«La Svizzera deve insistere sulla neutralità»

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Dalla «Handelszeitung» del 26.02.2022, un’interessante intervista a Christoph Blocher

Andreas Valda

Signor Blocher, la sua prima reazione quando la Russia ha invaso l’Ucraina?

L’invasione era prevedibile – da molto tempo.

Non è sorpreso?
No. A questo riguardo devo fare un passo indietro. La Russia ha perso molto terreno e influenza con la caduta della cortina di ferro. La Russia ha perso la guerra fredda. La storia insegna: se si perde una guerra, si è feriti. È quello che è successo dopo la prima guerra mondiale, per esempio: la Germania perse la guerra, fu smembrata e umiliata dagli alleati occidentali dell’epoca. È così che Hitler arrivò al potere. Voleva vendicarsi del mondo.

La stessa cosa si sta ripetendo con Putin?
Qualcosa di simile. Come la «riparazione» all’epoca, anche questo è sempre tato nell’agenda dei governanti russi, dei militari e del Cremlino, che a quel tempo erano i superiori di Putin.

È colpa dell’Occidente?
Almeno in parte. Ma lasciatemi terminare il parallelo storico. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1989, la Russia è stata lasciata andare alla deriva. La guerra fredda fu vinta, l’Unione Sovietica si disintegrò in singoli Stati, la Germania fu riunita. È così che è nata l’Ucraina, fra altri paesi.

E ora il Putin sovietico la rivuole?
Sono stato solo brevemente in Ucraina, ma conosco altri nuovi Stati, per esempio l’Uzbekistan. E lì, quando ho fatto la domanda sull’indipendenza, la gente rideva e diceva: «Siamo dipendenti dalla Russia. Il presidente del governo è lo stesso di prima e parla ancora solo russo». Questo era nel 2014.

E l’Ucraina?
Sotto sotto, la Russia non ha mai accettato l’Ucraina indipendente, perché faceva parte dell’Unione Sovietica. Con il rafforzamento economico e il riarmo, l’appetito per le vecchie dimensioni è tornato in Russia. Oggi Putin agisce, se necessario, con la forza delle armi. Putin ha sempre dichiarato di non volere una guerra: forse, ma voleva e vuole ancora l’Ucraina. Ma l’Occidente è stato ingenuo. Avrebbe dovuto saperlo: il sotterfugio ha sempre fatto parte della storia militare, dalle campagne di conquista da Giulio Cesare a Napoleone e Hitler. Putin ha schierato le truppe e ha parlato di manovre di addestramento. Ha ritirato le truppe – per ingannare – per poi installarle altrove. Putin parla di liberazione, ma vuole conquistare. Putin ha parlato di ritiro, ma si stava già preparando a invadere. Putin dice che vuole pacificare l’Ucraina, per questo deve sottometterla con le armi.

E l’Occidente c’è cascato?
L’Occidente è stato soprattutto cieco di fronte alla realtà. Tutto si basava su una visione idealista, moralista e fuori dal mondo. Pericoli come il potere, il desiderio di grandezza e la guerra sono stati consapevolmente ignorati. L’Occidente è stato sordo quando Putin ha detto che ricostruzione della Russia non era finita. Cosa verrà dopo l’Ucraina?

Lei parla quasi come Donald Trump. Qualche giorno fa ha detto che Putin è il più grande.
Ascoltate attentamente Trump. Ha detto che la strategia di Putin per annettere l’Ucraina è stata astuta. Non credo che questo possa essere contestato: un piano preciso, comprendente tutte le forze contrarie che potrebbero contrastare il raggiungimento del suo obiettivo. Questo è ciò che fa una buona strategia. Ecco perché questo stratega è così pericoloso.

Questa lode non è menzognera?
La lode non è per l’obiettivo, ma per la strategia. Gli avversari – Europa, USA, NATO – non ne hanno! Putin ha preso per il naso l’Occidente e gli Stati europei hanno trascurato la NATO.

Ora i confini dell’Europa vengono ridisegnati. Questo è estremamente pericoloso.

Se e quali confini saranno ridisegnati è ancora aperto. Ma i pericoli sono grandi.

Gli organismi internazionali come l’ONU, l’OSCE o la diplomazia, hanno tutti fallito.
Dei gremi con buone intenzioni, forum di discussione – specialmente se sono basati su atteggiamenti idealistici «main stream» avulsi dalla realtà – non possono avere successo.

L’ONU è una costruzione sbagliata?
L’ONU è nata dopo la seconda guerra mondiale come un progetto di pace, ma in realtà come una salvaguardia per le potenze vincitrici. Queste hanno ottenuto il diritto di veto nel Consiglio di sicurezza, dove vengono prese le decisioni sulla guerra e sulla pace. Ecco perché la piccola Svizzera, neutrale e amante della pace, non dovrebbe interferire nel Consiglio di sicurezza: «se prendi la bicicletta, poi ti tocca pedalare».

Probabilmente è troppo tardi per questo.
Non lo sarebbe. Ma il Consiglio federale ha paura di perdere la faccia se ritira la sua candidatura ora. Eppure, l’adesione indebolirebbe massicciamente la nostra neutralità. Neutralità significa anche stare fermi.

Putin sta per annettere un paese europeo, distruggere case in pieno inverno e uccidere civili e Lei dice di stare fermi?
Una guerra è terribile e crudele. Ma l’atteggiamento fazioso della Svizzera neutrale non impedisce questa guerra, bensì è dannoso. Anche se l’occupazione di uno Stato sovrano non può essere approvata, la Svizzera deve insistere sulla neutralità, quindi la Svizzera ufficiale non deve ora schierarsi con una parte o l’altra.

Nessuna sanzione contro la Russia?
Le sanzioni economiche sono uno strumento di guerra. Il riformatore zurighese Huldrych Zwingli condannò il divieto del pane come il più crudele mezzo di guerra. Fa morire di fame la popolazione. Se la Svizzera adotta questo mezzo di guerra, partecipa alla guerra. Tuttavia, non deve nemmeno accontentarsi della non partecipazione, altrimenti c’è un grande pericolo che le sanzioni economiche prese vengano aggirate per mezzo della Svizzera. Anche qui, la Svizzera ha esperienza. La Svizzera, quindi, non deve andare oltre lo status quo – il cosiddetto «corso normale». È già stato così nella seconda guerra mondiale e nelle guerre successive, e più recentemente anche nell’occupazione della Crimea. 

La Svizzera non è stata neutrale durante la seconda guerra mondiale. Abbiamo assecondato tutte le parti, compreso Hitler. Abbiamo venduto il suo oro e lasciato che i suoi carri armati attraversassero il Gottardo.
Un campo vasto. Rimando alla mia conferenza del 1° marzo 1997 all’Hotel International Swissôtel di Zurigo-Oerlikon a titolo «La Svizzera e la seconda guerra mondiale – un chiarimento». Certo: la neutralità deve essere sempre difesa, spiegata e giustificata. 

Come possiamo, come paese occidentale con cultura europea, democrazia e libero scambio di merci, dichiararci un’isola di neutralità? I nostri vicini non lo capirebbero. Gli Svizzeri, opportunisti.
Questo è da sopportare. Spesso il neutrale è considerato un nemico perché non è dalla propria parte. «Chi non è per noi è contro di noi».

Come pensa che reagirà l’Occidente?
Non credo che la NATO userà l’esercito in Ucraina. Rimarrà una guerra economica per il momento. Ma la Russia e il suo popolo possono sopportare molto in termini di privazioni e di peso della guerra.

Ci sarà una crisi economica?
Di certo l’economia ne sarà influenzata. Ecco perché i prezzi delle azioni stanno scendendo. La Russia rappresenta oggi solo una piccola parte del commercio mondiale, ma l’Occidente dipende dalla Russia per le materie prime. Il problema principale dell’economia è un altro: il suo surriscaldamento degli ultimi anni, che è anche una reazione alla politica di bassi tassi d’interesse delle banche centrali. Negli ultimi anni, è stato pompato nell’economia così tanto denaro a buon mercato che ora ci sarà una forte inflazione su tutta la linea. Anche in Svizzera. Il calo dei corsi di borsa è una reazione al boom eccessivo in molti paesi. La crisi ucraina è solo una delle cause di questa tendenza.

Una forte inflazione anche in Svizzera?
Sì, anche. Il rincaro si nota chiaramente, anche se l’inflazione importata è in qualche modo mitigata grazie al franco forte. Anche qui, vedo dei paralleli storici.

Che sarebbero?
Nel 1989 ci fu il picco di un boom. I prezzi degli immobili esplosero. Il surriscaldamento dell’economia dovette essere fermato, tramite l’intervento del governo come i controlli sugli investimenti, le restrizioni sui crediti e sui lavoratori stranieri. Poi l’economia crollò come un castello di carte. Di conseguenza, abbiamo vissuto sette anni di recessione, come già nel 1974. La causa scatenante in quel caso fu una crisi petrolifera, ma il problema furono anche gli eccessi dell’economia. Spero solo che non ci sia un crollo come quello del 1929. Allora portò a una crisi economica mondiale.

La Russia ha la Svizzera nelle sue mani con il gas naturale?
Finché restiamo neutrali, la Russia non ha motivo di tagliare la nostra fornitura di gas naturale. Ma il gas naturale è un problema di dipendenza.

Le sanzioni colpiscono indirettamente anche le banche svizzere.1

Ma questo dipende anche dall’Europa, perché i gasdotti passano attraverso i nostri paesi vicini. Se c’è una mancanza di gas lì, allora non riceveremo certamente alcuna esclusiva.

È così. Noi stessi abbiamo creato questa dipendenza energetica dall’estero. È stato sventato mettere fuori servizio le buone centrali nucleari prima del necessario. L’approvvigionamento vitale di elettricità è stato trascurato a causa del panico climatico. Ora siamo dipendenti dal gas. Proprio da quel gas, dal quale è molto probabile che saremo tagliati fuori in caso di guerra! Dobbiamo fare in modo, il più presto possibile, di diventare di nuovo autonomi in termini di energia. E non funzionerà senza le centrali nucleari esistenti, la ripresa della ricerca sull’energia nucleare e la costruzione di nuove centrali nucleari. Le energie alternative non risolveranno il problema. Soprattutto non ora che si suppone che tutti passino a veicoli e pompe di calore azionati dall’elettricità, il che aumenterà ancora di più il consumo di corrente elettrica.

Quali settori dell’economia, secondo lei, saranno principalmente colpiti dalla guerra economica?
I settori della finanza, dei trasporti e dell’energia.

E cosa facciamo con la diaspora russa che fa affari qui, in parte proveniente dall’entourage di Putin?
Il Consiglio federale deve sottoporli al «corso normale». Se gli Stati Uniti impongono ulteriori sanzioni alle persone, questo avrà un impatto anche su di loro, come è già successo per Viktor Vekselberg. Ha dovuto vendere la sua quota di maggioranza in OC Oerlikon e non ha più potuto aprire un conto bancario in Svizzera – tranne recentemente con Postfinance (ride).

Cosa sono i valori occidentali? E possiamo rimanere neutrali come Stato liberale?
Noi difendiamo la nostra sovranità. Questo include libertà, sicurezza, democrazia diretta, federalismo, indipendenza e neutralità. Questi sono valori occidentali. Rappresentiamo anche questo atteggiamento liberale e democratico verso l’esterno. Ma non abbiamo bisogno di giocare a fare il maestro del mondo.

Lei non ha ancora detto una parola sul fatto di condannare o no gli ordini di marcia di Putin. Qual è la posizione di Blocher su Putin?
Personalmente, non conosco Putin. Per quanto mi riguarda, non approvo l’occupazione militare di un paese e la violazione del diritto internazionale vincolante, e condanno tutto questo. Per questo, la richiesta che lo Stato sia neutrale necessita di molta forza.

 

 

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