Slalom, o perlomeno slalom gigante, invece della discesa libera in politica della migrazione!

Giu 12 • L'opinione, Prima Pagina • 260 Views • Commenti disabilitati su Slalom, o perlomeno slalom gigante, invece della discesa libera in politica della migrazione!

Rolando Burkhard

Due notizie recentemente diffuse dai media mi hanno fatto rizzare i capelli: la prima è che l’Ufficio federale di statistica ha annunciato che la popolazione svizzera potrebbe presto superare la soglia dei 10 milioni. Motivo: l’eccessiva immigrazione dall’UE a causa della libera circolazione delle persone. La seconda: l’Ufficio federale della sanità ha annunciato che tre quarti dei nuovi medici in Svizzera sono di origine straniera, per la maggior parte provenienti dall’UE. Perché manchiamo di medici indigeni.

Ma è davvero auspicabile una Svizzera di 10 milioni di abitanti a causa dell’immigrazione, con tutti i suoi danni collaterali (cementificazione, traffico, code, rincaro degli affitti, intasamento delle infrastrutture, sovraccarico ai limiti del saccheggio delle nostre istituzioni sociali e, non da ultimo, i rischi per la salute a seguito di pandemie, eccetera)? Ed è una politica intelligente quella di affidare la nostra sopravvivenza in salute a medici che per tre quarti devono essere importati dall’estero perché non ne formiamo di nostri a sufficienza per prendere in mano noi stessi i nostri problemi di salute?

È questa palese dipendenza dall’estero – soprattutto voluta, per interessi propri, dalla nostra avida economia (d’esportazione) e dal nostro sistema sanitario sotto pressione – davvero utile alla sopravvivenza del nostro paese? Io non credo.

Questa dipendenza dall’estero in rapida crescita mi fa pensare allo sci. Mi appare come una specie di velocissima e spettacolare gara di discesa libera dal Lauberhorn a una velocità di oltre 130 Km/h verso il fondovalle, con enormi danni per le colture e per l’ambiente causate dalla preparazione delle piste. In senso traslato, una specie di folle discesa a valle verso la rinuncia alla nostra autonomia, indipendenza, autodeterminazione e possibilità di autosufficienza.

Secondo me, queste discese libere ad alto rischio andrebbero immediatamente fermate, o quantomeno rallentate. Per esempio – mantenendo la metafora in campo sciistico – puntando di più, invece che sulle discese ad alta velocità, sullo slalom o sullo slalom gigante, nei quali la velocità è perlomeno ridotta, senza troppo danno per l’interesse nei confronti dello sport sciistico. A questo scopo, basterebbe che sulle piste si cambiassero un po’ le regole e si aggiungesse qualche ulteriore porta.

Con lo slalom poi, forse qualche concorrente straniero «dopato» inciamperebbe in una porta e dovrebbe ritirarsi lasciando a qualche sciatore indigeno la possibilità di salire sul podio. Con concorrenza estera «dopata» intendo, sempre metaforicamente, quella manodopera straniera che, grazie al «doping» della libera circolazione delle persone e dei salari più bassi, fa fuori sistematicamente la concorrenza indigena.

Sarebbe perciò utile, politicamente, porre qualche paletto in più. Non per paralizzare il nostro paese, ma per rallentare la sua sfrenata discesa. Molto di più non si può fare, perché salire invece di scendere – per restare nella metafora sportiva – sarebbe possibile solo con il passo incrociato dello sci di fondo, il che, attualmente, è considerato troppo faticoso dalla nostra società del benessere viziata dagli aiuti sociali.

Per porre tali paletti, ci sarebbero delle buone occasioni nell’immediato futuro. La prima sarebbe un SÌ all’iniziativa dell’UDC per la limitazione che – sempre rimanendo in campo sciistico – farebbe sì che la concorrenza estera, pur non essendo assolutamente esclusa, dovrebbe però attenersi rigorosamente alle condizioni e alle regole antidoping da noi adottate autonomamente. La prossima occasione sarebbe poi la votazione sull’assurdo accordo-quadro con l’UE.

Ci sono due maniere per combattere un doloroso granello di sabbia in un occhio. Lo si può frantumare con la tecnologia laser affinché faccia un po’ meno male, oppure lo si può semplicemente rimuovere. La nostra attuale politica federale euroturbo sta tentando la prima via, tramite chissà quali “misure di compensazione” al fine di limitare i danni. La seconda molto più promettente possibilità sarebbe la semplice rimozione del granello di sabbia nell’occhio. In questo senso, un SÌ all’iniziativa per la limitazione sarebbe perlomeno un primo intelligente tentativo.

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