L’oasi felice UE

Apr 16 • Prima Pagina • 10 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie l’8 aprile 2021. L’8 aprile in tutto il mondo si celebra il “Romano Dives “la giornata internazionale dei ROM (n.d.r. ROM significa UOMO)

Ritardi nei vaccini

Incolpare l’Unione Europea per i ritardi nella campagna vaccinale contro il coronavirus sarà sempre più difficile. Mentre nel primo trimestre del 2021 sono stati distribuiti nei 27 paesi europei 107 milioni di dosi di vaccino – sono stime recentissime – da qui alla fine di giugno ne arriveranno quasi il triplo, cioè circa 300 milioni di dosi, due terzi dei quali da un produttore che finora si è dimostrato piuttosto rigoroso nelle consegne, Pfizer-BioNTech.

L’auspicata accelerazione dipenderà quindi dell’efficienza dei governi nazionali. Omissis

(Il post Konrad aprile 2021)

Non si vede la luce in fondo al tunnel, purtroppo

Uno potrebbe confortarsi nel pensare che, nonostante i divieti assurdi e la mancanza di libertà, dopotutto si possa vedere la luce in fondo al tunnel. E invece non è così. Vedete il caso del Regno Unito: nonostante il trend del virus lassù sia stato simile al nostro, il Governo di Sua Maestà ha una road map chiara, e prevede una data precisa – settimana più, settimana meno – per il ritorno alla completa normalità. In Italia no, si va avanti giorno per giorno, chiudendo a Pasqua per salvare qualcosa nel futuro, chiudere per riaprire, riaprire qualcosa e poi chiudere tutto, con la vaccinazione che ancora procede a singhiozzo. È questa mancanza di una prospettiva per il ritorno alla normalità che sta annichilendo gli Italiani, che sta facendo piombare nella disperazione gli esercizi commerciali, e che farà impoverire e ammalare (a livello mentale) molte persone. Io solitamente non amo quando il Governo pianifica qualcosa, ma questa volta c’è bisogno di qualcuno che prenda parola di fronte ai giornalisti, e dica chiaramente che dal mese X si torna a vivere, punto, senza mascherine, senza distanziamento, senza alcun limite imposto dal virus. Servono nervi saldi, fermezza e coraggio, e spero sinceramente che il Premier Draghi indichi la strada con chiarezza, senza lasciarsi condizionare da troppi uccelli del malaugurio che volano sopra Palazzo Chigi.

(Il Giornale. Mirko Giordani aprile 2021)

Come avviene spesso in occasione di ambiziose misure prese dall’Unione Europea

La Corte Costituzionale tedesca ha sospeso il processo di ratifica del cosiddetto Recovery Fund dal parte del governo tedesco, accogliendo un ricorso di un’associazione legata all’estrema destra tedesca. La tesi di fondo è che l’Unione Europea, per statuto, non possa indebitarsi e raccogliere capitali sul mercato e, soprattutto, che il governo tedesco non abbia alcuna competenza per poter approvare la decisione, dato che il bilancio statale passa soprattutto per il Parlamento. Nelle prossime settimane, la Corte dovrà decidere se emettere una sospensione definitiva oppure chiedere un parere alla Corte di Giustizia Europea. Se ricordate, un anno fa era successa una cosa molto simile col Quantitative Easing, il noto programma di acquisto di titoli di Stato pubblici da parte della Banca Centrale Europea.

La maggior parte degli esperti ritiene che alla fine la Corte sceglierà di non andare allo scontro frontale con governo e parlamento – che hanno approvato il Recovery Fund a larga maggioranza – e con le istituzioni europee. «Finora l’approccio della Corte alle questioni che riguardano una maggiore integrazione europea è stata “sì, però”, spesso paragonato a un cane che abbaia ma non morde», ha spiegato Thu Nguyen, ricercatrice al Jacques Delors Center.

Proprio il caso relativo al Quantitative Easing si era risolto con un nulla di fatto, ma ogni evento di questo tipo toglie un pezzetto dell’autorevolezza alle istituzioni europee e ai suoi tribunali. Sono ripercussioni che si potrebbero avvertire soprattutto nel lungo periodo nell’Europa centrale e orientale, dove gli scontri tra governi locali e la Corte di Giustizia Europea riguardano spesso le fondamenta stesse della democrazia liberale, come il rispetto dell’indipendenza del potere giudiziario e quella dei media.

(Il post Konrad aprile 2021)

Già finito l’effetto Enrico Letta per il Pd?

Il sondaggio di Pasqua realizzato per affaritaliani.it da Roberto Baldassari – direttore generale di Lab2101 e professore all’Università La Sapienza di Roma – lascia poco spazio all’immaginazione: i dem hanno perso lo 0,7 e sono tornati sotto il 20 per cento (19,9, per la precisione). Ottima notizia per Matteo Salvini, che ha aumentato le distanze dal Pd riaffermando la Lega in qualità di primo partito preferito dagli italiani.

Il Carroccio è infatti salito dello 0,4 e si è portato a un passo dal 25 per cento: è stato rivelato al 24,7. Bene anche Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che si attesta al 16,4 per cento guadagnando anche qualcosina (0,2). Alle spalle del partito dell’ex ministra sta però leggermente risalendo il Movimento 5 Stelle: probabilmente ciò è legato alla discesa in campo di Giuseppe Conte, che nei giorni scorsi ha anche tenuto il primo intervento all’interno dell’assemblea grillina.

Con l’ex premier che sta preparando il terreno per essere il nuovo capo politico dei grillini, il M5s ha recuperato lo 0,6 e si è avvicinato a Fdi con il 16,4 per cento. Brutte notizie, invece, per Silvio Berlusconi: Forza Italia ha perso mezzo punto ed è sceso al 6,4 per cento. Nelle retrovie la situazione è stabile: Azione è rilevato al 3,2 per cento (+0,1), Liberi e Uguali al 3,0 per cento (nessuna variazione) e Italia Viva al 2,9 per cento (+0,1).

(lieberoquotidiano.it Aprile 2021)

La gestione dei richiedenti asilo

La progressiva chiusura e militarizzazione dei confini dell’Europa orientale, avviata nel 2015 a causa del flusso di circa un milione di richiedenti asilo attraverso la cosiddetta «rotta balcanica», è stata resa possibile sia da un maggiore dispiegamento di forze sia da tecnologie sempre più all’avanguardia a disposizione delle guardie di frontiera. Negli ultimi due anni, in particolare, diverse inchieste giornalistiche e rapporti di ONG hanno raccontato come gli Stati europei si siano dotati di tecnologie usate soprattutto in ambito militare per compiere operazioni che militari non sono, come la gestione dei richiedenti asilo. Di recente ne ha parlato anche il Guardian in una dettagliata inchiesta. La maggiore disponibilità di forze e tecnologie, oltre alla validazione dai governi nazionali, ha di fatto legittimato le guardie di frontiera a usare ogni mezzo a disposizione per impedire ai richiedenti asilo di entrare nel territorio dell’Unione Europea: anche quelli illegali, come l’uso della forza e i cosiddetti respingimenti di massa. Osman, un rifugiato siriano che vive in Serbia, ha raccontato al Guardian che quando arrivò in Europa attraverso la «rotta balcanica» nel 2014, le guardie di frontiera «non avevano a disposizione alcun tipo di tecnologia: oggi invece hanno droni, telecamere termiche, e molte altre cose». Quando qualche mese fa Osman ha provato a entrare in Ungheria dal confine serbo, le guardie di frontiera ungheresi che l’hanno catturato si sono vantate di quanto avessero funzionato bene i dispositivi tecnologici a loro disposizione, «compreso un enorme drone con una videocamera». «Possiamo vederti dappertutto», gli dissero. Omissis. Nel bilancio pluriennale dell’Unione Europea fra il 2007 e il 2013 per la gestione delle frontiere esterne furono stanziati in tutto 2,4 miliardi di euro. Nel bilancio 2021-2027, appena negoziato, la voce «migrazione e controllo delle frontiere» è praticamente decuplicata, arrivando a poco meno di 23 miliardi.

(Il post Konrad aprile 2021)

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