I «Spantega miliard»

Mag 13 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 482 Views • Commenti disabilitati su I «Spantega miliard»

Eros N. Mellini

Quand’ero ragazzo, un dollaro valeva 4 franchi e trenta, una sterlina britannica 12 franchi, 1000 lire italiane 7 franchi, un marco tedesco 1,25 franchi.

Al momento dell’introduzione dell’Euro nel 2002, 100 lire italiane valevano 70 centesimi, un marco tedesco 75 centesimi.

Oggi, un dollaro vale 98 centesimi, una sterlina 1,20. L’Euro – entrato in vigore con un valore di 1,60 franchi svizzeri – in vent’anni è sceso a 1,04 franchi, nonostante gli sforzi della Banca nazionale svizzera per mantenerne artificialmente alto il corso, a favore delle nostre esportazioni.

In altre parole: USD = -77%; GBP = – 90%; LIT = -90%; DEM = -40%; EUR = -35%.

Lungi da me l’idea di atteggiarmi a economista, ma qualche riflessione da semplice uomo della strada me la permetto comunque.

Il debito estero: ma chi sono i creditori?

Leggo su Wikipedia che il debito estero mondiale si aggira intorno ai 226’000 miliardi di dollari. Una tabella ne elenca l’importo (date fra il 2015 e il 2017, a seconda del paese) di 190 Stati, con tanto di ammontare pro capite e percentuale sul PIL. C’è di che rimanere esterrefatti, anche la Svizzera non ne è immune, con il suo debito di 1’738’370 milioni di dollari (giugno 2017), pari a 205’000 dollari pro capite, pari al 265% del PIL. Cifre da far venire le vertigini anche a Paperon de Paperoni.

Ora – la mia ignoranza in economia l’ho già confessata sopra – a me risulta che se ho un debito, da qualche parte c’è qualcuno che avanza un credito nei miei confronti. Quindi la domanda è lecita: se TUTTI gli Stati del mondo sono indebitati per un totale di 226’000 miliardi di dollari, verso chi si sono indebitati? Chi è che domani potrebbe venire a chiedere il rientro del debito? Ci sarà anche una spiegazione economica per chiarire l’arcano, ma il fatto che questo indebitamento continui a crescere smoderatamente non può non farmi sospettare che si tratti di un valore puramente teorico, che nessun governo ha la benché minima intenzione di rimborsare.

La macchina del denaro

Prima dell’accordo di Bretton Wood (1944), le valute nazionali erano legate all’oro in possesso degli Stati emittenti che ne garantiva la copertura. Con questo accordo, il legame con l’oro è in un certo senso rimasto, ma con il dollaro assurto a moneta di riferimento. E fintanto che anche per il dollaro si esigeva una copertura in oro, perlomeno parziale, le cose funzionavano abbastanza bene. Nel 1971, però, in particolare per far fronte alle enormi spese causate dalla guerra in Vietnam, gli USA decisero di abbandonare la convertibilità del dollaro in oro, in altre parole si misero a stampare dollari di carta senza più alcun vincolo, mentre il dollaro rimaneva tuttavia la principale moneta di riferimento per gli scambi internazionali. Ma gli Stati uniti non erano gli unici ad aver bisogno di denaro: e quindi, giù a stampare banconote nelle varie valute con il risultato – oltre a un aumento incontrollato dell’inflazione nei vari Stati – di vederne crollare il valore, come detto in apertura di questo articolo. Ogni fabbisogno veniva coperto con iniezioni di contanti in banconote che, via via, hanno cominciato a valere quanto quelle del Monopoly. Ogni tanto, quando l’inflazione toccava livelli assurdi, la singola nazione provvedeva a «rivalutare» la propria moneta, ma era una pura operazione di facciata. Perché per l’uomo della strada, guadagnare 100’000 e comperare il pane a 100 «vecchi franchi» o guadagnare 1’000 «nuovi franchi» e spenderne 1 per il Kg di pane, non cambiava assolutamente nulla.

E la Svizzera? Apparentemente, la nostra Banca nazionale deve aver lavorato con prudenza e buonsenso, visto che il franco svizzero è sempre stato stabile al punto di costituire un bene rifugio per i capitali in fuga dall’estero.

Ma poi è arrivato l’Euro

Con la svalutazione della moneta, i vari Stati riuscivano a barcamenarsi, almeno a breve termine, nei meandri dell’economia internazionale, quando il debito pubblico raggiungeva vette pericolose. Ma poi è arrivata la Banca centrale europea a sfornare Euro come se fossero coriandoli e togliendo ai singoli Stati lo strumento della svalutazione per risolvere, almeno temporaneamente, i problemi più urgenti. L’introduzione dell’Euro ha impedito ai paesi membri di svalutare la propria moneta sì, ma a sua volta questo si è progressivamente svalutato per conto proprio, verosimilmente per l’eccesso di cartamoneta immesso sul mercato. Personalmente, ho l’impressione che quanto versato all’UE da membri pagatori come Germania, Francia o Gran Bretagna, non abbia mai compensato gli esborsi effettuati dall’UE agli Stati beneficiari. Andavi in giro per gli Stati meno abbienti, ma anche in quelli di livello finanziario medio, e vedevi opere pubbliche faraoniche con grandi cartelli che segnalavano: «Autostrada costruita con il sussidio dell’Unione europea». Salvo poi, in un rigurgito di morigeratezza, chiudere i rubinetti alla Grecia mettendone sul lastrico buona parte della popolazione.

Ed ecco spiegato il titolo dialettale di questo articolo. La BCE «Spantega miliard» spende e spande miliardi di Euro stampati secondo la bisogna, con il risultato che anche questa moneta è in caduta libera.

Anche il dollaro non è da meno

Anche oltreoceano, il futuro del dollaro non è roseo. Le monete una volta deboli, stanno acquistando valore in modo significativo rispetto al dollaro USA: +9% il peso messicano da novembre 2021, +21% in un anno il real brasiliano, + 11% negli ultimi cinque mesi il rand sudafricano. Anche gli USA, dunque, hanno scelto la via facile della stampa di valuta per risolvere – in realtà, per rinviare – la soluzione dei problemi. Ma soprattutto, come in Europa l’UE, per finanziare l’ingerenza nelle politiche di Stati che, con il senno di poi, starebbero molto meglio se fosse rispettata la loro sovranità. Specialmente quando questa ingerenza si traduce in guerre che causano centinaia di migliaia di morti.

Anche la Svizzera?

La Svizzera – a parte certi politici smaniosi di un protagonismo sproporzionato ai loro meriti e capacità – non ha mire espansionistiche o di potere su altri Stati. Ciò nonostante, partecipa anche lei all’ormai comune politica di «Spantega miliard» con sovvenzioni e aiuti allo sviluppo. In parte per trarne una contropartita in materia di relazioni commerciali a favore della nostra economia, senza dubbio, ma quanto invece semplicemente per accodarsi alla prassi adottata dalle grandi potenze occidentali? Il miliardo di coesione concesso all’UE è un chiaro esempio di questa visione politica. Ma anche l’adozione cieca e totale delle sanzioni UE contro la Russia, in barba alla nostra neutralità, è un atto che, indirettamente, costerà parecchio alla nostra economia e quindi al nostro paese che dovrà «spantegaa altri miliard» per mitigarne le conseguenze. Speriamo che la BNS sia più accorta della Berna federale e trovi una soluzione che non comporti la stampa sconsiderata di franchi svizzeri senza copertura.

 

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