L’oasi felice UE

Nov 4 • Prima Pagina • 128 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 25 ottobre. Sono nati il 25 ottobre Johan Strauss figlio nel 1825, Georges Bizet nel 1838 e il pittore Pablo Picasso 1881.

Dr. Francesco Mendolia

Guerra in Ucraina

L’attuale crisi in Ucraina, che sembra stia portando l’Europa sull’orlo di una guerra, ha radici lontane. La rivolta che prende il nome di Euromaidan ha posto le basi affinché la Russia, nel 2014, si decidesse a intervenire nel paese con un’operazione di guerra ibrida magistrale in Crimea, ma che non ha avuto la stessa efficacia e risultato nella regione del Donbass. Da allora, in Ucraina, è presente un nuovo «conflitto congelato», il quale è fonte di continue escalation che sono culminate nell’ultimo anno, grazie a una mobilitazione delle forze armate russe senza precedenti. Il pericolo maggiore, per Mosca, è vedere Kiev entrare nella NATO, mentre dalla parte opposta si teme l’invasione terrestre e la risoluzione dello stallo apertosi nel 2014 con un’operazione militare che porrebbe fine all’indipendenza ucraina. Il Cremlino non può tollerare che l’Alleanza si espanda ulteriormente verso i propri confini, dopo aver visto passare nella sua orbita i Paesi baltici, la Polonia, e la Romania, ed è per questo che ha fatto esplicita richiesta che gli Stati Uniti, visti come i soli attori che regolano le sorti dell’Europa, ritornino a una condizione pre-1997, ovvero prima della grande espansione a est della NATO. A Washington – e a Bruxelles – non si accetta quello che, a tutti gli effetti, è un diktat che porterebbe gli Stati Uniti a perdere la loro vocazione di potenza globale, col rischio, ben presente, che anche dall’altra parte del mondo, in Estremo Oriente, si perda fiducia in Washington e si decida di affidarsi a Pechino, nonostante la sua politica estera aggressiva. In ballo c’è più dell’Ucraina: c’è, ancora una volta, la riaffermazione della leadership mondiale USA. La tensione è alle stelle, i giocatori hanno disposto tutte le loro pedine militari, la diplomazia sembra stentare: la settimana di colloqui che ha visto i delegati russi, statunitensi e dei paesi della NATO incontrarsi per tre volte in pochi giorni a metà gennaio, non ha avuto effetto di sorta per invertire la lancetta di un orologio che inesorabilmente si avvicina alla mezzanotte. Negli ultimi 30 anni mai si era vista, in Europa, una crisi di questa portata, nemmeno durante il conflitto nella ex-Jugoslavia: per ricordare qualcosa di simile bisogna ritornare alla Guerra Fredda e al 1983, quando i missili nucleari a raggio medio e intermedio di entrambi i blocchi contrapposti ci hanno portato sull’orlo dell’abisso atomico.

( Insider Over )

La guerra per i mari

I mari ribollono. Scenari di guerra e nuovi equilibri globali si stanno susseguendo in tutti gli oceani. Dai punti caldi per il controllo di basi e stretti, fino ai mari chiusi in cui potrebbero scoppiare nuovi conflitti. In mezzo c’è la partita delle navi spia e la sfida per i cavi sottomarini.

 (Federico Giuliani)

Il nuovo Medio  Oriente

Il Medio Oriente sta cambiando pelle. Dal lungo addio degli Stati Uniti, passando per il nuovo ruolo delle potenze regionali: Arabia Saudita e Iran in testa, tutta l’area è in fermento. Gli accordi di Abramo restano in bilico, e intanto alcuni focolai di tensione non accennano a diminuire. E sullo sfondo compare la Cina e il nuovo ruolo che è pronta a ricoprire.

(Insider over)

Cessate il fuoco vuol dire che Hamas resta lì: l’avvertimento della Meloni

Giorgia Meloni , durante le repliche in aula alla Camera , ha ribadito la vicinanza del Governo italiano a Israele. «Dire  cessate il fuoco  significa che Hamas resta lì – ha detto la presidente del consiglio, sottolineando che appare ovvia la volontà di tutti di interrompere la guerra. Per impedire che i civili muoiano, che questi conflitti ci siano, che Israele possa difendersi – ha spiegato – serve una soluzione strutturale alla questione mediorientale».

(Il Giornale 25 ottobre 2023)

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