L’oasi felice UE

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Dr. Francesco Mendolia

Ho termnato di raccogliere queste notizie il 27 agosto 2021. Il 27 agosto 1916, l’Italia, già in guerra contro Austria e Turchia, dichiara guerra anche alla Germania, ponendosi su un piano di parità con le altre potenze.

Angela Merkel ha ammesso di avere sbagliato sull’Afghanistan

In un discorso televisivo trasmesso lunedì sera, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha commentato la recente conquista di Kabul da parte dei talebani usando toni piuttosto diversi da quelli del presidente statunitense Joe Biden, che ne aveva parlato nelle stesse ore.

Merkel ha detto che la Germania e gli altri paesi occidentali coinvolti in Afghanistan hanno «sbagliato nel valutare questa situazione», cioè l’avanzata dei talebani verso Kabul avvenuta molto più rapidamente del previsto: «Anche io me ne assumo la responsabilità». Nel suo discorso, Biden si era limitato ad ammettere l’errore in un passaggio, senza peraltro assumersi alcuna responsabilità diretta. In generale, il discorso di Merkel è stato molto più empatico di quello di Biden. Fra le altre cose, Merkel ha definito gli ultimi sviluppi «tristi, drammatici e terrificanti», specialmente «per i milioni di Afghani che vogliono vivere in una società più liberale». Merkel ha anche ricordato i 59 soldati tedeschi uccisi durante le operazioni militari in Afghanistan dell’esercito tedesco (la Germania aveva il secondo contingente più ampio dopo quello statunitense): «Penso al dolore delle famiglie dei soldati che hanno perso le loro vite in combattimento: ora sembra che tutto sia successo invano».

Merkel lascerà il suo incarico e la politica fra poche settimane, alla scadenza del suo mandato. Nei mesi della pandemia da coronavirus ha spesso pronunciato discorsi molto franchi e onesti sull’emergenza sanitaria, facendosi notare anche in quel caso fra i leader europei.

(Mondo il Post 17 agosto 2021)

In Germania saranno demolite due cittadine per espandere una miniera di carbone

Sabato, nello Stato tedesco della Renania settentrionale-Vestfalia, migliaia di attiviste e attivisti hanno protestato contro la demolizione di due centri abitati per permettere l’espansione della miniera di carbone a cielo aperto di Garzweiler, una delle più grandi del paese. La scelta di espandere la miniera, autorizzata tra molte proteste dal governo locale, è stata ampiamente criticata soprattutto perché in netto contrasto con le politiche tedesche sulla riduzione delle emissioni inquinanti, che sono in linea con gli sforzi intrapresi a livello internazionale per evitare che le temperature medie globali aumentino eccessivamente e che i problemi legati al cambiamento climatico si aggravino.

In parole povere, anziché fare spazio a parchi eolici o a distese di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia da fonti rinnovabili, che in Germania è incoraggiata già da tempo, espandendo la miniera si sta continuando a sfruttare una risorsa che contribuisce ad aggravare i rischi del riscaldamento globale, piuttosto che a risolverli. Omissis.

(Pianeta il Post 11 agosto 2021)

Nicolae Ceausescu, il figliol prodigo della Grande Romania

Omissis. La nostalgia per le dittature è un fenomeno comune a diverse realtà dello spazio postcomunista e postsovietico – dalla Russia che va sperimentando la curiosa riabilitazione dal basso di Stalin, alla Serbia che guarda con crescente risentimento alla disgregazione della Iugoslavia, passando per l’Ostalgie degli abitanti della fu Germania Est – e che da diversi anni ha attratto l’attenzione di politologi e sociologi interessati alla comprensione delle dinamiche nel defunto Secondo Mondo. Tra i Paesi maggiormente interessati dal fenomeno della nostalgia dell’era comunista va annoverata la Terra dei Santi (Țară sfinților), ovvero la Romania. Perché qui, culla di condottieri del calibro di DecebaloDraculaȘtefan del Mare e Alexandru Ioan Cuza, negli anni recenti è andato aumentando il revisionismo popolare nei confronti della rivoluzione del 1989, culminata con la fucilazione del dittatore Nicolae Ceaușescu e della sua consorte Elena. Capire chi è stato il Conducător e perché i rumeni ne rimpiangano a gran voce la dipartita prematura – l’ultimo sondaggio, datato 2018, parla di due persone su tre con un’opinione positiva su di lui – può risultare utile a saziare la fame di conoscenza degli indagatori più curiosi della psicologia delle masse.

(Insider over 16 agosto 2021)

Rincari, rallentamenti produttivi, disuguaglianze: cosa può frenare la ripresa

L’ondata di spesa pubblica crescente da parte dei governi occidentali, l’inizio della fase delle riaperture post-Covid e l’aumento della fiducia di consumatori e imprese nella gran parte delle economie più avanzate, stanno trainando una fase di rilancio sostenuto della domanda aggregata di beni e servizi. Dopo i brillanti risultati di Stati Uniti e Regno Unito nella primavera scorsa, in estate anche l’Italia ha potuto presentarsi con performance in miglioramento, dato che l’Ufficio parlamentare di bilancio non ritiene impossibile una crescita capace di sfiorare il 6% nell’anno in corso. La dilatazione del PIL di un’economia, in ogni caso, racconta solo una parte della realtà. Nel contesto di una crisi di taglia globale, essa va letta fianco a fianco con una serie di altri parametri che permettono di analizzare lo stato di salute di un’economia nel suo complesso. E dunque di constatare, in questo caso, come per l’economia italiana e per quelle delle maggiori potenze occidentali le sfide restino numerose. Il sistema internazionale si trova di fronte a una serie di mine che possono potenzialmente condizionare sia la generazione di nuovo reddito sia la sua distribuzione, oltre che impattare sulle dinamiche del mercato del lavoro e dell’industria. Le possiamo sintetizzare in quattro punti chiave. In primo luogo, è da sottolineare il fatto che la ripresa post-Covid sia, in larga misura, dettata dalle condizioni fisiologiche delle società nel loro complesso. Ovvero dalla graduale fine della fase più dura delle restrizioni anti-contagio che ha permesso il ritorno a un ciclo normale per larga parte delle attività economiche. Il dato strutturale, in quest’ottica, va in controtendenza e racconta di un mondo che brancola nel buio di una delle più delicate situazioni degli ultimi decenni: la destrutturazione delle catene del valore, il fallimento della società del just-in-time e la carenza di scorte industriali di materiali strategici hanno squilibrato i meccanismi di domanda e offerta in vari settori, provocando per esempio il rischioso Chipageddon, con la conseguente scarsità di semiconduttori su scala globale. Ma causando anche un rincaro nei costi del petrolio, del gas naturale, dell’acciaio, delle resine, delle gomme e di tutta una serie di materie prime che ripercuotono i loro effetti sui costi di produzione, generazione, trasporto erodendo le prospettive di ripresa dell’industria. In secondo luogo, di conseguenza, andranno valutati attentamente i potenziali impatti dei grandi piani di rilancio delle economie occidentali che, in larga misura, sono basate direttamente o meno su un settore chiave: le costruzioni. Dalle infrastrutture fisiche a quelle digitali, dalle reti energetiche ai nuovi impianti di generazione pulita, passando per gli interventi di riqualificazione edile tutti i grandi progetti messi in campo, dai piani dell’amministrazione Biden negli USA (1,2 trilioni di dollari il solo prospetto di spesa infrastrutturale) ai progetti del Recovery Fund europeo (750 miliardi di euro) passando per le ambiziose strategie del governo britannico di Boris Johnson (600 miliardi di sterline nei prossimi cinque anni), imporranno una grande mobilitazione di uno dei settori più colpiti negli anni della Grande Recessione. Puntando nel contempo ad attivare un grande moltiplicatore sotto forma di indotto e generazione di posti di lavoro che, però, rischia di essere destabilizzato dall’aumento dei costi e dalla carenza di manodopera. Omissis. Emblematico è il caso dell’Italia dove, soprattutto in seguito al boom del Superbonus 110% aggiustato e rilanciato dal governo Draghi, l’offerta di lavoro rischia di essere notevolmente sopravanzata dalla domanda. Il Sole 24 Ore riporta gli studi dell’Associazione nazionale costruttori edili, la quale «stima per il 2022 un fabbisogno occupazionale aggiuntivo diretto nel settore di circa 170mila unità cui si sommano 95mila unità nei settori collegati per un totale di 265mila posti di lavoro» a causa di una crescita degli investimenti di 11 miliardi di euro. Ora come ora, sottolinea il centro studi Ance, «non si trovano il 52% degli addetti finiture e il 60% degli operai specializzati richiesti». Terzo punto di criticità è la fiammata dell’inflazione. Dovuta non solo all’aggiunta massiccia di denaro nelle economie, ma anche e soprattutto dalle condizioni strutturali della ripresa post-Covid e dallo scaricamento sui prezzi finali dei beni delle tensioni che si accumulano a monte. Omissis. Su scala globale l’ONU ha recentemente comunicato che, mediamente, il costo dei prodotti alimentari ha fatto segnare un aumento del 33,9% rispetto allo scorso anno. In Italia, invece, la situazione è più eterogenea ma in sostanza non diversa, come nota Coldiretti in un suo studio: «a tirare la volata sono i prezzi internazionali dei cereali, cresciuti del 33,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre i prodotti lattiero-caseari sono saliti del 22% rispetto all’anno scorso, ma va anche segnalato il balzo del 15,6% nelle quotazioni della carne». In tutta Italia e in tutta Europa corrono i prezzi al dettaglio dei carburanti e delle bollette energetiche mentre, per ora, stagnano gli stipendi. Discorso simile oltre Atlantico: negli USA i prezzi al consumo sono saliti a giugno dello 0,9%, superando le attese degli analisti che si attendevano un rialzo dello 0,5%, secondo il report del Dipartimento del lavoro, mentre su base annua l’inflazione è aumentata del 5,4%, dato più alto da tredici anni. Omissis.

(Andrea Muratore 20 agosto 2021)

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