Aiuti finanziari per una stampa che censura?

Gen 21 • L'opinione, Prima Pagina • 88 Views • Commenti disabilitati su Aiuti finanziari per una stampa che censura?

Fra i 14 nominati v’è il candidato alle elezioni presidenziali francesi, Éric Zemmour 

Giorgio Ghiringhelli – Il Guastafeste

Lanciata la quinta edizione dello «Swiss Stop Islamization Award», un premio nazionale ideato dal Guastafeste e sempre boicottato dalla stampa mainstream ticinese,  che ora, in vista della votazione del 13 febbraio sul pacchetto di aiuti finanziari a sostegno dei media, auspica un voto favorevole in nome del pluralismo mediatico e della libertà di opinione…

In vista della votazione del 13 febbraio sul pacchetto di aiuti finanziari a sostegno dei media, anche la stampa mainstream ticinese  sembra essersi accorta improvvisamente  dell’importanza del pluralismo mediatico e della libertà di opinione, auspicando un voto favorevole. Peccato che poi questa stessa stampa non sempre mette in pratica questi sani principi.

Le censure della stampa ticinese

Un esempio? Dal 2018, il movimento del Guastafeste organizza annualmente un premio nazionale, aperto però anche ai Paesi limitrofi, denominato «Swiss Stop Islamization Award», il cui scopo è quello di attribuire ogni anno  un riconoscimento morale ma anche finanziario  (2’000 franchi)  a tre  persone o associazioni che si sono distinte per la loro coraggiosa e spesso incompresa attività di  critica, di denuncia e di informazione contro la strisciante ma inarrestabile islamizzazione culturale e sociale del nostro Paese (e dell’Europa in genere). Ma i media mainstream ticinesi, senza spiegarne il motivo, hanno sempre boicottato in blocco questa iniziativa: altro che pluralismo!  Probabilmente, ai loro occhi essa è considerata politicamente scorretta e inutilmente provocatoria, ignorando che da parte dell’OCI (l’Organizzazione della Cooperazione islamica che raggruppa 57 paesi musulmani), e di singole correnti fondamentaliste (in primis quella dei Fratelli musulmani), vi è una precisa strategia di conquistare l’Europa trasformando il flusso di immigrati in «preponderanza demografica» (citazione da una delibera adottata dall’OCI nel 1974 a Lahore): un’espressione che in pratica significa «colonizzazione islamica» o, se preferite, «islamizzazione». Perché i giornalisti rifiutano di riferire su un premio destinato a dare un sostegno morale e finanziario a chi con coraggio e con ragione si oppone a questa islamizzazione che arrischia di diventare irreversibile? Per ignoranza? Per paura di passare per dei razzisti? Per paura di subire ritorsioni? O perché, essendo all’80 per cento di orientamento politico rossoverde, sono spalancatori di frontiere e islamofili per partito preso?

Non tutti i media censurano il premio

Gli unici media che negli ultimi quattro anni in Ticino hanno puntualmente informato sull’esistenza di questo premio sono stati il Mattino della domenica, Il Paese e il Mattinonline, cioè proprio quelli che per un motivo o per l’altro sarebbero esclusi dagli aiuti finanziari (151 milioni!) in votazione il 13 febbraio e destinati in prevalenza a finanziare i media di sinistra, quelli che ci fanno tutti i giorni il lavaggio del cervello sull’Unione europea, sui cambiamenti climatici, sulle minoranze LGBT, sulle femministe, sulla «cancel culture», sul wokismo, sull’immigrazione selvaggia extraeuropea  e così via.

Si può anche capire che per motivi politici e ideologici (il politicamente corretto è un’ideologia) il premio «Stop Islamization» non attiri molta simpatia negli ambienti giornalistici. Ma il compito principale dei giornalisti resta pur sempre quello di informare (se possibile in modo oggettivo e non fazioso). Perciò , e lo dico da ex-giornalista, trovo scandalosa la censura messa in atto dalla stampa ticinese. Tanto più che la stampa nazionale d’oltre Gottardo  (fra cui Blick, Tages Anzeiger, Basler Zeitung, Le Matin, Zentralschweiz am Sonntag, LesObservateurs.ch ecc.) ha già dedicato articoli a questa iniziativa. E allora, a maggior ragione, non si giustifica il silenzio in Ticino verso un premio di portata nazionale nato proprio in Ticino per opera di quel Guastafeste che ha già fatto scuola a livello nazionale nella battaglia contro il velo integrale islamico.

Il Rapporto sull’islamofobia in Europa

Inoltre – a conferma del detto «nessuno è profeta in patria» – il premio ha ricevuto una risonanza internazionale grazie a una lunga intervista al sottoscritto apparsa il 13 gennaio scorso sul sito online  francese «Riposte laïque». Ma anche grazie a una fondazione turca (la SETA), vicina al presidente islamista Erdogan,  che dal 2015 stampa un voluminoso Rapporto sull’islamofobia in Europa, e che al premio  ha dedicato un capitoletto nell’edizione del 2019 e in quella, uscita pochi giorni fa, del 2020. Se si pensa che fra gli «islamofobi» della Svizzera è stata inserita a più riprese anche la musulmana Saïda Keller-Messahli, fondatrice e presidente del Forum per un islam progressista e vincitrice nel 2016 del Premio svizzero per i diritti umani, si può capire perché personalmente sono onorato di essere stato inserito (assieme ai vari vincitori del premio, fra cui il consigliere nazionale Lorenzo Quadri) in quella che ha tutta l’aria di essere una sorta di «lista nera» mirante a intimidire i critici dell’islam e magari anche a esporli a qualche «rappresaglia»… Per inciso, la signora Saida Keller-Messahli si era battuta a favore dell’iniziativa contro la dissimulazione del volto in pubblico, e le viene rimproverato pure di aver scritto nel 2017 un libro nel quale denunciava la crescente diffusione dell’islamismo nelle moschee svizzere e accusava la classe politica di aver non solo sottovalutato ma anche deliberatamente ignorato questo fenomeno. Insomma, chiunque a torto o a ragione critica l’islam, l’islamizzazione e gli islamisti vien messo pubblicamente alla gogna come un islamofobo e un razzista.

Il silenzio favorisce il fanatismo religioso

Chissà se in vista della votazione del 13 febbraio, il cui esito sembra molto tirato, i media mainstream ticinesi  – per dimostrare di rispettare la libertà d’opinione e il pluralismo mediatico, e dunque di meritare gli aiuti finanziari –  daranno finalmente spazio allo «Swiss Stop islamization Award», la cui quinta edizione è stata lanciata proprio in questi giorni? Dopotutto, non sta scritto da nessuna parte che criticare una religione con argomentazioni basate sui testi sacri,  sia proibito: a maggior ragione se dietro a questa religione si nasconde un’ideologia conquistatrice chiaramente totalitaria, fascista, razzista, misogina e omofoba. Il silenzio della stampa su questi importanti temi non elimina il problema ma favorisce la crescita del fanatismo religioso.

Ecco i candidati dell’edizione 2022

I «nominati» per il 2022 sono 14. Per la regione linguistica italiana sono in lizza (in ordine alfabetico): Boris Bignasca, Iris Canonica, Piero Marchesi e l’italo-marocchina Souad Sbai (Italia); per quella di lingua francese:  Pierre Cassen (Francia), Alexandre Del Valle (Francia), Zineb el Rhazoui (Francia), il dr. Dominique Schwander (Vallese), Hamid Zanaz (Francia), Éric Zemmour (Francia, candidato alle presidenziali di aprile) e Alain Wagner (Francia); e per quella di lingua tedesca: Hamed Abdel-Samad (Germania), la Fondazione Futur CH (Canton Zurigo) e Thilo Sarrazin (Germania) .

Per il finanziamento della nuova edizione del premio, è stata lanciata una raccolta di fondi, con l’obiettivo di raccogliere 6’000 franchi. Chi desidera sostenere questa iniziativa può farlo versando un contributo al seguente indirizzo: Movimento Politico «Il Guastafeste» – 6616 Losone – ccp 65-67871-6 – IBAN: CH62 0900 0000 6506 7871 6) con la menzione «Premio SSIA».

Altre informazioni sul premio si trovano sul blog della giornalista ginevrina Mireille Vallette (https://boulevarddelislamisme.blog.tdg.ch) e sul sito romando  www.lesobservateurs.ch.

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