Altri miliardi per il “clima” ? È ora di darci un taglio

Giu 28 • Dal Cantone, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 234 Views • Commenti disabilitati su Altri miliardi per il “clima” ? È ora di darci un taglio

I ro$$overdi vogliono creare un’immensa mangiatoia con i soldi dei contribuenti.

La scorsa settimana il Consiglio nazionale ha discusso (blablabla) anche sull’iniziativa popolare, consegnata da P$ e Verdi-anguria nel febbraio 2024, per la creazione di un fondo per il clima. È la seconda iniziativa popolare trattata nell’ultima sessione parlamentare dopo la «200 franchi bastano». Il Nazionale propone di respingerla (ci mancherebbe altro). L’iniziativa ro$$overde chiede la creazione di un fondo federale per finanziare il potenziamento delle energie rinnovabili, l’efficienza energetica e la decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell’economia. I soldi necessari andrebbero prelevati dal bilancio federale. La Confederazione dovrebbe alimentare ogni anno il fondo con una quota compresa tra lo 0.5% e l’1% del PIL. Vale a dire, una somma tra i 3.9 e i 7.7 miliardi di franchi all’anno. Che, oltretutto, non sarebbe neppure sottoposta al freno all’indebitamento. Pertanto, la Confederella dovrebbe indebitarsi ogni anno per vari miliardi: un debito che ovviamente peserebbe sul groppone dei cittadini. E tutto nel nome del solito mantra della decarbonizzazione e delle zero emissioni di CO2 entro il 2050. Col fischio!

Sacrificare lo Stato sociale ?

È chiaro che siamo davanti all’ennesima assurdità ideologica ro$$overde. I kompagni proprio non la vogliono capire che i soldi non crescono sugli alberi e che le tasche dei cittadini non sono un self service. Confederazione e cantoni già investono nella decarbonizzazione 2 miliardi di franchi all’anno, a cui si aggiungono 600 milioni a sostegno della biodiversità. Inoltre, l’obiettivo delle zero emissioni di CO2 entro il 2050 non è scolpito nella roccia. Tanto più che non lo raggiungerà nessuno. La Cina produce il 30% delle emissioni mondiali di CO2. Gli Stati Uniti il 13%. L’India il 7% in continuo aumento (la maggior parte dell’energia indiana proviene da centrali a carbone). I paesi emergenti non si sognano di decarbonizzare. La Svizzera genera lo 0.1% del volume mondiale di CO2. Che raggiunga o non raggiunga le zero emissioni entro il 2050, non cambierà niente per nessuno. In Europa i cittadini si stanno rendendo conto che, se vogliono la decarbonizzazione e il ripristino della capacità militare, dovranno sacrificare benessere e Stato sociale. La sicurezza è oggi una priorità, la decarbonizzazione no. Perfino la Gretina svedese non parla più di clima ma si è convertita all’islamo-gauchismo pro-Pal, con esiti imbarazzanti (quando si dice: lavorare, mai!).

Il classico innaffiatoio

Il nuovo fondo per il clima che viene proposto con l’iniziativa sarebbe inoltre il classico esempio di contributo a innaffiatoio. Si trasformerebbe in un’immensa greppia – quasi 8 miliardi di franchi all’anno! – a cui tutti si attaccherebbero. I soldi verrebbero distribuiti senza criterio, solo perché sono lì da dar via. I privati smetterebbero di investire: tanto arriverebbe lo Stato. È incredibile come il fronte ro$$overde non si faccia alcun problema nel pretendere di moltiplicare la spesa pubblica con ogni pretesto. A causa di politiche di $inistra, si sperperano miliardi per finti rifugiati che non dovrebbero nemmeno essere qui, altri miliardi per mantenere profughi ucraini in SUV, altri ancora per aiuti all’estero. E adesso, sempre il medesimo fronte vorrebbe bruciare ulteriori 7.7 miliardi di franchi all’anno in nome del «clima.» Qui qualcuno ha davvero perso il patàn!

Parlamentari di professione

Una cappellata del genere, tuttavia, un pregio ce l’ha. Rende evidente cosa è diventata l’area ro$$overde. Ossia una fucina di boutade ideologiche fuori dal mondo e deleterie per il ceto medio. Del resto, uno studio fresco di pubblicazione dell’Università di Losanna sulla composizione del parlatoio federale parla chiaro. Il Gruppo $ocialista alle Camere federali è formato per il 48%, quindi quasi per la metà, da parlamentari di «professione». In quello dei Verdi anguria, la percentuale schizza addirittura al 61.5%. Traduzione: quasi due terzi dei deputati climatisti non hanno un lavoro al di fuori dell’attività parlamentare! Il bello è che quello elvetico dovrebbe essere un legislativo di milizia; ciò costituisce uno dei capisaldi dell’organizzazione politica del nostro paese. Ma d’altra parte i politicanti ro$$i e verdi, spesso e volentieri titolari di passaporto multiplo, di svizzero hanno ben poco.

Non c’è più trippa per gatti

È evidente che questi parlamentari di professione vivono in una bolla, disconnessi dalla realtà, impegnati in un continuo teatrino ideologico fatto di slogan vieppiù farneticanti, di rivendicazioni fuori di cotenna e di ricerca esasperata del «nemico» a cui contrapporsi. L’iniziativa popolare «Un fondo per il clima» ne è una dimostrazione da manuale. E va pertanto asfaltata alle urne. La Svizzera, paese già più che virtuoso in ambito di protezione del clima, ha ben altre priorità. Non c’è più trippa per gatti. No alla creazione di fondi-mangiatoia con la scusa del clima (i primi a tettarci dentro sarebbero gli amichetti dell’economia «green», ben rappresentati nel parlatoio federale); e cancellare l’obiettivo delle zero emissioni di CO2 entro il 2050. Proprio la $inistra continua a soffiare sul fuoco della guerra in Ucraina, col risultato di aumentare le minacce internazionali e quindi l’urgenza di investimenti nella difesa. E allora non si lamenti se mancano i soldi per la svolta verde ideologica.

 

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