Stiamo regredendo al Medioevo, a suon di censura e pensiero unico
Alcune forze politiche e associazioni progressiste hanno organizzato un presidio a Mendrisio dove era ospite l’eurodeputato Roberto Vannacci lo scorso 28 gennaio. Due settimane prima, a Muralto, alcuni cittadini ucraini con statuto S avevano fatto pressione e convinto il municipio a ritirare l’autorizzazione alla sezione ticinese degli Amici della Costituzione e a HelvEthica Ticino di proiettare il discusso documentario «Maidan: la strada verso la guerra».
L’europarlamentare leghista Vannacci porta una visione conservatrice, provocatoria e fuori dagli schemi del pensiero unico, che in questo caso è a lui contrario. Questo non deve impedire di esprime opinioni e visioni a nessuno. È il principio della libertà di pensiero, di parola, di credo e d’informazione.
Senza un’analisi obiettiva e imparziale con dei contradditori, il cittadino non può farsi una vera opinione e trarre delle conclusioni personali, e rischia di cadere nella trappola di chi vorrebbe un «pensiero unico e veritiero» confezionato per la massa. Insomma, un Medioevo moderno, che va in contrasto con molte costituzioni liberali sparse a occidente, tra cui la nostra all’articolo 16 e suoi capoversi 1,2 e 3.
Sia il deputato Vannacci che il documentario «Maidan» mettono sul tavolo pensieri e fatti che vanno nella direzione contraria a quelli che vorrebbero nascondere e evitare, per una questione ideologica e di interessi, il confronto multilaterale, comprese le verità scomode.
Basti ricordare il periodo Covid19 quando, nei primi mesi del 2020, la colpa di aver infettato il pianeta terra fu data all’accidentale «cena di pipistrello» da parte di uno sconosciuto contadino di Wuhan, che oggi è più che evidente come non c’entrasse nulla. Anche la CIA americana annunciò – ovviamente anni dopo, nel 2025 – l’evento come un probabile incidente biologico da laboratorio. Chi avesse osato ai tempi mettere in dubbio la versione del contadino come primo untore mondiale, sarebbe stato etichettato come terrorista mediatico, complottista e sovversivo e quindi un pericolo pubblico.
Questi effetti non sono spariti, anzi si sono rafforzati e legittimati in quelle forze politiche o associazioni e comunità che si ergono a coloro che hanno la verità assoluta e dichiarano «guerra» a chi porta un’altra visione di pensiero, coscienza e comportamento.
Tappare la bocca all’eurodeputato Vannacci, tanto quanto annullare un documentario televisivo, dimostra che stiamo decadendo come società e umanità, tornando all’incubo dell’oscurantismo e del proibizionismo collettivo. Per farlo si viola apertamente la libertà individuale che da secoli regge, a fatica, la democrazia e con essa le varie Costituzioni di diversi paesi, tra cui la nostra.

