L’oasi felice UE

Apr 15 • L'opinione, Prima Pagina • 179 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 2 aprile 2022. Il 2 aprile 1872 si spegne a New York il pittore Samuel Morse, inventore del telegrafo magnetico e dell’alfabeto radiotelegrafico che porta il suo nome.

Chişinău, la capitale della Moldavia.

In giro per Chişinău, la capitale della Moldavia, si vedono moltissime bandiere dell’Unione Europea: fuori dai palazzi istituzionali, nelle vetrine dei negozi, persino nei giardini pubblici. Eppure, la Moldavia non fa parte dell’Unione Europea, non è nemmeno candidata a entrarci, ha da poco e frettolosamente presentato una richiesta di adesione che, se tutto va bene, si concretizzerà fra una decina di anni. Eppure, il suo governo sembra avere fatto una scelta di campo precisa. La presidente filoeuropeista Maia Sandu è stata eletta alla fine del 2020 e si è ritrovata in mezzo a una pandemia, a una crisi mondiale dei prezzi dell’energia e della supply chain, e ora a una guerra, ma in tutto questo bailamme è riuscita a costruirsi una credibilità in mezza Europa e a rafforzare i legami in una maniera che le persone che fanno parte del suo circolo ristretto giudicano irreversibile. Ora sta pure dando una lezione di accoglienza: a oggi è il paese che ospita il più alto numero di profughi ucraini in rapporto alla popolazione, ma grazie a uno sforzo pubblico e privato sta riuscendo ad accogliere ordinatamente e senza contraccolpi le migliaia di persone che ogni giorno, ancora adesso, scappano dalla guerra.

Quando i primi profughi ucraini hanno attraversato a piedi la frontiera moldava di Palanca, un paese di una ventina di case basse poco lontano dalle coste del Mar Nero, l’invasione russa era appena iniziata. «Le nostre stime indicavano che nel caso peggiore avremmo potuto accogliere al massimo 15mila persone», ci ha raccontato Eugeniu Sinchevici, un giovane parlamentare moldavo che in quei giorni partecipava alla task force del governo per accogliere i primi ucraini fuggiti dalla guerra.

A un mese dall’inizio dell’invasione russa sono invece arrivate in Moldavia più di 380mila persone: altre 100mila hanno scelto di rimanere qui, almeno per il momento. Per avere un termine di paragone: è come se a Roma in un mese arrivassero circa 130mila nuovi abitanti. Omissis.

(Il Post Konad marzo 2022).

Kiev, capitale dell’Ucraina, la situazione è molto fluida

Alla fine del primo mese di guerra, il conflitto sembra essere entrato in una fase di stallo: abbiamo cercato di capire chi sta vincendo la guerra in Ucraina, ma secondo gli analisti lo scontro potrebbe proseguire ancora per diversi mesi. Alcuni territori sono più saldamente in mano all’esercito russo, che nelle città conquistate sta reprimendo il consenso e facendo sparire i politici locali, secondo alcune testimonianze. Negli ultimi giorni si è discusso di eventuali attacchi nucleari e di attacchi chimici, che per ora rimangono comunque soltanto delle ipotesi. Intanto però la Russia ha annunciato di aver usato missili ipersonici in Ucraina. A Kiev, capitale dell’Ucraina, la situazione è molto fluida. Sembra che i russi stiano perdendo terreno intorno alla città, che però viene ancora bombardata, tanto che anche le app del trasporto locale, ora avvertono i cittadini degli attacchi missilistici. I bombardamenti hanno raggiunto anche le zone più occidentali del paese, tra cui Leopoli. Ma la città al centro di questa prima fase della guerra è Mariupol, il cui terrore «verrà ricordato per secoli», secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Uno dei racconti migliori di cosa è successo in città è di due giornalisti dell’ Associated Press, gli ultimi due reporter occidentali ad aver lasciato Mariupol. Il simbolo dell’assedio della città è il bombardamento del teatro dell’opera, in cui potrebbero essere morte 300 persone. Giovedì ci sono stati alcuni incontri diplomatici di altissimo livello a Bruxelles, a cui ha partecipato anche il presidente americano Joe Biden. Si sono riuniti il G7, la NATO e il Consiglio europeo. Dopo gli incontri, Biden ha anche tirato in ballo la Cina, con cui aveva avuto un dialogo una settimana fa: il presidente statunitense ha detto di sperare che il paese asiatico comprenda che il suo futuro economico è legato all’Occidente, e non alla Russia. Capire cosa farà la Cina è complicato, ma molto rilevante. Intanto Zelensky sta proseguendo le sue visite in remoto ai parlamenti di mezzo mondo: è passato da quello europeo a quello tedesco, da quello canadese a quello americano, lo abbiamo visto in Israele e anche in Italia. Quasi ovunque il suo appello per l’Ucraina fa riferimenti alla storia del Paese a cui sta parlando: la Shoah in Israele, il Muro di Berlino in Germania, Winston Churchill nel Regno Unito. Nel messaggio al Parlamento italiano ci si aspettava un richiamo alla Resistenza partigiana, che però non c’è stato. Sono comunque discorsi evocativi e personalizzati, tanto che si parla di un format-Zelensky. Nel suo paese, intanto, ha sospeso le attività di alcuni partiti filorussi: una decisione che ha provocato varie discussioni tra esperti e analisti.

(Il Post Konad marzo 2022).

Una nuova base militare in Europa, la mossa della NATO per fermare Putin

Gli Stati Uniti hanno intenzione di «aggiornare» la presenza in Europa. Per questo si parla della possibile apertura di una nuova base militare permanente in Europa orientale. Omissis. Niente è stato ancora stabilito. Anche se, in seguito all’operazione militare di Mosca in Ucraina, va detto che la presenza del contingente statunitense in Europa è arrivata a sfondare il muro dei 100mila uomini. Ebbene, quello stesso contingente potrebbe molto presto poter contare su un nuovo appoggio militare. La conferma, secondo quanto riportato da Repubblica, sarebbe arrivata da fonti autorevoli coinvolte nella pianificazione strategica occidentale. Omissis. Una cosa è certa: gli Stati Uniti hanno intenzione di rafforzare, o quanto meno di aggiornare, la loro presenza in Europa. E questo, indipendentemente dall’esito del conflitto ucraino. Da qui l’idea di creare una base nella regione europea più calda; una base che possa servire tanto da monito per Mosca e altri eventuali nemici del blocco occidentale, quanto da punto operativo nell’eventualità di nuovi scenari di guerra. Resta da capire, sempre nel caso in cui dovesse arrivare la fumata bianca, il luogo nel quale sorgerà la suddetta base. In cima alla lista troviamo la Polonia, vicina ad assistere all’allargamento della base aerea USA di Powidz ai tempi di Donald Trump. Alla fine, quel progetto naufragò nel nulla, ma ora Varsavia è tornata in prima linea, soprattutto per la sua posizione strategica. A proposito di posizione strategica, i riflettori sono puntati anche su Rzeszow, a un centinaio di chilometri dal confine ucraino. L’alternativa potrebbe essere rappresentata dalla Romania o da uno dei Paesi baltici. C’è addirittura chi ipotizza due basi: una per l’aviazione in terra polacca e l’altra per la marina a Costanza, in Romania. La guerra in Ucraina ha fatto schizzare alle stelle il numero di soldati statunitensi presenti in Europa. Calcolatrice alla mano, dovrebbero aver superato le 100mila unità.

( Federico Giuliani Marzo 2022).

 

N.d.r. le basi Nato sul suolo italiano sono 120, quelle dichiarate, esistono dal 1949, almeno 20 basi militari sono coperte da segreto, i militari degli Stati Uniti USA sono 13,000 (4/03/2022)

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