiamo bene, non c’è che dire!

A “menare il torrone” nel Consiglio di sicurezza – opportuno rammentarlo ai nostri due grandi statisti-apprendisti stregoni – sono gli USA, la Russia, la Cina, la Francia e la GB. Quale peso potrebbe avere la Svizzera in tema di discussioni, ve lo lasciamo immaginare.

Nel lontano 1952, si  cantava una canzone molto in voga: “Papaveri e papere” che faceva così: “ Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti e tu sei piccolina. Sei nata paperina, che cosa ci vuoi far ?

 

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