Ecco i vincitori dello «Swiss Stop Islamization Award 2022»

Apr 1 • Dal Cantone, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 175 Views • Commenti disabilitati su Ecco i vincitori dello «Swiss Stop Islamization Award 2022»

Giorgio Ghiringhelli – Il Guastafeste

Sono stati resi noti i nomi dei vincitori dello «Swiss Stop Islamization Award 2022», il premio nazionale che dal 2018 è organizzato dal movimento politico «Il Guastafeste» per ricompensare tre persone o associazioni che si sono distinte per la loro attività contro l’islamizzazione della Svizzera (e dell’Europa) e contro la diffusione del radicalismo islamico.  Fra i vincitori della quinta edizione vi è Éric Zemmour, candidato alle elezioni presidenziali che si svolgeranno in aprile in Francia. Zemmour ci ha fatto sapere di essere onorato per questo riconoscimento, ma ha preferito rinunciare al denaro (2’000 franchi) in favore di un altro candidato. Ecco perché quest’anno i vincitori sono stati quattro anziché tre. Per il suo enorme impegno e il suo eroico coraggio nel battersi contro l’islamizzazione della Francia, Zemmour non solo rischia la sua vita, ma è divenuto il bersaglio di un «jihad giudiziario» da parte di varie associazioni, ed è demonizzato in modo indegno da gran parte della stampa. Per questi motivi gli abbiamo conferito un premio «ad honorem».

Giorgio Ghiringhelli

Ecco i nomi dei vincitori, con le rispettive motivazioni.

Eric Zemmour (Francia)

Nato a Montreuil nel 1958 da una famiglia ebrea francese fuggita dall’Algeria durante la guerra d’indipendenza, questo giornalista, scrittore e saggista è diventato negli ultimi anni uno dei più acerrimi e noti oppositori dell’islamizzazione della Francia, sostenendo che l’islam non è compatibile con la Repubblica. Zemmour è l’autore di molte opere che suscitano polemiche, fra cui «Le Suicide français» (2014). La sua presenza ai dibattiti televisivi o radiofonici fa registrare sempre dei record di ascolto. Dal 2019 al 2021 ha partecipato regolarmente al programma televisivo «Face à l’info» (su CNews), che ha riscosso un enorme successo. Con coraggio e determinazione esprime pubblicamente le sue opinioni attirandosi insulti, minacce e denunce miranti a farlo tacere. Nel 2011, nel 2018 e nel 2020 la giustizia francese lo ha condannato per provocazione alla discriminazione razziale e all’odio religioso verso i musulmani e verso l’islam: lui ha replicato che in Francia non si può più criticare l’offensiva islamista senza essere trattati da razzisti. Ecco alcune delle dichiarazioni che gli hanno fruttato delle condanne. «La maggior parte dei trafficanti di droga sono neri e arabi», «Nelle numerose periferie francesi, dove molte ragazze sono velate, è in corso una lotta, una guerra santa mirante a islamizzare il territorio», «I musulmani sono un popolo che da colonizzato è diventato colonizzatore», «Il velo islamico e la djellaba (tunica tradizionale) sono l’uniforme di un esercito di occupazione». Zemmour è candidato alle elezioni presidenziali che si svolgeranno in aprile e, secondo i sondaggi, ha buone possibilità di qualificarsi per il ballottaggio contro Macron in programma il 24 aprile. Il suo principale obiettivo è quello di bloccare l’immigrazione e l’islamizzazione, in modo da evitare il Grand Remplacement della popolazione e della civiltà francese in atto da ormai una quarantina d’anni, e in modo da migliorare la sicurezza dei francesi.

Iris Canonica (Bidogno)

Iris Canonica è stata membro del comitato che nel 2011 aveva lanciato in Ticino l’iniziativa «antiburqa», che poi era stata approvata nel 2013 dal 65,4% dei votanti facendo scuola in Svizzera. È pure stata membro del comitato dell’iniziativa federale che chiedeva di estendere a tutta la Svizzera il divieto di dissimulare il volto in pubblico, e che era stata approvata il 7 marzo 2021 da Popolo e Cantoni. In entrambe le occasioni questa combattiva e tenace cittadina ha difeso con gran vigore le due iniziative, scrivendo parecchi articoli per i giornali e partecipando a diversi dibattiti radiofonici e televisivi, durante i quali si è messa in luce per la sua dialettica fronteggiando con bravura quelle femministe rossoverdi che, facendo il gioco dei misogini islamisti, difendevano senza vergogna  la presunta «libertà» delle donne musulmane di indossare il velo integrale (le stesse femministe si erano poi scandalizzate quando qualche mese più tardi i talebani avevano ripreso il potere in Afghanistan privando di quasi tutte le libertà le donne e imponendo loro il velo integrale…). Da anni scrive regolarmente sul Mattino della domenica, distinguendosi per essere una delle poche donne in Ticino che ha il coraggio di criticare pubblicamente e con competenza l’incompatibilità dell’islam politico e della sharia con la nostra società occidentale, gli effetti negativi di un’immigrazione incontrollata sulla sicurezza e la pace sociale, e l’intollerabile sottomissione e oppressione delle donne nel mondo islamico, anche in Europa.

Pierre Cassen (Francia)

Pierre Cassen è nato nel 1953. Da una ventina di anni è uno dei più strenui oppositori dell’islamizzazione della Francia, e per questa sua infaticabile attività ha subito una ventina di interrogatori dalla polizia e dalle istanze giudiziarie (a seguito di denunce di associazioni musulmane o sedicenti antirazziste) e ha subito una quindicina di processi, uscendone spesso vincitore. È stato l’animatore di un centinaio di riunioni pubbliche non solo in Francia, ma anche in Belgio, in Germania e in Svizzera (dove nel 2013 aveva preso parte a Montreux a un dibattito con Hani Ramadan). Nel 2003 era stato fra i promotori di una campagna mirante a proibire l’ostentazione di segni religiosi (fra cui il velo islamico) nelle scuole, conclusasi vittoriosamente con una legge entrata in vigore nel 2004. Nel 2008 lanciò una petizione per chiedere il divieto del burqa, che fu all’origine della legge contro la dissimulazione del volto entrata in vigore nel 2011. Nel 2007, assieme ad altri militanti di sinistra, fondò (e per qualche anno diresse)  Riposte Laïque, un sito internet che si oppone all’offensiva dell’islam contro i valori occidentali. Memorabile il discorso che Cassen aveva fatto nel 2017 in terra di Ardèche e che era stato censurato da YouTube (https://tvs24.ru/ripostelaique/embed/43/).  Nel suo intervento ha sostenuto che bisogna proibire l’islam in Francia e chiudere tutte le moschee. Nel 2010 ha organizzato le «Assises internationales»  contro l’islamizzazione della Francia, a cui hanno preso parte 24 oratori di 12 Paesi (fra cui lo svizzero Oskar Freysinger). Nel 2019 è uscito il suo libro intitolato «Et la gauche devint la putain de l’islam», ed è stato il coautore del libro «2022: Zemmour aura le dernier mot», pubblicato nel 2021 a sostegno del candidato alle presidenziali. Ogni giorno Cassen pubblica dei brevi video (https://pierrecassen.com)  nei quali commenta con fine umorismo qualche fatto politico del giorno.

 

Fondazione Zukunft CH – Futur CH (Winterthur/Engelberg)

Nella foto, il presidente della Fondazione, Michael Freiburghaus

Zukunft CH (Futur CH nella versione francese) è una fondazione di pubblica utilità, con sede giuridica a Engelberg (Canton Obwaldo) e sede organizzativa a Winterthur, creata nel 2007 dal pastore della Chiesa riformata Hansjürg Stückelberger (nato nel 1930) che da decenni è impegnato in favore delle persone perseguitate per la loro fede, e in particolare dei cristiani che sono vittime di una terribile oppressione in certi paesi musulmani. La fondazione, che attualmente è presieduta dal pastore Michael Freiburghaus e diretta da Beatrice Gall, è dunque una reazione alla diffusione dell’islam nel mondo, e in particolare in Europa e in Svizzera. Futur CH si batte soprattutto contro l’introduzione della sharia e in difesa dell’identità svizzera e dei valori cristiani che ne sono alla base. Uno dei pilastri dell’identità svizzera difesi dalla fondazione è ad esempio quello della libertà religiosa e culturale. A tal proposito i responsabili di Futur CH non mancano di criticare i responsabili politici e i rappresentanti delle Chiese per l’ingenuità con la quale considerano la dottrina islamica, e rimproverano loro di voler tranquillizzare l’opinione pubblica facendo credere che l’islam, basato sulla sharia, non rappresenti una minaccia per la democrazia. «Non si vuol vedere – scrivono in una loro auto-presentazione – che la sharia si piazza al di sopra del diritto nazionale e internazionale, e anche al di sopra dei diritti umani; e allo stesso tempo si nasconde il fatto che ogni buon musulmano ha il dovere di combattere la guerra santa per sottomettere il mondo intero ad Allah», ad esempio con la migrazione, la demografia o il terrore. La fondazione pubblica una rivista che esce ogni due mesi. L’islam occupa uno spazio importante nella sua attività, come si può osservare visitando il suo sito (www.zukunft-ch.chwww.futur-ch.ch), ricco di interessanti testi di facile lettura.

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