Un’opportunità per rilanciare il nostro paese

Giu 12 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 8 Views • Commenti disabilitati su Un’opportunità per rilanciare il nostro paese

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino e consigliere nazionale

Saranno tempi duri. Si potrebbe riassumere in questo modo la situazione che il nostro paese dovrà affrontare nei prossimi anni. Il Covid-19 per il momento è nell’angolo, questo grazie all’efficace risposta delle Autorità ai vari livelli – anche in questa situazione il federalismo ha dimostrato il suo valore aggiunto nella gestione del paese – ma anche e soprattutto per merito dei cittadini, che hanno rispettato le varie disposizioni e, di fatto, contribuito in modo determinante a far rientrare velocemente la crisi pandemica. Uno dei punti di forza della gestione della crisi sono state le azioni a sostegno dell’economia e occupazione. Miliardi di franchi messi rapidamente a disposizione delle aziende attraverso le indennità di lavoro ridotto per il pagamento degli stipendi – e dunque impedendo licenziamenti di massa – e i prestiti alle aziende per sopperire alla mancanza di liquidità. Il tutto è stato deciso ed erogato in breve tempo, poche ore. Quale altro paese al mondo si è dimostrato così efficiente e tempestivo? Le prospettive per il futuro rimangono comunque molto preoccupanti. Secondo le stime dei vari esperti, assisteremo a molti fallimenti aziendali e un aumento importante della disoccupazione, fino al 7%. Secondo i dati SECO, oggi la disoccupazione è inferiore al 3%, significa che potrebbe più che raddoppiare. Per il nostro Cantone – che da quando è in vigore la libera circolazione registra dati sensibilmente superiori alla media del paese – ben presto potremmo doverci occupare di 15’000 nuovi disoccupati. Un vero e proprio problema sociale che colpirebbe, oltre le persone che perderanno il lavoro, anche le istituzioni che vedranno aumentare in modo importante i costi della socialità. All’orizzonte ci sono molte nubi nere che certamente non verranno dissolte in breve tempo. Una crisi di questa portata, che oltre sanitaria è pure economica, si protrarrà probabilmente nei prossimi cinque anni. Sono comunque ottimista perché la Svizzera è un paese con un’economia solida, capace di adattarsi e di innovare, ha istituzioni sane e un indebitamento moderato, soprattutto se paragonato ai paesi a noi confinanti. Questi punti di forza devono essere sfruttati per cercare ulteriore vantaggio competitivo rispetto agli altri paesi. È nei momenti di difficoltà che chi ha la possibilità deve giocare le carte vincenti. Per il nostro Cantone la situazione è ben più complicata, perché la situazione economica è molto fragile e, soprattutto, perché la crisi accentuerà ancor più gli effetti di sostituzione di manodopera residente con i frontalieri, provocando ancora più dumping salariale. A questo proposito, il Consiglio di Stato deve attivarsi immediatamente, con la stessa celerità del Consiglio federale, per mettere in campo una serie di misure a sostegno dell’economia e dell’occupazione residente. All’orizzonte vi è tuttavia un raggio di sole. Approvassimo l’iniziativa per la limitazione che voteremo il prossimo 27 settembre, aboliremmo l’accordo di libera circolazione e, finalmente, torneremmo a gestire in modo intelligente l’immigrazione. Sarebbe un bell’affare per il Ticino, ma anche per il resto della Svizzera che, seppure con diversi anni di ritardo, sta iniziando a scoprire i danni dell’immigrazione incontrollata.

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