Tour propagandistico, boicottaggio dei dibattiti
Dalla Weltwoche del 20.05.2026, un interessante articolo di Joan Meier
Beat Jans interviene con forza nella campagna di voto e spiega ai suoi colleghi del Consiglio federale come devono mobilitarsi contro l’iniziativa «NO a una Svizzera di 10 milioni di abitanti!».
Il consigliere federale Beat Jans sta facendo propaganda su tutti i canali per il rifiuto dell’iniziativa dell’UDC «NO a una Svizzera di 10 milioni di abitanti!». Ripete con fervore le controargomentazioni e non perde occasione per inserire una citazione allarmistica. Segue così il copione della sua strategia di comunicazione. I documenti corrispondenti sono a disposizione della Weltwoche in base alla legge sull’accesso ai documenti pubblici.
Tre consiglieri federali lo seguono
Il Dipartimento di giustizia di Jans ha affermato fin dall’inizio che il Consiglio federale deve opporsi con forza all’iniziativa. I suoi colleghi dovrebbero sostenerlo attivamente. Infatti, «un impegno a sostegno da parte dei capi di questi dipartimenti particolarmente interessati migliora il livello di informazione dell’elettorato e rafforza la fiducia nella posizione del Consiglio federale e del parlamento». Questo spiega le numerose apparizioni, i discorsi e le grandi interviste sui giornali di Elisabeth Baume-Schneider, Martin Pfister e Ignazio Cassis, nelle quali si parla anche dell’iniziativa dei 10 milioni.
Il Dipartimento pone l’accento sui presunti settori interessati. La strategia di comunicazione prevede un giro di visite presso ospedali, ristoranti e imprese edili e industriali. In questo contesto, il Consiglio federale intende evitare il confronto sui contenuti. Quando Jans appare in televisione, deve farlo possibilmente senza interlocutori, come indicato nelle istruzioni ufficiali.
Ciò desta particolare attenzione, perché il governo federale è tenuto per legge a tenere conto anche delle argomentazioni delle minoranze che non hanno avuto la meglio in parlamento, in questo caso quella dei sostenitori dell’iniziativa. L’unica eccezione al boicottaggio dei dibattiti da parte di Jans sono i programmi politici delle grandi emittenti a canone, ovvero «Arena» (SRF) e «Infrarouge» (RTS). Altrimenti il Consiglio federale non partecipa a «dibattiti contraddittori» o si limita a presentare una relazione. In caso di «disinformazione» rilevata, i funzionari di Jans si riservano il diritto di correggere anche «i privati sui social media». Fact-checker dell’amministrazione federale.
Anche sulla questione dell’UE il Consiglio federale agisce in preda al panico. Stando al documento informativo, il collegamento tra i nuovi accordi e l’iniziativa «NO a una Svizzera di 10 milioni di abitanti!» è voluto. Da settimane Jans e Cassis sottolineano che l’approvazione dell’iniziativa metterebbe a rischio le relazioni bilaterali con l’Unione europea, dalle quali la Svizzera trarrebbe «enormi» benefici. «L’accettazione dell’iniziativa indebolirebbe notevolmente gli interessi della Svizzera nei confronti dell’UE», scrivono le autorità, ordinando che la via bilaterale appaia «come controprogetto politico all’iniziativa».
Al centro della campagna per il NO del Consiglio federale c’è l’argomento secondo cui in futuro la Svizzera potrebbe trovarsi a corto di personale qualificato, soprattutto nel settore sanitario. «Mi impegno affinché le madri di tutti gli Svizzeri continuino a ricevere cure e assistenza negli ospedali»: questo è uno dei mantra di Jans. Ciò stupisce, soprattutto perché nel documento informativo viene citato un sondaggio secondo cui solo il 9% degli aventi diritto di voto vede nell’immigrazione un’opportunità per il reclutamento di personale infermieristico.
E che dire dei migranti che non sono lavoratori qualificati? Per Jans non è un problema. Il documento recita testualmente: «Per questo motivo il Consiglio federale respinge anche una gestione dell’immigrazione che non sia orientata, come finora, prevalentemente alle esigenze dell’economia.» Il Consiglio federale non intende regolare l’immigrazione dei lavoratori qualificati, in quanto la ritiene necessaria. E non intende regolare nemmeno l’immigrazione dei lavoratori non qualificati. Chi arriva, arriva.
Bisogna di mobilitarsi
Il Consiglio federale è consapevole che la maggior parte delle opinioni si è ormai formata da tempo. «Secondo Sotomo, la possibilità di cambiare le opinioni con le argomentazioni è scarsa», affermano i funzionari citando i dati del sondaggio – e ne traggono la seguente conclusione: «La mobilitazione dovrebbe svolgere un ruolo importante sull’esito dell’iniziativa.»
La campagna di Beat Jans non mira tanto a convincere i cittadini, quanto piuttosto a mobilitare lo schieramento di sinistra contro l’iniziativa. Anziché considerare seriamente il tema, il ministro della giustizia lo tratta come una minaccia contro la quale occorre schierare un intero apparato. Non sorprende quindi che la Commissione della gestione del Consiglio nazionale stia ora esaminando l’operato di Jans nella campagna di voto.
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