Ma che poverini… (Parte 2)

Apr 1 • L'opinione, Prima Pagina • 13 Views • Commenti disabilitati su Ma che poverini… (Parte 2)

Black Rot

Ne «Il Paese» del 5 marzo, a titolo «Ma che poverini…», ho pubblicato un articolo nel quale ho definito – ironicamente e un po‘ irrispettosamente – «poverini»  i nostri giovani (ragazze comprese) che, a seguito delle attuali restrizioni, cadono in una depressione da coronavirus perché per qualche mese devono rinunciare ai loro party e feste, richiedendo così dei trattamenti psicologici o psichiatrici.

Oggi (22.3) leggo in un quotidiano che, a causa dello stress da Covid-19, sempre più figli aggrediscono i genitori. Si verificano sempre più casi aggressioni fisiche e psichiche di fanciulli e giovani nei confronti dei propri genitori. Con un grande aumento dei casi in cui fanciulli e giovani usano violenza verso i propri genitori. E quest’ultimi si lamentano amaramente.

Soprattutto i giovani, a causa delle misure a seguito del coronavirus, soffrirebbero di disturbi depressivi durante la pandemia, si afferma a titolo di giustificazione dei loro atti di violenza nei confronti dei genitori. Mi chiedo tuttavia chi, in tali casi di violenza domestica, siano i veri «poverini»..

Il 5.3. ho definito  «poverini» quelli che a torto si sentono in qualche modo svantaggiati e, di conseguenza, si ribellano: dunque, i giovani. Ma quando apprendo dell’attuale disagio familiare, mi chiedo se i veri «poverini» non siano piuttosto i genitori. E non perché sempre più spesso a casa sono vittime della violenza dei figli, bensì perché io considero «poverini» anche quelli che si trovano in difficoltà per colpa unicamente propria e se ne lamentano: dunque, i genitori.

La ribellione a volte violenta dei giovani in famiglia, non sorprende per nulla. Perché ciò non ha tanto a che vedere con il coronavirus, quanto molto di più con l’educazione.

Non si possono lasciare fanciulli e giovani a sé stessi per anni o viziarli esaudendo durante 365 giorni l’anno ogni loro desiderio, solo per evitare il fastidio di doversi confrontare criticamente con loro; per evitare di imporre dei limiti e di disciplinarli con delle chiare norme di comportamento, imponendole loro, se necessario, anche con punizioni; essere per loro un esempio, ma anche un’autorità.

Chi incorre in questi errori d’educazione, presto o tardi la paga, come è il caso adesso, a seguito delle restrizioni per il coronavirus. Questo caso è atipico, perché qui i genitori non possono più supplire ai loro problemi di educazione ignorando o viziando. Il divieto di partecipare a party e feste è ordinato dallo Stato, e non può essere modificato nemmeno da quei genitori di solito pronti a soddisfare qualunque desiderio dei propri figli. E allora, la rabbia di questi giovani nel vedere improvvisamente non più esauditi i loro desideri – quando non scarichino la loro frustrazione in party illegali – si sfoga sui poveri genitori costretti in casa con loro dall’«home-office» obbligatorio. Ma che poverini…

 

Comments are closed.

« »