Una spinta a destra per il bene del paese

Nov 4 • Dal Cantone, Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 125 Views • Commenti disabilitati su Una spinta a destra per il bene del paese

Credo che nemmeno i più accaniti avversari possano negarlo: in queste elezioni nazionali, l’UDC ha sbaragliato il campo, raggiungendo quasi i livelli del 2015 che erano stati, a detta di tutti, eccezionali e frutto di contingenze difficilmente ripetibili. Volutamente parlo nel titolo di una «spinta» e non di una «svolta» a destra, ben conscio del fatto che per ottenere la seconda occorrerebbe raggiungere l’utopico 50,1%. Ma, come dicevano gli antichi, «gutta cavat lapidem» – la goccia scava la pietra. Una pietra ancora enorme, ma alla quale il 22 ottobre abbiano eroso qualche centimetro cubo. Intanto, accontentiamoci: i 9 seggi in più conquistati al Nazionale significano nove voti in meno da cercare all’esterno del partito quando si tratterà di ottenere una maggioranza sui singoli temi.

I grandi perdenti: gli ecologisti

Con i Verdi che perdono 5 seggi e i Verdi liberali che ce ne rimettono 6, l’area ecologista che aveva approfittato quattro anni fa del fondamentalismo climatico -portato al parossismo in tutto il pianeta da una propaganda terroristica senza senso (se si fa astrazione degli interessi miliardari che ci stanno dietro) quest’anno si è trovata di fronte a una perlomeno parziale reazione di rigetto da parte della gente, confrontata con concreti problemi economici che la toccano ben più da vicino che non la donchisciottesca e del tutto astratta lotta alla crisi ecologica. Di fronte a un’UDC che coerentemente persevera nel mettere in guardia e propone soluzioni a problemi che toccano direttamente il portafoglio dei cittadini (crisi energetica, costi della salute, immigrazione incontrollata, eccetera), i partiti ecologisti non hanno saputo fare altro che portare avanti il loro – peraltro unico – argomento, affrontabile solo a suon di divieti e tasse che vanno ad aggiungersi al già grave fardello fiscale della popolazione. Intendiamoci, non è che l’UDC potrà risolvere tutti i problemi economici che gravano sulla popolazione ma – se un rinsavito PLR si accorgerà che è più logico per un partito borghese allearsi con l’UDC che non con la sinistra – si può legittimamente sperare di ottenere una maggioranza in parlamento per l’attuazione di qualche misura concreta che risollevi un po’ il morale (e il borsellino) della cittadinanza.

È vero che il PS ha avuto una minima crescita (+2) ma, avendo il Pdl/Sol perso i suoi due seggi, l’area di sinistra ha marciato sul posto. Anzi, considerando nella stessa area i Verdi (-5) e i Verdi liberali (-6), la sinistra ha avuto un tracollo non da poco.

E il Ticino?

Al di là della zizzania che i media tentano (invano) di seminare fra UDC e Lega, l’area di destra rappresentata da questi due partiti è andata alla grande. L’UDC aumenta di un’unità la sua presenza alla camera bassa. Tenendo conto delle sottoliste UDC congiunte, la percentuale di consensi raggiunge il 15,1% (+3,4%), mentre la Lega ottiene il 13,5% (-3,4%). Gli avversari e certa stampa tendenziosa hanno già tentato – come detto – di seminare zizzania nell’alleanza, insistendo su un, peraltro presunto, travaso di voti dalla Lega all’UDC, all’evidente scopo di diminuire l’appoggio dell’elettorato leghista al candidato UDC al Consiglio degli Stati, Marco Chiesa. Presunto, perché se è vero che la crescita percentuale dell’UDC corrisponde, guarda caso, al dato inverso registrato dalla Lega, non c’è modo di stabilire che si tratti degli stessi elettori: i voti persi dal PS (-1,6%), dai Verdi (-3%) e dall’ex PPD, diventato Centro (0,5%) corrispondono a un 5,1% che non c’è mezzo di sapere se sia rimasto a casa o se si sia riversato in diversa misura su altri partiti fra cui, appunto, anche l’UDC, o sulla lista senza intestazione.

Evidentemente, preferiremmo che tutti i voti in più affluiti alla nostra lista provenissero da elettori dei partiti di centro, il che significherebbe finalmente un rinsavimento di quella parte dei partiti storici che si ritiene tradita da dei partiti borghesi sulla carta, ma ormai irrimediabilmente orientati a sinistra. Ma in qualunque modo la si veda, per noi si tratta di un’operazione «win win»: nella migliore delle ipotesi, si tratta di voti carpiti all’avversario (PLR e Centro), nella peggiore, di voti che rimangono comunque nell’area di destra.

L’ottimo voto di Marco Chiesa agli Stati poi, fa ben sperare in una ciliegina sulla torta al ballottaggio del 19 novembre 2023.

La farina del diavolo va tutta in crusca

Mai il vecchio detto fu più adatto per definire il colpo basso tentato da avversari politici meschini e, alla luce dei risultati, pure patetici, per gettare fango sui candidati UDC Chiesa e Marchesi, strumentalizzando una bagattella nel tentativo di farla diventare un affare di Stato, un reato della peggior specie. Inducendo la stampa d’oltre Gottardo, nella fattispecie il «TagesAnzeiger», a denunciare a gran voce il «fattaccio», prendendone spunto per inoltrare atti parlamentari e per attaccare l’avversario nei dibattiti. Ma la cosa non ha sortito alcun effetto anzi, la bassezza del colpo e l’evidente scopo puramente elettorale, hanno probabilmente addirittura indotto qualche elettore indeciso a votare per i nostri candidati. A nulla sono valse dunque le manovre di casa PLR, nella fattispecie di due sue deputate in Gran Consiglio, l’una presidente della Federazione ticinese delle associazioni di fiduciarie e autrice della segnalazione all’Autorità di vigilanza, l’altra, autrice con altri firmatari di un’interrogazione al Consiglio di Stato e che, nei dibattiti elettorali ha sempre tentato – agitando mani e braccia a mo’ di Orville, l’albatro di Bianca e Bernie – di portare il discorso sulla faccenda, chiedendo praticamente agli interessati l’ammissione di un reato che a tutt’oggi non è ancora stato perseguito dall’autorità giudiziaria, e che, verosimilmente, non lo sarà neanche in futuro. E che quindi non sussiste. Non è certo un bene per il paese ma, egoisticamente, per l’UDC le gaffe di certi esponenti del PLR non fanno che contribuire alla sua causa. Per questo si ringraziano nell’ordine:

  1. Ignazio Cassis (senza dubbio capolista) che, con le sua battute tipo «Non dirò mai Switzerland First» o «La Svizzera non si fa Berna ma a Bruxelles» o ancora « non lottiamo per il Ticino, ma per i liberali», ma anche per la sua azione pro Zelenskij in contrasto con la neutralità, sicuramente ha alienato al suo partito una quota non indifferente di voti.
  • A livello cantonale, Natalia Ferrara (buona seconda) il cui fine primo nei dibattiti non è tanto quello positivo di esporre temi e soluzioni, quanto quello di cercare il fatto personale per attaccare la credibilità dell’avversario.
  • Cristina Maderni, deputata PLR in Gran Consiglio, che ha cavalcato la bolla di sapone Ticiconsult con un risultato probabilmente controproducente.

Forza ragazzi, avanti così. L’UDC ha bisogno di testimonial come Voi!

Eros N. Mellini

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