Recensioni durante la pandemia e bizze di una cantante

Feb 5 • L'opinione, Prima Pagina, Sport e Cultura • 291 Views • Commenti disabilitati su Recensioni durante la pandemia e bizze di una cantante

Spazio musicale

L’intralcio all’attività di teatri e auditori causato dalla pandemia e quindi la scarsità o l’assenza di spettacoli e concerti hanno creato vuoti anche nelle pubblicazioni che seguono questi avvenimenti. La rivista inglese “Opera”, la più conosciuta e apprezzata nel suo campo, li ha colmati con diverse iniziative. Una di esse è consistita nel domandare a numerosi sovrintendenti di tutto il mondo quali siano le loro speranze, i loro timori e le loro proposte di soluzione nel frangente. Le risposte non differiscono sostanzialmente. A titolo di esempio, riporto quella data da Barbara Minghetti, responsabile del Macerata Opera Festival, che sintetizza bene le preoccupazioni e i sentimenti di tutti gli altri: “Speranze: Abbiamo i cittadini, gli artisti, il sindaco e il pubblico i quali vogliono realmente che il Festival si faccia. Non rinunceremo mai. Pensiamo che il Festival possa essere fatto in modi diversi. Timori: Molti timori – incapacità di rispettare tutte le restrizioni per orchestra, coro, cantanti e pubblico; incapacità di sostenere le strutture economiche del Festival; timori che il pubblico non venga. Soluzioni: Cambiamo il Festival, abbiamo ridotto da tre a due il numero delle opere. Abbiamo dato lavoro a tutti coloro con i quali lavoriamo solitamente, magari su scala ridotta, però certamente in modo etico e democratico.

Un’altra iniziativa di “Opera” è stata quella di ospitare una serie di articoli dedicati a grandi cantanti interpreti di grandi personaggi. Una puntata ha messo a fuoco carattere, pensieri e doti di Grace Bumbry. Il debutto sulla scena di questa cantante fu straordinario. A differenza di quanto accade normalmente per gli artisti lirici, costretti nei primi anni della carriera a calcare scene minori, la Bumbry esordì all’Opéra di Parigi. Aveva solo ventitrè anni. Avrebbero voluto farla cantare in “Aida” come protagonista ma lei, dopo aver dato uno sguardo alla scena del giudizio nell’ultimo atto, dove grandeggia la figura di Amneris, la figlia del Faraone rivale della schiava etiope, volle per sé questo ruolo. Insistette così tenacemente che alla fine ebbe partita vinta. Il successo fu memorabile e i critici si domandarono come mai una donna giovanissima, che non era mai stata sulle scene prima di allora, potesse conseguire esiti artistici di tale livello. Forse la spiegazione risiede in una coincidenza tra il carattere dell’interprete e quello del personaggio: volitivo, energico e deciso.

L’intervista di “Opera” alla Bumbry mostra la cantante anche sotto altri aspetti. Il più importante e lodevole mi sembra l’ammirazione, si potrebbe dire la devozione, per il compositore. Le sue dichiarazioni non lasciano spazio a dubbi. Pensa che ogni nota scritta da Verdi sia assolutamente precisa e costituisca il risultato di un lavoro intensissimo di studio e meditazione. Nella partitura c’è già tutto quanto serve all’interpretazione, anche scenica, dell’opera. L’esecutore o l’esecutrice deve aspirare solo a mettere in atto esattamente ciò che il Maestro volle. Appare qui una lezione di umiltà di cui tutti i cantanti (e più ancora i registi) dovrebbero far tesoro.

Vidi parecchie volte la Bumbry in diversi melodrammi ma la ricordo specialmente in una lontana “Aida” alla Scala, ovviamente come Amneris. Fu interprete eccellente: gelosa, determinata, piena di orgoglio. Notai in particolare che, anche quando gli avvenimenti si spostavano su altri personaggi, lei continuava a mantenere nelle pose e nello sguardo sia la fierezza indomita sia la nobiltà del suo stato sociale. Non tutti i cantanti si calano nel loro personaggio in modo così totale da caratterizzarlo fortemente anche nei momenti in cui gli spettatori meno attenti (la maggioranza) guardano altrove.

La Bumbry venne anni fa a Lugano per un concerto, sul quale scrissi una recensione. Qualche giorno dopo la pubblicazione mi telefonò. Era inviperita. Le sue ire non nascevano dal contenuto della recensione (che era positivo) ma dal fatto che avevo parlato di lei come una mezzosoprano e non come una soprano. Le feci notare che nel concerto aveva eseguito pezzi di soprano e pezzi di mezzosoprano e che in tutta la sua carriera fu celebre soprattutto come mezzosoprano. Conseguì i maggiori successi appunto come Amneris. Da ultimo richiamai la sua attenzione sul fatto che proprio sul programma di sala per il concerto luganese figurava l’indicazione “mezzosoprano” e non “soprano”. Qui la Bumbry cominciò a dirigere gli strali contro il maestro Amaducci, l’organizzatore della serata. Questi, informato da me sulle collere della cantante, mi rispose dicendo che, in tutta la preparazione del concerto, l’aveva fatto disperare.

Pazienza. Agli artisti di valore si possono perdonare certe intemperanze.

 

Carlo Rezzonico

Comments are closed.

« »