Afghani in Europa

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Roger Köppel, Consigliere nazionale e capo-redattore della Weltwoche

Dalla Weltwoche dell’8.07.2021 l’editoriale di Roger Köppel

L’Unione europea è scossa da crimini orribili. In Austria, una ragazza di tredici anni è stata drogata, violentata e uccisa. Gli autori ne hanno gettato via il corpo come spazzatura. È stato trovato appoggiato a un albero a Vienna. I sospettati sono quattro Afghani, richiedenti asilo – alcuni con ripetuti precedenti penali – da tempo respinti, ma mai espulsi.

A Würzburg, un Somalo ha ucciso quattro donne con un coltello, al grido «Allahu akbar». Il richiedente asilo aveva già commesso in precedenza diversi reati. La sua domanda di asilo era stata respinta. Ma lo Stato, che riesce sempre a sorvegliare l’opposizione con i suoi servizi di intelligence, non è stato in grado di far uscire il delinquente dal Paese.

Qualcosa è andato storto anche in Svezia, da cui ci giungono notizie preoccupanti. Lì, riportano i giornali, il crimine delle bande criminali d’importazione ha causato un’eruzione vulcanica di violenza. L’ultima vittima è un agente di polizia che è stato ucciso da un membro quindicenne di una banda, un richiedente asilo, a Göteborg.

Ma veniamo al punto. Ciò che si nota è l’incapacità, la volontà assolutamente inesistente dei media e della politica di vedere la realtà sul tema dell’asilo. La realtà è che nel corso della «cultura dell’accoglienza» del 2015 sono venute in Europa migliaia, addirittura centinaia di migliaia di persone che non appartengono al nostro ambiente, che non si adattano alla nostra cultura.

Questo non è un rimprovero ai migranti. È un’accusa alla politica. I governi hanno aperto le frontiere. I politici hanno strombazzato al mondo le promesse più azzardate. Ci si è ubriacati, tronfi della propria generosità, che poi altri hanno dovuto pagare, alcuni di loro – come la tredicenne Leonie o le donne di Würzburg – con la vita.

Chiunque non condividesse la frenesia generale si vedeva subito tacciato di libertino, denunciato come un mostro. La massiccia demonizzazione del primo ministro ungherese Viktor Orbán è iniziata quando questo ha manifestato una chiara opposizione alla cancelliera Merkel. Più grande dell’errore dei politici è stato solo quello dei media, che hanno bollato ogni critico come «nazista» per non permettere un dibattito.

Certo, molti videro che l’esperimento di riorganizzazione artificiale dei popoli, che i politici avevano avviato in modo così arrogante ed egoistico, non sarebbe mai riuscito. Non occorre un dottorato per capirlo. Afghani, Somali, Siriani e Nigeriani portano con sé valori e costumi completamente diversi. Se ne arriva un centinaio, non importa. Ma se ne arrivano centinaia di migliaia, ci sono problemi.

Gli spalancatori delle frontiere e gli entusiasti della migrazione non hanno mai preso sul serio queste differenze culturali e le persone provenienti da questi paesi. non hanno mai preso sul serio le persone di questi paesi. Si lasciano accecare dalla loro stessa ideologia «United Colors-the-world-is-a-big-fairy-lights». È sempre lo stesso. La persona più pericolosa è quella che crede con tutte le sue forza di poter realizzare il bene.

Nel caso specifico, la colpa è sicuramente degli autori. Ma la responsabilità è dei politici. Loro sono gli istigatori. Hanno spalancato le frontiere a persone che non si trovano a loro agio da queste parti, che crollano e quindi sono frustrate, che provengono da paesi dove le donne non indossano il bikini ma il burqa. Non si possono mescolare le culture come le bevande. Il cocktail diventa rapidamente tossico, esplosivo.

Non sarebbero mai dovuti venire, ma ora sono qui. Cosa si deve fare? La Danimarca indica la strada: il governo socialdemocratico ha smesso di accogliere richiedenti asilo. Finché l’attuale situazione non sarà padroneggiata, non lascerà entrare nessuno. Altrettanto importante: espellere con rigore. I richiedenti asilo criminali devono essere espulsi senza se e senza ma.

È più facile dirlo che farlo. Attorno all’asilo si è sviluppata una potente industria. Molti traggono profitto e guadagnano dalla migrazione, non solo i passatori, ma anche politici, impiegati statali, traduttori, ONG e, soprattutto, avvocati. Lo Stato di diritto spesso si blocca da solo, le espulsioni sono ritardate, i tribunali, anche internazionali, impediscono l’applicazione della legge.

A peggiorare le cose, molti paesi del Terzo mondo sono molto felici di liberarsi del surplus di giovani uomini mandandoli in Europa. I migranti mandano a casa un sacco di soldi. Anche l’interesse per il rimpatrio dei criminali è limitato. Non è solo un pretesto quando i politici si lamentano di avere le mani legate in materia di asilo.

Ma non è una scusa. La magistratura si sblocca con le riforme. Cancellieri e presidenti dovrebbero fare meno discorsi intransigenti e invece portare più mozioni ai parlamenti. Ai paesi che non riprendono i loro migranti asilanti possono essere tagliati gli aiuti allo sviluppo. A suo tempo, la Svizzera pagava alla Nigeria delle tangenti per far rispettare il rimpatrio.

Non sono necessarie nuove leggi sull’asilo o la loro abolizione. La tradizione umanitaria dovrebbe rimanere. Ma i media devono finalmente smettere di dipingere ogni critico dell’odierna pratica dell’asilo come il nuovo Hitler. Le persone che parlano di abuso d’asilo non sono criminali, sono brave persone. Stanno aiutando a salvare l’asilo che, altrimenti, perirebbe a causa del suo abuso voluto politicamente.

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