Si disdica la Convenzione di Berna e si proceda a una regolamentazione interna della protezione del lupo.

Dic 16 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 17 Views • Commenti disabilitati su Si disdica la Convenzione di Berna e si proceda a una regolamentazione interna della protezione del lupo.

Piero Marchesi, Consigliere nazionale e presidente UDC ticino

Mozione del consigliere nazionale Piero Marchesi

Testo:

Il Consiglio federale è incaricato di intraprendere i passi per una disdetta della Convenzione di Berna e di implementare nella legge interna la definizione «protetta» del grande predatore e non più «rigorosamente protetta» come invece è oggi qualificato nell’ambito della Convenzione di Berna.

Motivazioni:

Il numero sempre più crescente di lupi sul territorio svizzero sta causando enormi problemi al settore agricolo e dell’allevamento. Il numero di capi predati è in aumento e in alcune regioni alpine l’esistenza di molte attività legate al settore sono a rischio estinzione.

A seguito di molti atti parlamentari e al fatto che oramai il problema ha assunto dimensioni non più trascurabili, il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) ha postulato al Comitato della Commissione di Berna di declassare lo stato del predatore per garantire agli Stati membri un maggiore margine di manovra in caso di attacchi al bestiame. Si apprende dai media che la richiesta è stata negata e che di fatto le condizioni quadro imposte dalla Convenzione di Berna non permettono risposte tangibili a beneficio del settore agricolo e dell’allevamento.

A questo punto, l’unica soluzione pragmatica è quella di procedere con la disdetta della Convenzione di Berna e di regolare la protezione del grande predatore all’interno del quadro giuridico svizzero.

 

La presenza del lupo dev’essere regolata, in modo che le nostre aree montane restino sicure

Il numero di lupi in Svizzera sta aumentando in modo massiccio. L’UDC si sta battendo con successo a Berna affinché la popolazione di questi animali venga finalmente regolata, in modo che gli agricoltori e le loro famiglie possano vivere e lavorare in sicurezza nelle regioni montane.

«I lupi saranno sempre di più e busseranno alle nostre porte». «Il lupo colpisce ancora in Vallemaggia, allevatori in fuga». «Alta Vallemaggia, due vitelline ferite dal lupo».

Questi sono tre esempi di titoli pubblicati dai media la scorsa estate, ma ve ne sono molti altri. Questi eventi sono purtroppo una triste realtà nelle nostre regioni di montagna. Una realtà che fa preoccupare e arrabbiare le persone. Soprattutto coloro che hanno a cuore gli animali, come le nostre famiglie di allevatori, che si prendono cura dei loro animali con il cuore e l’anima, anche se ciò non sempre è un compito facile.

I lupi si stanno diffondendo rapidamente in Svizzera. Attualmente ci sono oltre 210 lupi suddivisi in più di 20 branchi. Nel 2021, erano circa 150. La popolazione è aumentata di oltre il 30% in un solo anno. La gestione del predatore da parte dello Stato è sintomatica di uno sviluppo di cui soffrono soprattutto le regioni montane. A Berna è stata creata addirittura un’intera divisione amministrativa per seguire e monitorare i movimenti del lupo con una precisione millimetrica, con un costo di svariati milioni di franchi dei contribuenti ogni anno.

Che sia in Ticino, nei Grigioni, in Vallese, nella Svizzera centrale o anche nel Cantone di Zurigo, il lupo è una piaga per gli allevatori, mentre da tempo è diventato l’animale simbolo delle Autorità federali. Simboleggia i funzionari ideologici che preferiscono prendersi cura degli animali piuttosto che delle preoccupazioni delle persone interessate. In questo senso, il lupo non rappresenta altro che un inequivocabile fallimento dello Stato.

Se vogliamo davvero aiutare gli allevatori, è necessario fermare la diffusione incontrollata del lupo. L’UDC sta lavorando a Berna per garantire che i lupi che si avvicinano agli insediamenti e alle persone o che eludono i sistemi di protezione delle mandrie possano essere abbattuti.

Tutto ciò affinché la zona montana rimanga uno spazio vitale ed economico sicuro.

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