L’oasi felice UE

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Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di scrivere queste note il 1° gennaio 2020. Il primo gennaio 1892 avviene l’apertura ufficiale a New York della stazione immigranti di Ellis Island. L’evento apre un processo sociale che porterà negli Stati Uniti oltre venti milioni di immigrati.

Il prossimo governo austriaco potrebbe essere di destra e ambientalista

In Austria l’ex cancelliere e leader del Partito popolare austriaco (ÖVP) Sebastian Kurz sta trattando con i Verdi per formare un nuovo governo dopo che, alle elezioni di fine settembre, nessun partito aveva ottenuto i voti sufficienti a governare da solo. L’ÖVP, storico partito di centrodestra portato su posizioni molto radicali da Kurz, aveva preso il 37 per cento dei voti, mentre i Verdi – ambientalisti – erano tornati in Parlamento ottenendo quasi il 14 per cento. I negoziati tra i due partiti si sono conclusi nel weekend con un accordo, che dovrà essere approvato in un congresso federale di partito convocato dai Verdi per il prossimo weekend. Entro la fine della settimana, quindi, si saprà se il governo si farà o no, come annunciato domenica sia da Kurz che da Werner Kogler, leader dei Verdi. Omissis

(Il post 30 dicembre 2019)

L’immigrazione non è più un’emergenza per merito di Salvini?

Omissis. In una ventina di righe, Polito (n.d.r. editorialista del Corriere della sera) ha sostanzialmente elogiato il lavoro da ministro dell’Interno di Matteo Salvini, in carica nel primo governo Conte, con argomenti piuttosto problematici e spericolati. Fra le varie imprecisioni, la parte iniziale dell’articolo sostiene ad esempio che a causa del netto calo degli sbarchi di migranti sulle coste italiane «l’immigrazione non è più un’emergenza: ed è impossibile negare che la svolta l’abbia data Salvini al Viminale». Non è vero: il calo degli sbarchi a cui si riferisce Polito era iniziato nell’estate del 2017, quando al ministero dell’Interno c’era Marco Minniti, del PD. Minniti fece un accordo con varie milizie libiche – mai confermato ufficialmente, ma raccontato da diverse inchieste giornalistiche – affinché bloccassero le partenze dei migranti, mantenendoli nei centri di detenzione libici dove peraltro le torture e le violenze sono sistematiche.

Durante i mesi del mandato di Salvini, come si vede in un grafico elaborato dal ricercatore dell’ISPI Matteo Villa, gli sbarchi sono persino calati con meno rapidità rispetto a quando al ministero dell’Interno c’era Minniti. Omissis.

(il post 29 dicembre 2019)

Romania, viaggio nella Bucarest affamata di Ceausescu del 1989. La sfida trent’anni dopo è la lotta alla corruzione

Omissis. Fu proprio il 21 dicembre 1989, trent’anni fa, che la piazza di Bucarest fischiò Ceauesescu, quando il Conducator iniziò a leggere il suo discorso dal palco, e rimase quasi folgorato. E la maschera di “padre della Patria”, di ex contadino del villaggio di Scornicesti – diventato piccolo funzionario di partito e poi suo segretario onnipotente – calò di colpo e divenne una smorfia di disappunto furore e sorpresa. Dopo, furono giorni furiosi. Il popolo romeno si fabbricò il destino allora, uscendo da un incubo durato trent’anni. Omissis. E tuttavia, oggi – altri “trent’anni dopo” – la Romania stenta a voltar la pagina del Conducator e a fare i conti con il passato. Oggi le immagini cruenti e devastanti degli sposi Ceausescu che avevano tiranneggiato la nazione, fucilati il giorno di Natale dopo un sommario processo durato settanta minuti, evocano l’unica disaggregazione del blocco dell’Est marcata da sanguinose epurazioni, da stragi, da almeno 150mila persone scomparse nel nulla, da delitti impuniti degli uomini della Securitate, la polizia segreta, alcuni ancora in servizio. Omissis. E dolorosa è stata pure la transizione verso l’economia di mercato, coi sacrifici sopportati per rientrare nei canoni richiesti dalla comunità europea, prima di entravi nel 2004. Poco si racconta, in Romania, di questi “passaggi” fondamentali della storia recente: le prime pagine dei giornali sono dominate dalla crisi economica e politica, dagli scandali. Omissis. Liviu Dragnea, capo del partito social-democratico che disponeva della maggioranza al Parlamento, l’uomo forte dello scacchiere politico romeno, è stato condannato lo scorso 27 maggio a tre anni e mezzo di reclusione per traffico d’influenza. Omissis.

(Leonardo Coen Il fatto quotidiano)

Grecia un paese in via di estinzione

Da quando nell’ormai lontano 2009 il Paese è stato travolto dalla crisi del debito sovrano peggiore della storia dell’Europa, ha avuto inizio anche un altro tipo di recessione: quella demografica. L’austerità imposta dalla Troika ha pesato particolarmente sulla sanità e sui servizi pubblici, portando all’incremento del tasso di mortalità e alla riduzione della natalità. Ogni anno, da ormai otto anni, le morti sono superiori alle nascite e, complice anche l’emigrazione all’estero, la popolazione greca si sta restringendo a uno dei ritmi più elevati del pianeta, sulla falsariga di quanto sta accadendo nel vicinato balcanico.Un popolo senza un domani.

L’entrata di Atene nel grave inverno demografico è avvenuta all’indomani dello scoppio della crisi economica, la cui acutezza è stata tale da aver rimesso in discussione lo stesso status di paese sviluppato. Infatti, il salvataggio dell’economia greca dalla bancarotta è stato possibile soltanto attraverso l’adozione di misure draconiane il cui impatto ha colpito quasi esclusivamente le classi medio-basse. Le famiglie greche, dinanzi alla sparizione dello stato sociale e all’implosione del mercato del lavoro, hanno reagito in due modi: emigrazione e contraccezione. Fra il 2008 e il 2012, le nascite annuali sono passate da quota 118’302 a 100’980, una riduzione di circa il 10%. Nell’ultimo decennio, circa 500mila greci hanno scelto di espatriare e la popolazione si riduce costantemente: 11 milioni e 120mila abitanti nel 2010, 10 milioni e 448mila quest’anno. A partire dal 2011 è iniziata la recessione demografica, perché i morti annuali hanno iniziato a essere superiori ai nuovi nati. L’anno scorso, a titolo esemplificativo, l’Autorità Statistica Ellenica ha registrato un divario morti-neonati pari a 33’857 persone: 86’440 nascite contro 120’297 morti. Se la tendenza dovesse protrarsi nel tempo, entro il 2050 la Grecia potrebbe perdere un numero di abitanti compreso fra 800mila e 2 milioni e 500mila. A destare una forte preoccupazione è anche il tasso di mortalità infantile, in aumento costante, che fra il 2009 e il 2017 è passato da 3,3 ogni 1000 nati vivi a 4,3. In Italia, per fare una comparazione, lo stesso era pari a 2,6 ogni 1000 lo scorso anno.

Niente figli, niente scuole. Dal 2009, in Grecia non si aprono più nuove scuole, e neanche asili, ma anzi si chiudono per mancanza di iscritti. Fra il 2009 ed il 2014 sono state chiuse 1’705 unità scolastiche, così ripartite: 509 asili, 796 scuole primarie, e 400 secondarie. Nell’Attica, la regione della capitale, il governo ha annunciato la chiusura di 14 asili e 9 scuole primarie nel biennio 2019-2020: oneroso, oltre che insensato, mantenerle in funzione alla luce degli iscritti sempre meno numerosi, l’accorpamento è la soluzione. Entro il 2035, è stato stimato che il numero totale dei bambini iscritti nelle scuole dell’infanzia si ridurrà di un ulteriore 29,2%: una catastrofe demografica.

( Enmanuel Pietrobon 01/01/20120)

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