Non ostacoliamo la democrazia diretta

Feb 21 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 425 Views • Commenti disabilitati su Non ostacoliamo la democrazia diretta

Eros N. Mellini

Mi permetto alcune riflessioni sugli articoli apparsi ne “La Regione” dello scorso giovedì 6 febbraio 2020, a firma Fabio Barenco, inerenti a presunte pratiche fraudolente nella raccolta delle firme per iniziative e referendum.

Premetto che sono del tutto d’accordo che andrebbe punita la diffusione di false informazioni al fine di ottenere la sottoscrizione di referendum e iniziative da parte delle cittadine e dei cittadini. Se, come dice il consigliere nazionale PS Mathias Reynard, citato negli articoli, c’è flagranza di reato (il deputato vallesano dice di essere stato invitato con motivazioni false a firmare il referendum contro un’iniziativa da lui lanciata e sostenuta), si denunci la persona in questione, non sarò certamente io a giustificarla. Ma permettetemi due osservazioni: il cittadino che firma l’atto popolare in questione è dopotutto responsabile lui stesso di quanto sottoscrive. Pretendere di invalidare un’intera raccolta di firme perché qualche “boccalone” s’è fatto manipolare dall’abile, ancorché falsa, parlantina del raccoglitore di turno, è come pretendere di chiudere un’intera fiera perché le previsioni ottenute al baraccone della chiromante non si sono avverate. La seconda osservazione: non andrebbe allora punita anche, e soprattutto, la falsa informazione diffusa dalle autorità per pilotare a proprio favore delle votazioni il cui esito si prospetta fastidioso? Perché, se a una raccolta firme al limite della legalità, c’è ancora la valvola di sicurezza della votazione popolare, l’esito di quest’ultima è invece praticamente senza appello, salvo complicati e onerosi ricorsi cui raramente si ricorre. In altre parole, ammesso e non concesso che a far riuscire il referendum contro il congedo di paternità abbia contribuito qualche firma estorta in malafede da singoli raccoglitori, il risultato è che il popolo sarà chiamato a decidere previa una campagna di voto durante la quale gli argomenti pro e contro saranno ampiamente dibattuti. Ma chi ci ridà, invece, il benessere e il livello di vita che avevamo prima dell’accordo di libera circolazione delle persone che, secondo l’informazione diffusa pre-voto dal Consiglio federale, avrebbe dovuto portarci annualmente al massimo 8 o 10’000 immigranti supplementari, cifra poi rivelatasi sette o otto volte superiore (oltre 50’000, con punte di 80’000)? Chi ci ridà i soldi che abbiamo malauguratamente investito nell’accordo di Schengen (anche qui la Berna federale diffuse la falsa informazione che ci sarebbe costata meno di una decina di milioni l’anno, salvo poi superare i 100 milioni a votazione approvata)? E l’elenco potrebbe andare avanti.

L’altro argomento affrontato dall’articolista è un atto parlamentare che il già citato consigliere nazionale PS Mathias Reynard intende depositare, volto a proibire la remunerazione della raccolta delle firme. È una pratica che la sinistra combatte da tempo – forte del fatto che, con i sindacati dalla sua parte, la raccolta delle firme è per lei garantita da personale che non ha bisogno di essere remunerato ad hoc – ma che di per sé non ha nulla di illegale. Infatti, sarebbe illegale pagare la singola firma al sottoscrittore. Ma, oltre a essere considerato giustamente alla stregua di corruzione, ciò non sarebbe possibile per un logico motivo: nessuno “venderebbe” la sua firma per il paio di franchi che generalmente i comitati di referendum o di iniziativa mettono a disposizione, ne vorrebbe verosimilmente molti di più e quindi l’esercizio risulterebbe vano o estremamente dispendioso. La remunerazione del raccoglitore, invece, ha senso, perché in questa società bisognosa o semplicemente venale, (quasi) nessuno fa ancora qualcosa gratis. E se si chiede a una persona di passare delle ore in piazza alle bancarelle o di impegnarsi in una raccolta porta a porta, è giusto indennizzarla per il tempo impiegato.

O forse che i deputati politici non dovrebbero percepire alcuna indennità?

Negli atti parlamentari del PS non vedo quindi tanto un interesse a un esercizio onesto ed etico dei diritti popolari, quanto l’imposizione di ostacoli volti a evitare che la democrazia diretta sconfessi – come sempre più spesso accade – le decisioni di una casta politica la quale, seppure non lo ammetta (dopotutto non può alienarsi gli elettori cui ogni quattro anni chiede il voto), si considera superiore al sovrano. È un atteggiamento pericoloso. Il giusto controllo e freno che la democrazia diretta pone all’operato della classe dirigente, è ciò che ha evitato finora gli eccessi che hanno dominato, e che dominano in alcuni casi anche tuttora, la politica degli altri paesi. Teniamocela stretta, anche a rischio di qualche firma fasulla.

Comments are closed.

« »