Iniziativa sulla legittima difesa: anche in Ticino approda il malandazzo bernese

Gen 23 • L'editoriale, Prima Pagina • 254 Views • Commenti disabilitati su Iniziativa sulla legittima difesa: anche in Ticino approda il malandazzo bernese

Eros N. Mellini

Il Consiglio federale e il Parlamento nazionale ci hanno, purtroppo, in questi ultimi decenni abituato a un comportamento estremamente scorretto quando si tratta di influenzare le campagne di voto. Menzogne e false informazioni sono all’ordine del giorno quando si vuole assolutamente far sì che il popolo condivida la posizione del governo. E, purtroppo, spesso succede che la maggioranza di detto popolo, specialmente se chiamato a decidere su temi complessi, preferisca dar fiducia al governo: se lo dicono loro, che se ne intendono… sarà così. E allora abbiamo assistito all’approvazione popolare della libera circolazione delle persone (al massimo ci saranno 7 o 8’000 immigranti in più l’anno, avevano dichiarato… e ne sono invece arrivati in media 50’000, con punte di 80’000). E anche l’adesione al trattato di Schengen, secondo la propaganda di voto della Berna federale ci sarebbe dovuta costare 7,4 milioni di franchi l’anno (Opuscolo del CF 05.06.2005), cifra che si è poi in realtà fissata a oltre 100 milioni. E che dire dell’accordo di Dublino? Secondo lo stesso opuscolo di voto “Si presume che la Svizzera, applicando la normativa di Dublino, possa riconsegnare più richiedenti l’asilo agli altri Paesi di quanti non ne debba riaccettare. Data la sua situazione geografica, la Svizzera non è infatti annoverata tra i tradizionali Paesi di primo asilo.” Le cose non sembrano proprio andare così, specialmente da quando anche il Tribunale federale si è messo a emettere sentenze che ne impediscono (spontaneamente e unilateralmente da parte della Svizzera) l’applicazione.

Questo atteggiamento inqualificabile sembra ora aver fatto scuola anche nel nostro cantone, dove stiamo votando l’iniziativa “Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa”, che il Gran Consiglio ha sì respinto lo scorso anno, ma previo averne deciso la ricevibilità il 17 maggio del 2017, sulla scorta del parere dell’allora suo consulente giuridico e oggi segretario del Gran Consiglio, Tiziano Veronelli. Tale parere era ripreso nel rapporto della Commissione della legislazione favorevole alla ricevibilità, che diceva testualmente: “Il consulente giuridico nel suo parere giunge dunque alla conclusione che il diritto federale, e meglio il CPP, non esclude la possibilità per un singolo Cantone di regolamentare il finanziamento della difesa oltre i limiti definiti dagli articoli 127 e segg. CPP (…)”. Ebbene, la decisione del Gran Consiglio sulla ricevibilità dell’iniziativa è stata chiara ed è cresciuta in giudicato, tant’è vero che due anni dopo, il 16 settembre del 2019, lo stesso parlamento cantonale l’ha dibattuta e poi respinta.

Come detto, l’iniziativa è ora al vaglio del popolo e il materiale di voto è già arrivato nelle case delle cittadine e dei cittadini. E proprio in questo materiale di voto – nella fattispecie nell’opuscolo esplicativo delle autorità – il Consiglio di  Stato è incappato nel “vizietto” che a Berna, come detto, è ormai diventato un malandazzo diffuso e ripetitivo. Dichiara detto opuscolo: Violazione del diritto federale – Inoltre, l’iniziativa prevede una soluzione di rimborso delle spese che viola il diritto federale.(…)”.

Questa affermazione è palesemente falsa, illegale e tendenziosa.

Falsa, perché – come detto nella citata perizia del consulente giuridico – il diritto federale non esclude la possibilità del singolo cantone di regolamentare il finanziamento della difesa oltre i limiti fissati.

Illegale, perché l’organo preposto alla verifica delle ricevibilità di un’iniziativa popolare è fissato dalla nostra Costituzione cantonale nel Gran Consiglio che, appunto ha già proceduto a questa verifica senza peraltro incorrere in ricorsi a organi superiori. Con la sua affermazione, peraltro inveritiera, il Consiglio di Stato smentisce non soltanto il suo allora consulente giudiziario, ma anche il Gran Consiglio, invadendone arbitrariamente il campo di competenza.

Tendenziosa, perché evidentemente espressa all’unico scopo di influenzare l’esito della votazione verso l’auspicato rifiuto di un’iniziativa sgradita, anche se il perché sia tale non ci è dato di capire. Infatti, la misura richiesta – il rimborso delle spese per il patrocinio legale in caso di assoluzione per legittima difesa – è del tutto logica ed è stata elaborata a seguito di casi concreti.

È quindi giusto denunciare tale scorrettezza d’informazione da parte del Consiglio di Stato, come ha fatto il promotore dell’iniziativa, Giorgio Ghiringhelli, mediante una lettera raccomandata nella quale chiede al governo di provvedere a un’immediata smentita. Resta naturalmente aperta la possibilità di un ricorso al Tribunale federale a scrutinio ultimato.

È importante, a nostro avviso, che il malandazzo cui l’UDC tenta con estrema fatica di opporsi a Berna, non prenda piede anche a livello cantonale.

Il popolo ha comunque l’occasione di bacchettare sulle dita il Consiglio di Stato per questa riprovevole gaffe e dimostrargli, voto alla mano, che non si lascia influenzare da questi scorretti mezzucci. Un SÌ all’iniziativa “Le vittime di aggressioni non devono pagare i costi di una legittima difesa” il prossimo 9 febbraio, s’impone.

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