Il re è nudo

Giu 24 • L'editoriale, Prima Pagina • 152 Views • Commenti disabilitati su Il re è nudo

Eros N. Mellini

Dalla fiaba di Hans Christian Andersen: «Un giorno arrivarono nella capitale del suo Impero due individui che dicevano di saper tessere una stoffa mai vista, con disegni e colori meravigliosi e soprattutto con un potere magico incredibile … la stoffa diventava invisibile agli occhi degli uomini che non erano all’altezza della loro carica o che erano stupidi.»

Ovviamente, l’imperatore e nessuno dei suoi ministri avrebbe mai ammesso di non essere all’altezza della propria carica, né tantomeno i sudditi di essere stupidi, e quindi l’astuto raggiro fu portato a termine vendendo al sovrano una serie di vestiti che, in realtà, esistevano soltanto nella sua immaginazione. E tutti, per non rischiare di essere reputati stupidi, giù a declamare «È meraviglioso, è magnifico!». Fin quando la voce dell’innocenza, nella persona di una bambina che non aveva problemi di auto-incensamento, saltò su a dire: «Ma il re è nudo!»… e il raggiro venne a galla, per la vergogna dell’imperatore, in primis, ma anche di tutti i cortigiani e sudditi che si resero così conto di quanto fosse futile l’opinione che la gente ha di noi.

La recensione artistica

Per me, i critici d’arte potrebbero anche non esistere. Non mi riferisco a quelli che ti spiegano le diverse tecniche utilizzate o introdotte dall’artista, e che quindi hanno un carattere didattico-pedagogico, ma a quelli che pretendono di scoprire nell’opera i pensieri e gli stati d’animo che il pittore avrebbe – secondo loro, perché il diretto interessato non ne ha mai parlato – voluto esprimere.

In un quadro mi piace o non mi piace ciò che vedo, magari l’opera suscita in me qualche emozione ma, soprattutto, ne apprezzo il lato estetico. Di conseguenza, mi piacciono ovviamente le opere del Rinascimento per le quali non ho bisogno di cervellotici ragionamenti per spiegare – del tutto arbitrariamente perché, trattandosi di opere risalenti a parecchi secoli fa, non mi è dato di far confermare le mie eventuali elucubrazioni dal diretto interessato – quale recondito pensiero, quale personale filosofia l’autore abbia voluto esprimere. E francamente, non me ne frega assolutamente nulla. Magari ha voluto semplicemente dipingere ciò che vedeva, e mi va bene così. Sono lieto di poter ammirare quello che, seicento o settecento anni fa, gli occhi di Raffaello, Michelangelo o Leonardo hanno visto e sono riusciti a riportare fedelmente su una tela o in un affresco.

Altrettanto, mi possono piacere alcune – poche per la verità – espressioni dell’arte visiva astratta, quando vi vedo dei colori ben combinati. O anche quando non ci vedo il classico tubo, ma l’opera è tale da suscitare in me un gradevole senso di piacere. E anche qui, a prescindere da ciò che l’autore ha voluto – o si presume abbia voluto – esprimere. Sarò minimalista in tema d’arte, ma ritengo che se un’opera deve essere spiegata con arzigogoli linguistici, non merita l’attenzione del pubblico. Se in un museo vengono esposti degli escrementi, non sarà un’entusiastica recensione a farne qualcosa di bello e, ancor meno, un’opera d’arte. A meno di considerare artista chiunque non sia afflitto da gravi forme di stitichezza.

La paura di passare per ignoranti o incompetenti

Oggigiorno si è creata però una categoria di professionisti della recensione, specializzata nel valorizzare (proprio nel senso di dare un valore fittizio a prodotti che di valore autentico non ne hanno alcuno) le opere, utilizzando un linguaggio che definire astruso è un eufemismo, e contando sul fatto che, non essendo compreso, il loro discorso non può essere contestato. Un po’ come i nostri bisnonni che votavano un politico perché al comizio «Ho capì nagott, ma l’ha parlà ben!», questi pseudo esperti d’arte sfruttano abilmente la riluttanza della gente ad ammettere la propria ignoranza e incompetenza nel ramo, per asserire con apparente convinzione degli assunti di cui non frega niente a nessuno. O meglio, a qualcuno verosimilmente interessano: a quegli artisti che – non avendo alcun talento pittorico o trovando ben più comodo vendere banalità a prezzi esorbitanti a una clientela gonza disposta a pagarle – sono ben felici di accettare la complicità degli pseudo esperti per sbattere sul mercato opere che non solo non hanno nulla di artistico, ma addirittura sono brutte o insignificanti.

A titolo d’esempio, un «artista» (le virgolette sono volute) che tempo fa non trovò di meglio da fare che produrre dei tagli o dei buchi su tele per il resto prive di qualsivoglia soggetto, godette della seguente recensione: «Con i “tagli” e, precedentemente con i “buchi”, l’artista mette in discussione la bidimensionalità dello spazio pittorico mostrandocela come una banale superficie in cui ogni rappresentazione è illusoria. I suoi tagli creano un passaggio continuo dalla luce al buio e viceversa. Un buio luminoso che inonda l’ambiente e tutto si confonde in una emozione unica dove scorrono le immagini della vita.» Cavolo, questo sì che un discorso. «Ho capì nagott, ma l’ha parlà ben!»… e la pseudo opera d’arte acquista valore e legittimità.

Ma il re è nudo anche in altri ambiti

L’odierna tecnologia informatica – che ha dato una platea di milioni di persone a quelle che un tempo erano discussioni fra avvinazzati allo «Stammtisch» della bettola del paese – ha fatto sì che la smania di sembrare intelligenti o quantomeno di non apparire stupidi, trovi terreno fertile in quasi tutte le espressioni dell’informazione quotidiana. E così hanno un seguito tutti quelli che sparano sentenze sull’argomento del giorno. Che si tratti di Covid, di guerra in Ucraina, di riscaldamento climatico, di alimentazione sana o quant’altro, non ha importanza. Qualcuno avrà anche ragione, non lo metto in dubbio. Anche un orologio fermo segna due volte al giorno l’ora esatta. Ma non possono avere ragione simultaneamente sia chi ha dice nero e sia chi dice bianco.

Di re nudi ce ne sono in abbondanza ma, per non sembrare stupidi, bisogna vedere solo quelli che stanno in campo avversario. E l’informazione del giorno d’oggi, invece di parole roboanti, utilizza dati e studi per una parte scientifici e per l’altra solo pseudoscientifici. Non c’è bisogno che le notizie siano vere, basta che siano verosimili e trovano sempre un fronte disposto a declamare entusiasticamente «È meraviglioso, è magnifico!», sentendosi profondamente intelligente.

Si innalzerà anche qui un giorno la voce dell’innocenza gridando «Il re è nudo!»?

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