Il livello di certa politica: niente più di un karaoke

Set 9 • L'editoriale, Prima Pagina • 250 Views • Commenti disabilitati su Il livello di certa politica: niente più di un karaoke

Eros N. Mellini

«La politica è l’unica professione senza una specifica formazione. I risultati sono di conseguenza.» (Carlo Maria Martini)

Dal festival al karaoke

E purtroppo, solo la storia permette di giudicare – a posteriori – il valore di un politico, se sia stato interprete di buone canzoni in un festival di alto livello o, invece, lo stonato partecipante a un karaoke organizzato dalla bettola sotto casa.

Specialmente in una politica di milizia come la nostra, non esiste una preparazione scolastica. C’è sì una facoltà di scienze politiche in diverse università ma – al di là del fatto che tutti possono accedere a una carriera politica anche senza titoli accademici – l’insegnamento rimane a livello puramente teorico, rimandando il lato pratico al tirocinio politico che uno deve farsi da sê, con la militanza partitica e l’attività nei vari gremi istituzionali (comunali, cantonali e federali). Non so quanti, dei deputati svizzeri siano laureati in scienze politiche ma, sicuramente sono un’infima parte, e non necessariamente sono i migliori.

È quindi più importante una struttura scolastica efficace e di buona qualità, quale base primaria per futuri politici, il cui maggiore o minore valore sarà comunque determinato dalla loro capacità di apprendere lungo il percorso, ma anche dalla loro intelligenza e, soprattutto, dalla loro onestà nell’operare a favore della «res publica».

Perdita di valori

Io credo che il passato – anche lui certamente non privo di macchie, ma a mio avviso migliore del giorno d’oggi – fosse caratterizzato da valori quali l’orgoglio nazionale, la brama di libertà e di autodeterminazione che, dallo sciagurato ’68, sono andati vieppiù annacquandosi, se non finendo per sparire del tutto. L’accesso alla politica a tutti – evoluzione peraltro lodevole in una democrazia diretta come la nostra – abbinato a un costante declino dell’istruzione scolastica, ha fatto però sì che la mediocrità avesse il sopravvento.

Chiaramente, laddove i problemi da risolvere sono più «terre à terre» e toccano più direttamente il cittadino – ossia a livello comunale – l’effetto non è così disastroso. Se manca la preparazione politica, questa viene sostituita dalla buona volontà e dal buonsenso dei municipali e dei consiglieri comunali. L’ideologia è importante ma, quando c’è da aggiustare una strada o da costruire una sede scolastica, facilmente sinistra, centro e destra sono d’accordo al di là degli steccati partitici.

«Il particulare»

Il problema si acuisce già di più a livello cantonale dove, al di là di eventuali carenze di formazione politica, l’influenza che sulle decisioni hanno gli interessi personali e/o di categoria – quelli che il Guicciardini chiamava «il particulare» – si moltiplicano per numero e per entità. Appalti, mandati, seggi in CdA, impieghi pubblici, eccetera, sono spesso oggetto di scandali che non testimoniano certamente a favore della classe politica.

Ma dove il fenomeno esplode, è a livello federale. Alle palesi incapacità della classe politica, in particolare dei consiglieri federali, si aggiunge la piaga del dipartimentalismo (peraltro riscontrabile anche a livello cantonale).

Io non rompo a te, tu non rompi a me

Il tacito accordo sembra essere: io non ti rompo le scatole nella conduzione del tuo dipartimento, e tu non le rompi a me. Quello che dovrebbe essere un potere decisionale collegiale diventa, di fatto, l’avallo delle decisioni di un singolo consigliere federale. E, siccome dal passato festival di buon livello, siamo caduti nel karaoke più scadente e stonato, gli effetti sono devastanti. Cassis riesce a far passare la sua politica pro-Zelensky, Jans la sua azione a favore di asilanti e immigrati clandestini, ma per finanziare l’AVS bisogna aumentare l’IVA, lo dice Karin Keller-Sutter.

Credo che mai la Berna federale sia stata in passato lontano dalla volontà e dagli interessi dei cittadini quanto lo è oggi. Contro il parere della gente, si sprecano all’estero soldi che poi mancano per finanziare la 13° AVS, si applicano le sanzioni dell’UE contro la Russia – alla faccia di un altro valore una volta intoccabile, la neutralità – ci si ostina a leccare i piedi (ovvio eufemismo) a un’UE che ci tratta sistematicamente a pesci in faccia, e via di seguito. L’apparire sullo scenario internazionale prevale su qualsiasi sana gestione della cosa pubblica, per non parlare dei semplici interessi del paese e dei suoi abitanti. E intanto non si perde l’occasione per cantare sempre più stonati nel karaoke della politica nazionale… e internazionale.

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