L’iniziativa sulla legittima difesa e la disinformazione del Governo

Set 3 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 161 Views • Commenti disabilitati su L’iniziativa sulla legittima difesa e la disinformazione del Governo

Il Consiglio di Stato non ha imparato la lezione impartitagli dal Tribunale federale…

Giorgio Ghiringhelli – Il Guastafeste

Il 26 settembre si dovrà nuovamente votare sull’iniziativa cantonale del Guastafeste intitolata «le vittime di aggressione non devono pagare i costi di una legittima difesa» che nel febbraio del 2020 era stata bocciata di strettissima misura, con una differenza di 425 voti su oltre 85’000 votanti. La colpa di questa ripetizione è del Consiglio di Stato (CdS) il quale, in occasione della prima votazione, aveva invitato a votare contro l’iniziativa con argomenti rivelatisi poi fasulli. Nell’opuscolo informativo che accompagnava il materiale di voto aveva infatti scritto in modo perentorio che l’iniziativa violava il diritto federale e che creava delle disparità di trattamento (lasciando sottintendere che tali disparità fossero lesive dell’uguaglianza giuridica sancita dalla Costituzione).

Queste contestazioni erano però in netto contrasto con la decisione presa in precedenza dal Gran Consiglio, il quale, avvalendosi anche di un dettagliato parere giuridico, aveva approvato (senza neppure un voto contrario!) la ricevibilità dell’iniziativa, attestando in tal modo che la stessa era conforme al diritto federale (decisione che, in base all’art. 38 della Costituzione cantonale, è di sua esclusiva competenza). L’esatto contrario, insomma, di quanto il CdS aveva cercato di far credere ai cittadini!

Il doppio diabolico errore del Governo

Nella mia veste di primo firmatario dell’iniziativa avevo immediatamente protestato contro quella scandalosa disinformazione, invitando il Governo a informare la popolazione tramite un comunicato che le pretese violazioni del diritto federale erano in realtà solo delle illazioni mai comprovate né dal Gran Consiglio né dallo stesso CdS. La risposta fu negativa e così non mi rimase altro che inoltrare un ricorso al Tribunale federale (TF), il quale lo accolse annullando clamorosamente la votazione e dando una sonora bacchettata al CdS, ritenuto reo di aver pubblicato delle affermazioni «non oggettive e in parte tendenziose» che «hanno influenzato in maniera inammissibile i cittadini».

Nella sentenza i giudici tennero a sottolineare che se il CdS avesse accolto la richiesta del sottoscritto di emettere un comunicato chiarificatore, il ricorso sarebbe stato respinto. Quindi, il CdS aveva avuto la possibilità di correggere il suo primo errore e di evitare una nuova e costosa votazione ma, dimostrando una scarsa considerazione per il diritto dei cittadini di ricevere un’informazione oggettiva, non aveva colto tale opportunità, perseverando così diabolicamente nell’errore.

Né scuse né ammissione di colpa!

Dopo una simile figuraccia ci si sarebbe potuto attendere da parte del Governo un’ammissione di colpa e magari delle scuse ai promotori dell’iniziativa e ai cittadini. E invece no. Nel comunicato inviato alla stampa il 29 aprile scorso per dare notizia della sentenza del TF, il Governo aveva cercato di minimizzare le sue gravi responsabilità scrivendo che la votazione era stata annullata a causa di una formulazione «inesatta» del testo contestato. Ma ci prendono per fessi? In realtà, nella sentenza si legge che le affermazioni governative sulla violazione del diritto federale erano «non oggettive e in parte tendenziose» in quanto non erano state accertate da nessuno durante l’iter parlamentare e «non erano state espresse in maniera interrogativa, dubitativa o quale ipotesi, bensì in modo categorico, assoluto e tassativo».

Illazioni e dubbi non comprovati: vergogna!

Quest’ultima frase ha suggerito una nuova furbata al CdS, il quale anche nell’ opuscolo informativo distribuito in vista della nuova votazione ha osato ripubblicare le stesse argomentazioni che secondo i giudici non erano state comprovate, ma questa volta aggiungendo punti interrogativi e usando un linguaggio più prudente.  Nell’opuscolo si legge infatti che l’iniziativa «pone delle serie perplessità quanto alla parità di trattamento e prevede una soluzione di rimborso delle spese che desta perplessità quanto alla conformità del diritto federale». Un modo subdolo per spargere dubbi – basati su illazioni non comprovate – sulla validità giuridica dell’iniziativa. E ancora una volta senza tener conto del fatto che il Gran Consiglio aveva approvato la ricevibilità della medesima. Il CdS, dimostrandosi cattivo perdente, non ha dunque imparato la lezione impartitagli dal TF sull’importanza di informare i cittadini in modo corretto su un tema posto in votazione.  Vergogna!

Per quanto riguarda le «perplessità» espresse dal Governo, gli interessati potranno trovare delle risposte esaustive consultando i due pareri che il consulente giuridico del Gran Consiglio aveva redatto a favore della ricevibilità dell’iniziativa, e che in nome della trasparenza erano stati pubblicati sul sito www.ilguastafeste.ch in data 12 gennaio 2020. Tornerò sull’argomento con un articolo che sarà pubblicato sul CdT dell’11 settembre.

Una sentenza che dà fastidio…

Come se l’annullamento di una votazione popolare fosse una cosa normale, il CdS ha pure ignorato la richiesta dei promotori dell’iniziativa di pubblicare sul sito dell’Amministrazione cantonale la clamorosa sentenza del TF, la cui lettura permetterebbe ai cittadini di meglio capire la gravità della disinformazione che il Governo ha fatto e continua a fare. Bell’esempio di trasparenza, vero? Spero veramente che i cittadini non si lasceranno gabbare di nuovo e che questa volta voteranno a favore dell’iniziativa, premiando quel comitato promotore che si è visto dar ragione dal TF,  e di cui fanno parte anche Marco Chiesa, Lorenzo Quadri, Fabio Regazzi, Roberta Pantani, Iris Canonica, Moreno Colombo, Mauro Minotti, Edo Pellegrini, Alberto Siccardi, Pietro Vanetti, Valerio De Giovanetti, Battista Ghiggia e il defunto Oviedo Marzorini.

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