«The winner gets it all!»
«Il vincitore prende tutto!», così cantavano i mitici ABBA negli anni ’80. Non posso fare a meno di sottolineare questo titolo a tutti coloro che, persa una votazione, si arrampicano sugli specchi per dimostrare – o perlomeno far credere – di averla vinta lo stesso.
La storia si è ripetuta con l’iniziativa «SSR – 200 franchi bastano!» ma, in oltre 25 anni di militanza politica, ho assistito al ripetersi dello stesso copione più o meno quattro volte l’anno, ossia in occasione di ogni votazione federale.
«Prendi, incarta e porta a casa!»
«Prendi, incarta e porta a casa!», avrebbe detto Paolo Panelli – comico italiano di cui solo i più anziani si ricorderanno. È quanto si dovrebbe fare dopo una «asfaltatura» come quella dell’8 marzo 2026: 62% di NO contro 38% di SÌ. Un po’ meglio di quello che successe all’iniziativa «NO Billag» nel 2018 (71.6% contro 28.4%), ma pur sempre un brutta botta da dimenticare al più presto, archiviandola in quello che – attingendo al colorito vocabolario delle imprecazioni più comuni – potremmo intitolare «Dossier Porca put*xy!». Militando in un partito come l’UDC che spesso ricorre al giudizio popolare tramite referendum e iniziative – trovandosi poi da solo a battersi contro una coalizione di tutti gli altri partiti, media, ONG e associazioni varie – confesso che il mio dossier delle delusioni personali è purtroppo molto polposo. Adesione all’ONU, LaMal, Schengen/Dublino, Iniziativa della vacca da mungere, elezione del Consiglio federale da parte del popolo, tanto per citarne alcune, la lista è lunga. E ogni volta ho dovuto assistere ai vari contorsionismi intellettuali, volti ad affermare – in tutta serietà (questo è il tragico) – che il fronte avversario «ha sì vinto, ma anche noi…». Mi ricorda la battuta di una barzelletta in voga quando ero ragazzo: «A n’ho ciapaa, ma quanti a gh’an ho dii…!» (Ne ho prese, ma quante gliene ho dette…!).
Non è un torneo di tennis
Ebbene, no. Questo lo potrebbe dire un tennista dopo una sconfitta in un torneo di tennis ATP: infatti, chi perde in finale riceve generalmente un montepremi pari alla metà di quello del vincitore, chi perde in semifinale circa un quarto, e così via, per cui tutti possono affermare di avere «semi vinto». Perfino a chi perde al primo turno spetta qualche migliaio di dollari, al fine di assicurarsi una massa critica di giocatori, senza la quale non sarebbe possibile organizzare il torneo.
«The winner gets it all!»
Ma una votazione non funziona così. «The winner gets it all!». Chi esce con anche solo un voto in più HA VINTO (salvo eventuali riconteggi), e per gli altri non c’è niente. Non esiste che «abbiamo creato il dibattito» o «quasi un cittadino su due ha votato SÌ» (in Ticino) o ancora «sulla base del risultato, la SSR o la RSI dovranno cambiare il loro atteggiamento». No, esattamente come in occasione di NO Billag avevano promesso una svolta che dopo il voto non è mai avvenuta, dopo il NO popolare a questa iniziativa si sentiranno ancora più legittimati a proseguire imperterriti sulla loro strada. La SSR continuerà ad assumere personale superfluo (per esempio, minimo due commentatori per evento sportivo), la direttrice generale continuerà a percepire oltre 500’000 franchi l’anno (sempre che a seguito del consenso popolare non si senta legittimata ad aumentarsi lo stipendio), Massimiliano Herber continuerà a riportare notizie da Washington in modo critico e tendenzioso, le trasmissioni politiche continueranno a far capo a giornalisti stranieri di testate sinistroidi. Oh, dimenticavo: e continuerà a privilegiare le cronache di tutto quanto provenga da sinistra – compresi ProPal, LGBTQ+ (XYZ), ambientalismo estremo, svolta energetica, e qualsiasi futura tendenza il PS e i Verdi decideranno di cavalcare. E che cavolo! Il PS ha investito una cifra esorbitante nella campagna, si dovrà pur restituirgli il favore!
Bisogna voltare pagina
In politica, a volte – poche, purtroppo, in un sistema proporzionale che premia le coalizioni contro l’avversario, piuttosto che la validità delle proposte – si vince e altre si perde. Ed è inutile recriminare, bisogna saper voltare pagina e dedicarsi ai prossimi temi, nel caso attuale ben più importanti del canone SSR. E due ci attendono nell’immediato futuro: l’iniziativa per la sostenibilità e il trattato di sottomissione all’UE.
L’iniziativa per la sostenibilità
Vuole limitare la popolazione residente in Svizzera a un massimo di 10 milioni di abitanti, e sarà al voto il prossimo 14 giugno 2026. Essa mira a garantire uno sviluppo demografico sostenibile per proteggere il nostro ambiente e nell’interesse dell’efficienza delle infrastrutture, dell’assistenza sanitaria, delle istituzioni educative, dell’approvvigionamento elettrico e degli istituti di previdenza. Da quando è entrata in vigore la libera circolazione delle persone, nel 2002, sono immigrati in Svizzera legalmente circa un milione di persone dall’UE e circa mezzo milione da altri paesi. A titolo d’esempio, circa tre volte la popolazione della città di Zurigo. Cui si aggiungono mezzo milione di richiedenti l’asilo e i rifugiati con statuto S (oggi circa 70’000). E la popolazione di tre città di Zurigo necessita delle relative infrastrutture stradali, alloggi, scuole, ospedali – possibilmente posti di lavoro – trasporti pubblici, veicoli, nonché servizi e assistenza pubblica e sanitaria, e via dicendo. Con costi che non riusciamo neppure a immaginare. Senza contare l’importazione di usi, culture e religioni straniere, spesso accompagnate da violenza e criminalità. Non si può andare avanti così, e in questa battaglia dovremo tutti dare il massimo. Spero vivamente che l’appoggio sarà, per una volta, trasversale ai partiti, anche se qualcuno dovrà farlo turandosi il naso perché l’iniziativa è dell’UDC.
Il trattato di sottomissione
Sia che il parlamento opti per il referendum obbligatorio (maggioranza di popolo e cantoni) o per la scappatoia di non porre in votazione popolare l’ignominioso trattato di sottomissione all’UE, obbligandoci a raccogliere le firme per un referendum facoltativo (sola maggioranza della popolazione, cantoni esclusi), dovremo affrontare il problema un po’ più in là, verosimilmente non prima del 2027. Ma dovremo essere pronti, perché sarà una battaglia campale importante almeno quanto quella che, il 6 dicembre del 1992, ci permise di respingere l’adesione allo Spazio economico europeo (SEE). Il futuro con gli scenari apocalittici paventati dagli avversari in campagna di voto non si verificò, dimostrando la nudità del re, nella fattispecie di coloro che – già allora, ma hanno continuato a farlo per oltre trent’anni – propugnavano l’adesione all’UE quale ancora di salvezza per una Svizzera sull’orlo del baratro. Di transenna, il re era nudo anche in occasione della recente votazione sulla SSR ma, purtroppo, avendo perso la votazione non ci è dato di dimostrare che gli scenari apocalittici degli avversari non si sarebbero realizzati. Ma come detto, voltiamo pagina e prepariamoci a queste nuove battaglie. Possibilmente, facendo sì che, questa volta, siano gli altri a doversi leccare le ferite.

