Il doping argomentativo nel campo d’allenamento per l’adesione all’UE

Feb 7 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 27 Views • Commenti disabilitati su Il doping argomentativo nel campo d’allenamento per l’adesione all’UE

Rolando Burkhard

Vi ricordate ancora del nostro caro consigliere federale Adolf Ogi, che voleva renderci appetibile l’adesione allo SEE definendolo «campo d’allenamento per l’adesione all’UE», crollata poi a faccia in giù grazie alla votazione popolare nel 1992? Beh, i campi d’allenamento per l’adesione celano le loro insidie, tuttavia, almeno apparentemente, non vi si vuole rinunciare nemmeno in futuro. Così, il 17 maggio 2020 se ne preannuncia un altro. Si sta intraprendendo tutto il possibile e anche l’impossibile per far fallire in votazione popolare l’iniziativa UDC per la limitazione. Si tratta di trovare e utilizzare poi il necessario doping argomentativo per gli atleti euroturbo, in vista del prossimo campo d’allenamento per l’ambita adesione all’UE, ossia la prevista votazione sull’accordo-quadro. Quest’ultimo è poi, a sua volta, concepito per la sperata, tanto bramata e assolutamente da attuare, adesione all’UE.

Per il 17 maggio 2020 è dunque programmato il primo campo d’allenamento per il secondo campo d’allenamento in vista dell’adesione all’UE 

La strategia degli euroturbo (soprattutto di appartenenti all’amministrazione federale e a importanti cerchie interessate dell’economia d’esportazione) è chiarissima: dapprima bisogna uccidere e affossare il 17 maggio la fastidiosa iniziativa per la limitazione. Il che significa imporre un chiaro NO, che dovrebbe poi far raggiungere la massima forma ai nostri atleti euroturbo, in vista della lotta per il susseguente campo di allenamento per l’accordo-quadro. Una volta imposto quest’ultimo con salde argomentazioni, sarà poi facile dichiararlo insoddisfacente e quindi presentare al popolo come imprescindibile l’ulteriore piccolo passo dell’adesione completa all’UE.

Se la strategia degli euroturbo è chiarissima, non dovrebbe tuttavia essere ammesso il doping, ossia bugie e inganni non dovrebbero essere permessi

La discussione democratica sulla reazione a catena «SÌ o NO all’iniziativa per la limitazione – SÌ o NO all’accordo-quadro – SÌ o NO alla completa adesione all’UE» fa attualmente parte senz’altro dei dibattiti più importanti per il nostro paese. Questa discussione dovrebbe tuttavia avere luogo senza doping per gli atleti euroturbo, ossia senza bugie, «fake news» e scenari apocalittici creati ad arte, affinché il popolo svizzero non voti come vorrebbe. Ma putroppo, ciò non è il caso. La lista dei trucchi, rispettivamente tendenziose falsità e scenari apocalittici, utilizzata tuttora dalle eurofile autorità e cerchie economiche direttamente interessate, è pressoché infinita. Qui di seguito, alcuni esempi.

Si mente, si inganna e si minaccia. E ciò con un unico obiettivo: strappare alla fine di tutto al popolo la bramata adesione all’UE          

Non manchiamo davvero di esempi di precedenti menzogne propagandistiche delle autorità. Ne citiamo solo tre esempi. Primo: la colossale menzogna delle autorità in merito ai costi in occasione della votazione sull’adesione a Schengen/Dublino. I pochi milioni di franchi ufficialmente preannunciati, sono saliti immediatamente a oltre 100 milioni annuali, tendenza al rialzo. Secondo: l’immigrazione netta di “al massimo 10’000” persone, che il Consiglio federale aveva ipotizzato come immigrazione supplementare annua, prima della votazione sulla libera circolazione delle persone. Diventarono 80’000, e oggi sono pur sempre 55’000. Terzo, i dati totalmente falsi forniti dalle autorità in occasione della votazione sugli svantaggi per le coppie sposate. Queste menzogne delle autorità hanno addirittura fatto sì che il Tribunale federale decretasse l’invalidità della votazione. Affaire à suivre …

Ma lo sleale trucchetto continua allegramente, specialmente adesso che si tratta dell’iniziativa per la limitazione e, in seguito, dell’accordo-quadro

Così nella questione dell’equivalenza borsistica, ossia il non riconoscimento dell’equivalenza delle borse svizzere da parte dell’UE, quale strumento di pressione, rispettivamente misura sanzionatoria contro la Svizzera, escogitata  a causa della nostra reticenza nei confronti dell’accordo-quadro. Ci si minacciava – nota bene, soprattutto qui nel paese – il crollo dell’intero mercato borsistico svizzero, qualora la Svizzera non dicesse chiaramente e immediatamente SÌ all’accordo-quadro. In realtà, questa misura sanzionatoria è stata in poco tempo efficacemente neutralizzata dalla Svizzera con delle contromisure (grazie al nostro coraggioso ministro delle finanze, l’UDC Ueli Maurer!). La borsa svizzera è da allora più florida che mai, anche senza riconoscimento dell’UE e senza accordo-quadro…

Altro esempio: l’urlo disperato delle nostre aziende produttrici di tecnologia medica orientate sull’esportazione. A causa della mancanza di un accordo-quadro con l’UE, le ditte svizzere non sarebbero più concorrenziali sul mercato UE, perché la Svizzera dovrebbe adempiere ai “requisiti di uno Stato terzo” (così ha fatto sapere Swiss MedTech ai fabbricanti svizzeri in una lettera). Esattamente al contrario, le nostre aziende possono continuare a vendere liberamente i loro prodotti nell’UE, anche senza accordo-quadro. E addirittura molto di più, perché “Non è vero che in caso di disdetta degli accordi bilaterali, le aziende svizzere di MedTech non avrebbero più accesso al mercato UE”, dice (secondo la NZZ del 25.01.2020) Dominik Ellenrieder, eminente manager del settore tecnologico medico. È puro allarmismo. Si vuole con ciò far sì che il popolo svizzero respinga l’iniziativa per la limitazione, per poi far approvare più facilmente l’accordo-quadro.

Terzo esempio: la ricerca. Da mesi si tenta di farci credere, con toni estremamente drammatici, che la Svizzera, senza accordo-quadro con l’UE, sarebbe esclusa da tutti i programmi europei di ricerca. È una totale idiozia. «Le università svizzere potranno anche in futuro contare sulla loro partecipazione ai programmi di ricerca dell’UE», ha detto perfino il consigliere federale UDC Guy Parmelin a Davos, dopo i colloqui con la nuova commissaria UE per la formazione e per l’innovazione, Marija Gabriel. Fra questi, il programma «Horizon Europe“. Ciò non sorprende per nulla: la Svizzera paga importi milionari ai programmi di ricerca europei e permette a numerosi studenti e ricercatori dell’UE di svolgere un’attività nelle nostre università e nei nostri politecnici. L’UE non è stupida e, anzi, ragionevolmente pensa: perché dovrebbe disdire una collaborazione con la Svizzera, nella quale ha un interesse uguale se non maggiore? E nemmeno l’UE rescinderebbe l’accordo sui trasporti terrestri con la Svizzera, che permette ai suoi camion di attraversare quotidianamente la Svizzera a un prezzo ridicolo (negoziato a suo tempo dal consigliere federale PS Leuenberger).

Infine, per concludere, la rendita-ponte per disoccupati anziani, proposta recentemente. È stata solo e unicamente concepita per adescare gli avversari di sinistra dell’accordo-quadro. Un altro stratagemma degli euroturbo. Perché questa rendita ha l’effetto esattamente contrario di quello promesso: invece di assicurare agli anziani il loro posto di lavoro fino al pensionamento, incentiva le aziende economiche a licenziarli prematuramente, addossandoli gratuitamente (per loro) a una nuova forma di aiuto sociale a spese dello Stato (rispettivamente dei contribuenti). Le persone licenziate possono così poi essere tranquillamente sostituite da manodopera importata, più giovane e a buon mercato. Così si può ancora meglio giustificare la libera circolazione delle persone.

Conclusione: si continua, per mano dell’autorità, con la manipolazione sistematica e progressiva del popolo elvetico, da un campo d’allenamento all’altro. E si continua a mentire e barare spudoratamente. Quando interverrà, finalmente, il popolo quale autorità anti-doping? Speriamo la prima volta il 17 maggio 2020.

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