Bugie, Trump e libertà d’espressione

Feb 5 • L'opinione, Prima Pagina • 206 Views • Commenti disabilitati su Bugie, Trump e libertà d’espressione

Roger Köppel, Consigliere mazionale e capo-redattore della Weltwoche

Dalla Weltwoche del 28.01.2021 l’editoriale di Roger Köppel

Trump è il diavolo. L’America deve essere esorcizzata. Perciò, adesso, bisogna destituire Trump da una funzione che non ha più. Mai più dovrà poter ricoprire una funzione pubblica. Lo attaccano anche economicamente. Il suo impero deve cadere.

Il messaggio è chiaro: guai a chi dovesse di nuovo osare disturbare la cerchia dei potenti di Washington.

Chi se la prende con l’establishment, lo critica, deride, raggira e, nel peggiore dei casi, lo surclassa per capacità ed efficienza, deve essere annientato. Per sempre.

Trump è il peggiore criminale del nostro tempo perché ha trasgredito il massimo comandamento del giorno d’oggi.

Un tempo c’erano dieci comandamenti. Oggi ce n’è uno solo, nella nuova chiesa mondiale della sinistra indignata e moralista: “political correctness“.

Un nuovo Mussolini

Poiché è così, Trump deve essere sradicato, cancellato da tutti i libri di storia. Tutto ciò che ha fatto, era sbagliato. Era un dittatore, un nazista, un nuovo Hitler, un bugiardo, un truffatore, un traditore della patria che intrallazzava con Putin, uno stupratore e un misogino. Abbiamo dimenticato qualcosa?

Senza tregua, ossessivamente, con quasi più testardaggine dello stesso Trump, i suoi avversari – con i media loro alleati – vanno ripetendo da anni le loro invettive. Peraltro false, perché nessun mortale può incarnare la negatività in modo così totale, esclusivo e assoluto. Trump, un semidio della malvagità?

E non la smettono. Recentemente, la NZZ ha dedicato ben tre pagine all’ormai pensionato presidente.  Uno storico, docente in Germania, ha paragonato l’«assalto al Campidoglio» alla «marcia su Roma» di Mussolini, il violento colpo di Stato da parte del leader fascista italiano nel 1922.

Bisognerà presto rivedere anche l’invasione mongola di Attila o la campagna di Russia di Hitler, nell’ottica della presidenza di Trump?

Comunque, i Tedeschi sono sollevati, che finalmente è stato scoperto un nuovo “cattivo” epocale.

O ci stiamo sbagliando? Anche Greta Thunberg è una nuova Mussolini, perché con le sue dimostrazioni climatiche porta in piazza la gente a protestare o fa sì che vengano devastate delle filiali di banche?

E come la mettiamo, di nuovo, con i facinorosi di sinistra che hanno infuocato per mesi gli Stati USA, provocando decine di morti?

A questo riguardo, tutte le NZZ di questo mondo non danno spazio ad alcuna erudita dissertazione storica. In quei casi ci si attiene strettamente agli eufemismi ufficiali, secondo i quali si tratterebbe di coraggiosi movimenti di protesta che in nessun caso sono da arrestare.

L’assalto al Campidoglio, al contrario della Marcia su Roma di Mussolini, finirà al massimo quale nota in calce della storia mondiale.

Non è un colpo di Stato, quando un paio di centinaia di persone fuori di testa irrompono in un parlamento, solo perché a nessuno nella polizia è passato per la mente che qualcosa del genere potesse succedere.

Tutte queste reazioni inorridite, che adesso parlano retoricamente di «Putsch», di «Attentato alla democrazia», sono assurde.

La democrazia americana varrebbe ben poco, se fosse messa in pericolo da questo uomo-bisonte cornuto e dai suoi accoliti. I media vanno tuttavia ripetendolo come un disco rotto.

Si può anche vederla in tutt’altro modo: nell’autoritaria Cina o nella Russia del passo dell’oca di Putin sarebbe impensabile che dei cittadini con aste di bandiera e funi da scalata irrompano in un palazzo statale.

Ma gli USA non sono una caserma, bensì una democrazia liberale. Per fortuna.

Non si erano ancora riavute dallo choc, che già le autorità hanno reagito brutalmente, anche questo è tipico americano. Una donna è stata uccisa.

Forse, questi uomini-bisonte si sarebbero potuti allontanare dal Campidoglio anche senza morti. Per l’insediamento di Biden hanno poi marciato 25’000 militi della guardia nazionale. Come al Cremlino.

I Democratici non potevano lasciarsi sfuggire questa occasione. Non si erano mai visti tanti militari a Washington. La fanteria pesante rimane per l’impeachment. Tutto a causa di Trump!

La politica è anche l’arte della messa in scena. Si deve mettere in cattiva luce l’avversario.

Il nuovo governo si erge a giudice di quello vecchio e la capitale viene sigillata dall’esercito. Proibito dimostrare.

Dove? In Burkina Faso? In una repubblica delle banane del Centroamerica? No, questi sono gli Stati uniti sotto Joe Biden.

La NZZ riesuma accuse già da tempo smontate. Trump, nel 2016, sarebbe andato al potere grazie alla subdola complicità di Putin.

In altre parole, quattro anni fa Trump avrebbe in qualche modo usurpato l’elezione. Frode!

Tuttavia, in quattro anni, un investigatore speciale e legioni di giornalisti non sono riusciti a trovare una sola prova. Ma la NZZ è sempre convinta che ci sia ancora qualcosa da mordere attorno all’osso.

Prepotente intolleranza della sinistra

Chiaramente, la NZZ è libera di diffondere teorie complottistiche non provate, di frode elettorale.

Ma perché Trump non può fare lo stesso?

No, non può. Twitter e Facebook lo hanno bloccato, se possibile vita natural durante.

Ah già, tutti i tribunali avrebbero respinto la «campagna di bugie» di Trump, per mancanza di prove (NZZ).

È vero. Ma nel diritto processuale USA, l’assenza di prove di frode, non è una prova che la frode non ci sia stata.

Trump non è un «bugiardo», quando parla di «frode elettorale». Dice solo ciò che pensa. Come la NZZ. Ma al contrario.

Essa trova che Trump è stato eletto con l’inganno, ma destituito legalmente.

Trump ritiene invece di essere stato eletto legalmente, ma destituito con l’inganno.

Su Trump non è permesso avere un’altra opinione. Chi lo elegge, lo difende, non lo maledice, si rende colpevole.

Ciò è pericoloso. Le democrazie vivono di discussioni, di alternative. Dove non ci sono più alternative, la democrazia finisce.

Non Trump o i tumulti in Campidoglio sono una minaccia per la libertà. È la prepotente intolleranza della sinistra e dei media.

Molti si lasciano intimidire. Come dimostra l’esempio della NZZ, questa piaga sta prendendo piede anche da noi.

Comments are closed.

« »