Il Consiglio federale si sta scottando

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Dalla Weltwoche del 17.02.2022, l’editoriale di Roger Köppel

Roger Köppel, Consigliere nazionale e capo-redattore della Weltwoche

«Domenica nera per il Consiglio federale».

«Tre schiaffi in faccia al Consiglio federale».

«Il Consiglio federale perde, perde, perde».

«Il Consiglio federale fallisce di nuovo alle urne».

«Serie di sconfitte per il Consiglio federale».

«Perché il popolo affossa così tante proposte del Consiglio federale e del Parlamento?»

Ma perché in realtà?

La risposta è semplice ma, stranamente, nessuno ci ha ancora pensato: il Consiglio federale perde perché combatte. Chi si butta nella mischia politica, si fa coinvolgere, si schiera, vuole vincere, può perdere. È così nella democrazia diretta. Solo nelle monarchie, nelle dittature o nelle democrazie rappresentative i governi di solito ottengono ciò che vogliono. In Svizzera è diverso. Il capo è il popolo, non l’apparato politico di Berna. Ed è bene così.

Ora appaiono lunghi articoli e analisi che cercano di scoprire perché il Consiglio federale è «fuori di testa», avulso dalla realtà, in braghe di tela, e ha perso ancora una volta il suo «senso del popolo». Ci sono molte ipotesi e interpretazioni interessanti. Ma nessuno si pone la domanda decisiva, nemmeno i politici e i politologi che ora stanno, come medici impotenti, accanto al cadavere del loro paziente.

È giusto che il Consiglio federale si getti nella mischia con tutte le sue forze? Non sarebbe molto meglio, più saggio, più sensato e, soprattutto, conforme al senso originario della nostra Costituzione federale, se il Consiglio federale si tenesse costantemente fuori da tutte le battaglie e le lotte di politica interna, tacesse semplicemente durante le votazioni e le elezioni e lasciasse decidere indisturbato il popolo?

La risposta è sì.

Il Consiglio federale è la «suprema autorità esecutiva e direttiva» della Svizzera. Il suo mandato è, in primo luogo, di gestire l’amministrazione sempre più grande e potente, cioè di tenerla sotto controllo, e, in secondo luogo, di eseguire la volontà del sovrano – ossia del popolo e dei cantoni. Non c’è scritto da nessuna parte nella Costituzione o in altri regolamenti del nostro Stato che il Consiglio federale debba essere un formatore attivo della volontà politica interna, una specie di partito.

Purtroppo, il Consiglio federale ha smarrito un po’ la strada negli ultimi anni e decenni, lasciandosi trascinare dentro le trincee della politica, ha usurpato il compito dei partiti, si è lasciato anche spingere verso di loro, incitato dai media, sedotto dall’estasi dell’attenzione, infrangendo così la separazione dei poteri, perché chi deve eseguire la volontà del popolo non deve volerla formare, plasmare, forzare dall’alto.

Legioni di consulenti PR, demoscopisti e opinionisti lavorano oggi a Berna per inculcare la saggezza del governo nel popolo, un’industria che vale milioni a spese del contribuente, tanto costosa quanto fallimentare, basta guardare lo scorso fine settimana. Il Consiglio federale dovrebbe immediatamente licenziare i suoi uffici di propaganda e tornare al compito affidatogli di attuare le decisioni popolari, che il popolo e i partiti hanno combattuto tra di loro.

Per inciso, questo riparerebbe in un lampo anche il prestigio del nostro governo, danneggiato da tutte le inutili e perse campagne di voto. La genialità della Svizzera sta nel fatto che gli Svizzeri si governano da soli. Per questo si sono dati un governo debole, non pericoloso per i cittadini, ma al quale possono comunque guardare con rispetto, sempre che questo governo non si bruci da solo in combattimenti politici ravvicinati.

Al contrario, i partiti e i politici che si permettono ora di vantarsi quali interpreti particolarmente eloquenti delle sconfitte seriali del Consiglio federale, se la cavano fin troppo bene nei media. I consiglieri federali dovrebbero lasciare le battaglie interne ai partiti senza eccezione. E invece di criticare la confusione dei ruoli, i giornalisti la alimentano. I consiglieri federali che rifiutano di apparire in un’«arena» televisiva sono ridicolizzati come «refuseniks», mentre invece sono modelli di ruolo.

Molti l’hanno dimenticato: la debolezza istituzionale del nostro Consiglio federale sarebbe la sua più grande arma segreta. Se si tiene fuori, vince sempre, perché non perde mai. Il carisma dei nostri consiglieri federali è al massimo quando non si vedono, i magnifici sette, ammirati, discussi, ben nascosti dietro il mistero della loro autorità collegiale avvolta in un alone storico, capi indiani, quasi magicamente rispettati, ma solo finché non lasciano mai la loro tenda.

Sì, domenica scorsa (13.02.2022, NdT) è stato uno schiaffo in faccia, ma forse salutare. A un certo punto, anche i membri del nostro governo devono rendersi conto che le battaglie infruttuose non valgono la pena. I consiglieri federali non sono granatieri della politica interna. Essi rappresentano la Svizzera nel suo insieme e quindi al di sopra delle battaglie dei partiti. Potrebbero risparmiare l’energia che stanno sprecando in casa da anni, per rappresentare il nostro paese in modo più battagliero all’estero.

 

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