Un personaggio controverso, ma indubbiamente coerente

Mar 19 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 15 Views • Commenti disabilitati su Un personaggio controverso, ma indubbiamente coerente

Eros N. Mellini

Sto parlando di Giorgio Ghiringhelli, detto «Ghiro», fondatore del movimento «Il Guastafeste», noto per le sue battaglie a livello comunale e cantonale a favore dei diritti democratici, e «padre» dell’iniziativa cantonale per il divieto di dissimulare il volto approvata in votazione popolare nel settembre del 2013, con il 65% dei consensi. Questa iniziativa ha fatto poi da apripista a quella lanciata a livello federale, altrettanto approvata dal popolo e dai cantoni lo scorso 7 marzo.

Durante i miei primi anni in Gran Consiglio, non erano rari gli atti politici del «Ghiro» che giungevano sui banchi del parlamento e che dovevano perciò seguire l’iter costituzionale (esame in commissione, discussione e votazione in Gran Consiglio). Un esercizio inutile, secondo non pochi deputati, dato che – salvo le iniziative popolari che per legge dovevano essere sottoposte al popolo – petizioni e ricorsi non superavano lo scoglio parlamentare. Parecchie iniziative di Ghiringhelli volgevano – giustamente – a facilitare l‘esercizio dei diritti democratici in Ticino. Infatti, il nostro era, ed è tuttora, uno dei cantoni nei quali occorre raccogliere un maggior numero di firme in un minor tempo rispetto agli altri. Una dedizione encomiabile alla cosa pubblica, portata avanti con una caparbietà e una tenacia che, come detto, dava fastidio ad alcuni deputati per i quali il «Guastafeste»  era sinonimo di rompiscatole. Ricordo uno dei miei primi interventi quale deputato, in merito a una petizione che chiedeva di diminuire il numero di firme necessarie per iniziative e referendum, che i colleghi avevano già praticamente cestinato con sbuffi di insofferenza:

«Con le sue molteplici iniziative politiche a livello comunale e cantonale – non di rado espresse con petulante insistenza su temi di non vitale importanza – il movimento di Giorgio Ghiringhelli ha assunto agli occhi di molti un atteggiamento più da rompiscatole che da “Guastafeste”. Al punto che a volte basta la lettura della prima firma in calce alla petizione di turno per essere presi dalla voglia di cestinarla, indipendentemente dai suoi contenuti. È un po’ questa l’impressione che traggo dalla lettura del rapporto commissionale che, praticamente, non entra nemmeno in materia adducendo quale ragione il fatto che la tematica è al vaglio di altre Commissioni, cosa che il petente peraltro contesta in una lettera inviata a tutti i deputati. (…) Guardando senza pregiudizi all’atto in oggetto, e avendo provato in più occasioni sulla mia pelle quali siano le difficoltà nel raccogliere firme, trovo che le argomentazioni portate da Ghiringhelli siano valide e pertinenti, specie alla luce dei dati inerenti agli altri Cantoni allegati alla petizione. Quale membro di un partito il cui successo – a livello nazionale – è dovuto soprattutto all’aver saputo coinvolgere il più possibile la popolazione nelle decisioni politiche più importanti per il Paese, non posso che salutare con piacere le richieste di Ghiringhelli. A nome del gruppo UDC sostengo perciò la petizione, invitandovi a respingere il rapporto della Commissione speciale Costituzione e diritti politici.»

Inutile dire che il mio sostegno non ottenne l’effetto voluto, perché la petizione fu respinta con 53 voti contrari, 21 voti favorevoli e 4 astensioni.

Questo è solo un esempio delle innumerevoli battaglie combattute dal «Ghiro» negli ultimi due decenni. Un po’ più di dieci anni fa, decise di dedicarsi alla guerra contro l’islamizzazione dell’Europa, rispettivamente della Svizzera e del Ticino. Era la metà del 2007, quando iniziò la raccolta delle firme per l’iniziativa contro l’edificazione di minareti, lanciata dal Comitato di Egerkingen, per il cui successo in novembre del 2009 fu determinante il voto ticinese. Subito dopo, sulla scia di questo successo, Giorgio Ghiringhelli lanciò l’iniziativa cantonale per il divieto di dissimulare il viso, chiaramente volta a vietare in Ticino l’uso del burqa e del niqab considerati – alla pari dei minareti – un segnale di predominio islamico sul territorio, precursore di futuri ben più gravi problemi. L’iniziativa che – come detto in precedenza e come il responso delle urne dello scorso 7 marzo ha poi confermato – Ghiringhelli sperava avrebbe fatto da apripista per un’analoga decisione a livello nazionale, fu accettata dal popolo il 22 settembre 2013, con il 65,4% dei voti.

A seguito di questo brillante risultato, lo stesso Comitato di Egerkingen che aveva combattuto con successo la battaglia contro i minareti, lanciò allora un’iniziativa analoga a livello federale. E il NO al burqa uscito dalle urne due settimane fa, ha premiato gli sforzi che, per oltre un decennio, il nostro «Ghiro» ha dedicato con tenacia e con coerenza a questo tema. Altri si sarebbero arresi di fronte agli innumerevoli ostacoli che non hanno mancato di sorgere contro le sue attività, come detto, non sempre gradite ai più. Non lui, e il NO popolare al burqa, del 7 marzo, ne è il giusto riconoscimento.

Grazie «Ghiro»!

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