Il pasticcio afghano è servito

Set 3 • L'opinione, Prima Pagina • 163 Views • Commenti disabilitati su Il pasticcio afghano è servito

Altro flop degli intraprendenti «esportatori» di democrazia in paesi dove questo prodotto non è ritenuto un primario, quanto necessario bene di consumo. L’Afghanistan è uno di questi. I talebani hanno scelto di vivere nell’oscurantismo, parte della popolazione pure, altrimenti non ci si spiega come mai in poche settimane, l’Occidente – che ne esce malissimo – in fretta e furia ha dovuto fare i bagagli, lasciando l’arsenale ai barbari barbuti. Ancora una volta ha prevalso la mania tipicamente yankee, di voler a tutti i costi «imporre l’ordine» anche se spesso a prevalere sono il caos, l’anarchia e situazioni che definire esplosive è un puro eufemismo. A pagarne le conseguenze sarà l’Occidente, poiché i flussi migratori saranno incontenibili. Da noi, così tanto non farci mancare nulla, si vorrebbero accogliere almeno 10’000 Afghani. Ma certo ci mancherebbe, anche se fra questi potrebbero arrivare dei tagliagole decisi a punirci nel nome di Allah. Poi ci si chiede cosa fare per arginare il dilagante fondamentalismo islamico. E allora, già che ci siamo, accogliamone 20’000. Naturalmente, da buoni e generosi Svizzeri, stanzieremo pure qualche milione per risollevare il disastrato paese!

Purtroppo, dobbiamo arrenderci all’evidenza: i destini dell’Occidente sono in mano a un manipolo di casinisti, sempre proni in ossequio al politicamente corretto e al buonismo, poiché fa molto trendy, e se non ti adegui sei out!

Il «pasticcio afghano» è  stato cucinato alla Casa Bianca dal democratico J. Biden e dall’Europa, quella che si proclama «unita» illudendosi di contare. Grazie agli apprendisti stregoni che ci ritroviamo, senza onore né gloria  dall’Afghanistan si fugge con la coda fra le gambe. E coloro che ci hanno lasciato la pelle? Suvvia, sono solo effetti collaterali, non stiamo a sottilizzare!

Le scene viste all’aeroporto di Kabul sono a dir poco sconvolgenti. Gente aggrappata agli aerei in fase di decollo e poi precipitati nel vuoto. Tanta disperazione, terrore e paura per le sicure rappresaglie che i talebani metteranno in atto contro chi ha collaborato con i «mercanti» di democrazia.

Immaginabile quale sarà il destino delle donne afghane delle generazioni future. Fine del diritto all’istruzione, all’emancipazione, un ritorno al Medioevo, esecuzioni di massa e l’applicazione della legge coranica, quella sharia che fra pochi decenni, sempre grazie alla disarmante ingenuità di certi nostri «illuminati» governanti, sarà applicata anche in Occidente. Delle rassicurazioni di Zabihullah Mujahid, meglio non fidarsi; il regolamento di conti, siatene certi, ci sarà, così come lo scoppio di una sanguinosa guerra civile.

Ora per lavarsi la coscienza, bisogna accogliere a più non posso senza badare a chi ospiteremo, compresa la gramigna infestante che, notoriamente, quando inizia a svilupparsi invade ogni centimetro quadrato di terreno, senza lasciare respiro alle altre piante e moltiplicandosi con le sue tossiche radici.

Le «grandi impotenze» hanno toppato alla grande. UE, ONU, NATO e l’intelligence, che tanto acuta non si  è dimostrata, hanno sottovalutato il potenziale talebano e l’atavico fanatismo religioso.

Ci si riempie la bocca e non si combina nulla, disastri a parte come quello afghano, siriano, irakeno e altri scacchieri perennemente infuocati, asserviti a poteri oscuri e interessi che con la democrazia poco hanno a che fare. Anzi, qualcuno come sempre ci guadagnerà. Intanto, apprestiamoci a dover fare i conti con un altro infido Stato islamico, oltre che un potente fornitore di droga. L’Afghanistan è uno dei maggiori produttori di oppio al mondo. I talebani, notoriamente, si sono finanziati con i proventi delle grandi piantagioni di papavero, con il quale si produce l’eroina. A questo proposito, la CIA ne sa qualcosa: riforniva i mujaheddin durante l’invasione da parte dei russi. Ma per la democrazia questo e altro!

L’abbiamo già scritto, ma vogliamo ripeterci: la democrazia non la si conquista dall’oggi al domani. Bisogna controllare attentamente la posologia, centellinare le dosi che vengono fatte ingerire al «malato» di turno, in maniera di non alterarne l’organismo. Quelle somministrate al «paziente» afghano, non hanno sortito l’effetto sperato. L’atavica mentalità, l’avversione per il progresso e l’arretratezza culturale, hanno reso vana la cura e il rischio di contagio non è comunque da escludersi!

Il «pasticcio afghano» è servito: tutti a tavola!

 

Drake

 

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